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Pescara, 14/04/2026
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Data: 14/06/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Referendum - Chiodi diserta il voto, è bufera. Opposizione e ambientalisti: «Il governatore non ci rappresenta più»

PESCARA. Quasi il 60 per cento degli abruzzesi è andato al voto decretando una valanga di sì ai quattro quesiti. «Una grande vittoria della democrazia» l'ha definita Legambiente. «Una forte strumentalizzazione politica», è il controcanto del governatore Gianni Chiodi, unico tra i rappresentanti di rilievo del centrodestra a prendere la parola sull'esito della consultazione referendaria.
«Non sono andato a votare», ha detto il presidente della Regione, «perché ritengo che il referendum sia stato frutto di mistificazioni e le questioni trattate con superficialità». Chiodi spiega di non essere favorevole al nucleare, ma aggiunge che, «nel momento in cui decidiamo di farne a meno, dobbiamo accettare la conseguenza inevitabile che tutto ci costerà di più in termini di bollette energetiche e che le nostre imprese saranno meno competitive».
Dichiarazioni che suscitano reazioni sul fronte ambientalista e tra le forze politiche di opposizione.
«Il presidente non è andato a votare? Gli abruzzesi sì, e sono stati tanti. E' la dimostrazione», afferma il capogruppo regionale del Pd, Camillo D'Alessandro, «che Chiodi né elettoralmente né politicamente, né con il cuore, rappresenta gli abruzzesi. E' la dimostrazione che ormai lui è un corpo estraneo».
Una grande vittoria, anche per il segretario regionale del Partito democratico, Silvio Paolucci, «perché «la partecipazione al voto degli abruzzesi, dopo una tornata amministrativa impegnativa, dimostra quanta voglia di cambiamento ci sia in questa regione. E' la prova di come su temi concreti si possano trovare a lavorare insieme i partiti, le associazioni, la Chiesa». Non è un caso che, a rallegrarsi per i risultati del referendum, c'è il vescovo ausiliare dell'Aquila, monsignor Giovanni D'Ercole, «perché l'Italia ha mostrato molta più maturità di quella che a volte s'immagina. La straordinaria partecipazione degli elettori dimostra che la gente vuole riappropriarsi della politica ed esserne protagonista. La valanga di sì ai quattro quesiti deve far riflettere chi ci governa e fare in modo che la legge elettorale venga subito cambiata, perché solo in questo modo gli italiani potranno tornare a scegliere liberamente e con coscienza chi dovrà governare».
Risultati che, «in Abruzzo», riprende il segretario del Pd Paolucci, «assumono un valore ancora più forte, perché per ossequio verso Berlusconi, che deve dimettersi, Chiodi si era rifiutato di dire no al nucleare in Consiglio regionale. Ma oggi, per la terza volta in poche settimane, dopo il primo e il secondo turno delle amministrative, la sua linea è stata sonoramente bocciata». Sulla stessa scia il capogruppo regionale dei Verdi, Walter Caporale, il quale rimarca il rifiuto opposto da Chiodi e dalla sua giunta nel «dire no al nucleare. Hanno al contrario rincarato la loro posizione, dando l'assenso affinché l'Abruzzo diventasse una delle cinque regioni che avrebbe potuto accogliere una centrale nucleare e/o lo stoccaggio delle scorie radioattive».
«Anche se l'Italia dei Valori nella raccolta delle firme è stata lasciata in solitudine dagli altri partiti», premette il senatore dell'Idv, Alfonso Mascitelli, «questa è una vittoria di tutti. In modo particolare dei tanti che si sono raccolti intorno ai comitati, della maggioranza del Paese che ha risposto all'appello dell'importanza di andare a votare».
Per il coordinatore regionale di Sinistra ecologia e libertà (Sel), Gianni Melilla, l'esito referendario è la dimostrazione che, «in Italia e in Abruzzo, la maggioranza assoluta dei cittadini ha rigettato l'idea di rifugiarsi nell'astensionismo». Scelta che, per Sel, equivale «a un colpo al cuore per la politica del centrodestra su nucleare, privatizzazione della gestione dell'acqua e rifiuto di sottoporsi alla legge con il legittimo impedimento».
Un esito esaltante per il principale sindacato dei lavoratori. «La vittoria dei sì è il segnale che viene da un nuovo senso civico», osserva Mimì D'Aurora della Cgil, «cioè che non si può decidere ignorando la volontà dei cittadini e dei lavoratori». La Cgil Abruzzo ringrazia le centinaia di delegati, attivisti e iscritti al sindacato che si sono prodigati per pubblicizzare i contenuti dei quesiti insieme agli attivisti delle associazioni con le quali ha condiviso l'impegno nei comitati «Due sì per l'Acqua Pubblica» e «Fermiamo il Nucleare».

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