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Pescara, 14/04/2026
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Data: 14/06/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Assolto Pace, smentito Angelini. Il giudice: l'ex governatore non prese tangenti. Scagionato anche Trozzi

La linea dell'accusa fa breccia solo per l'avvocato Anello condannato a 4 anni e a pagare un milione

PESCARA. Si fa paonazzo, Giovanni Pace, l'ex presidente della Regione mentre il giudice per l'udienza preliminare Angelo Zaccagnini legge la sentenza: assolto per non aver commesso il fatto, assolto perché il fatto non sussiste. Abbraccia forte l'avvocato Massimo Cirulli, dà una pacca al genero Vincenzo Trozzi, l'ex vicepresidente della Fira che intanto scappa al telefonino per comunicare che anche lui è stato assolto, e poi esce dall'aula 5 per accendersi l'ultima sigaretta in tribunale: «Sono tornato vergine, immacolato. Ho sempre fatto il mio dovere. Nella mia vita so quello che ho fatto e che non ho fatto. Adesso torno a casa, vado a fare una doccia».
L'ULTIMA DICHIARAZIONE Il processo Sanità, quello che ha fermato il corso della giunta di Ottaviano Del Turco il 14 luglio 2008, si incanala dopo la giornata di ieri su un doppio livello: il giudice assolve il politico Pace e condanna a 4 anni il tecnico Pietro Anello, l'avvocato romano accusato di associazione per delinquere, abuso e truffa aggravata. Una biforcazione nella credibilità del racconto di Angelini: vacilla per un politico mentre resta in piedi per l'avvocato dello studio Anello & Partners che Zaccagnini ha condannato anche al pagamento di 1 milione 250 mila euro per cinque parti civili tra Regione e Asl.
Pace, Trozzi e Anello: sono questi i tre nomi che erano usciti dal filone principale del processo, quello che vede 27 imputati tra cui Del Turco e l'ex imprenditore della Sanità privata Vincenzo Maria Angelini, e che avevano scelto il rito abbreviato. La discussione era iniziata il 10 gennaio e questi mesi sono trascorsi tra i rimpalli di accusa e difesa: tra il pool di magistrati formato dal procuratore capo Nicola Trifuoggi e i pm Giampiero Di Florio e Giuseppe Bellelli e la difesa di Pace e Trozzi, l'avvocato del foro aquilano Massimo Cirulli. E, ieri mattina, nell'aula 5, in cui come al solito sedevano gli imputati, Pace, Trozzi e Anello hanno preso la parola per l'ultima volta. «Ho rinunciato al mio stipendio di 5.672 euro al mese da presidente della Regione, uno stipendio di 250 mila euro per 4 anni. Perché avrei dovuto accettare 100 mila euro? Sarei stato un matto», ha detto l'ex presidente della Regione Pace in aula. «Signor giudice, io sono estraneo a questa vicenda, non ho preso quella tangente da 100 mila euro. Signor giudice, sono entrato in quest'aula immacolato e così ne devo uscire. Come si dice in termini calcistici, sono in zona Cesarini, non posso più far nulla. E devo tornare a casa riconsegnato nei ruoli che si competono a un 80enne», ha concluso Pace mutando i termini di un refrain ripetuto in aula in questi mesi.
100 MILA EURO Quel 14 luglio, quando scoppiò il caso della malasanità abruzzese che portò in carcere Del Turco accusato di aver intascato 5 milioni e 800 mila euro di tangenti, anche il nome di Pace finì nell'inchiesta e per poco l'ex presidente non andò in carcere com'era stato chiesto dal gip Maria Michela Di Fine. Per la procura, Pace aveva preso parte a un'associazione per delinquere insieme a Trozzi «finalizzata a deviare e condizionare illegalmente l'attività amministrativa della Regione» e per aver avallato «la prima cartolarizzazione dei debiti della sanità abruzzese con la quale si arrecavano ingiusti vantaggi patrimoniali alla società Villa Pini». Ma il pool di magistrati accusa l'ex presidente e Trozzi anche di concussione: per la procura, Pace avrebbe ricevuto come contributo elettorale da Angelini una tangente di 100 mila euro poi materialmente ricevuta da Trozzi nella sede della Fira. I pm, così, avevano chiesto per Pace quattro anni di reclusione e per Trozzi tre anni e sei mesi. Ma dopo due ore di camera di consiglio, il gup ha vanificato le accuse e assolto Pace e Trozzi, uscito proprio la settimana scorsa anche dal processo Fira.
«ACCUSE IN PIEDI» Per il procuratore Trifuoggi, l'assoluzione di Pace e Trozzi non cambia la partita perché «è stata confermata l'accusa di associazione per delinquere dell'avvocato Anello e quindi l'impianto accusatorio resta in piedi». Se il primo politico esce dal processo più importante abruzzese, arriva intanto una condanna per un professionista. Anello, titolare dello studio Anello & Partners, è stato assolto dall'accusa di corruzione ma condannato a 4 anni (la stessa richiesta dei pm) per l'associazione per delinquere, per l'abuso continuato d'ufficio e la truffa aggravata.
Per l'accusa, Angelini avrebbe pagato ad Anello, tra ottobre e dicembre 2004, 250 mila euro per ottenere una perizia favorevole. All'epoca, infatti, l'avvocato si stava occupando per conto della Fira degli aspetti tecnico giuridici della prima cartolarizzazione. Anello dovrà pagare 250 mila euro per ciascuna parte civile - Regione, Asl L'Aquila-Avezzano-Sulmona, Asl Chieti-Lanciano-Vasto, Asl Pescara, Asl Teramo - e sarà interdetto dai pubblici uffici per 5 anni e non potrà fare l'avvocato per 1 un anno.
PDL E PD Ai primi verdetti, intanto, seguono le reazioni. Il vicecoordinatore abruzzese del Pdl, Fabrizio Di Stefano dice «finalmente è stata fatta luce sul buon operato dell'amico Pace». Il segretario del Pd Silvio Paolucci commenta: «Siamo stati garantisti per tutta la durata delle inchieste e lo restiamo con le prime sentenze. Accogliamo positivamente il giudizio imparziale sull'ex presidente Pace ma che a nostro avviso non attenua le responsabilità politiche del centrodestra che con la sua gestione negli anni 2000-2005 ha creato una voragine nei conti pubblici abruzzesi e costruito rapporti malati con la sanità privata. Attendiamo con fiducia un giudizio equo sull'intera vicenda».

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