La festa in piazza Bocca della Verità con cori («Zingaretti sindaco»), bandiere e brindisi, la grande partecipazione. E i sostenitori del sì che si spostano in bicicletta, cercando di raggiungere la residenza romana di Silvio Berlusconi a Palazzo Grazioli, scandendo «dimissioni, dimissioni» e «Roma libera». I manifestanti sono pochi, qualche decina, e vengono bloccati all'imbocco di via del Plebiscito da un cordone di carabinieri. Ma il post referendum porta anche il primo effetto concreto: dopo il sì alle quattro schede, e in particolare su acqua e i servizi pubblici, la privatizzazione di Atac e Ama, prevista nel decreto Ronchi entro il 31 dicembre (per una quota del 40%), non si farà. A meno che non si creino sottosocietà a capitale «misto» pubblico/privato. Resta la questione della comunità europea, che aveva indicato la strada delle privatizzazioni con una normativa: un'altra spina da affrontare. Il centrosinistra esulta, il centrodestra frena, gli imprenditori che nutrivano interessi per entrare nel capitale di Ama e Atac vedono sfumare le loro ambizioni. Sotto tiro, dopo la vittoria del sì e dopo che Roma ha fatto registrare il 59,6% dei votanti (due punti sopra il dato nazionale) sotto tiro finiscono Gianni Alemanno e Renata Polverini: il primo ha votato solo per il nucleare senza ritirare le altre tre schede, la seconda ha dichiarato di aver espresso «tre sì e un no». E, tutti e due, sono stati «bacchettati» in privato da Silvio Berlusconi, che coi suoi collaboratori si è lamentato del fatto che sindaco e governatrice si sono presentati al seggio, senza seguire «l'invito» al non voto. Il centrosinistra incalza: «C'è un grande fossato - dice Marco Miccoli, segretario del Pd Roma - che separa il sindaco dai romani: i cittadini hanno vinto, il sindaco ha perso». Eugenio Patané, presidente del Pd Roma, aggiunge: «Alemanno è stato smentito: i romani sono contrari alla privatizzazione di Atac e Ama». L'assessore alla Mobilità Antonello Aurigemma replica: «Non abbiamo mai voluto privatizzare l'Atac. Anzi, coi sindacati abbiamo firmato un accordo per evitarla». Gianluca Peciola (Sel) parla di «schiaffo al sindaco e alla sua giunta», Vincenzo Maruccio (Idv) di «ripercussioni per Alemanno e la Polverini», Umberto Marroni (Pd) chiede che «il Campidoglio ritiri la delibera sulla holding capitolina e sulla svendita del patrimonio di Atac ai privati». Anche la Cgil si unisce al coro: «Il sindaco prenda atto della volontà dei cittadini», dice Claudio Di Berardino. I leader del centrosinistra esultano: «Affluenza storica, il ciclo Berlusconi è stato chiuso», afferma Enrico Gasbarra (Pd). Nicola Zingaretti, presidente della Provincia, insiste: «Il dato di Roma è commovente. L'esito del voto è un grandissimo segnale di forza della democrazia e di voglia di cambiamento». Alemanno incassa il colpo: «Il centrodestra non può in alcun modo minimizzare questo risultato, e deve trarne conseguenza nella propria rotta politica e dei contenuti programmatici». Mentre per la Polverini «la spallata al governo non ci sarà. I temi dei referendum riguardano temi talmente importanti che vanno al di là delle indicazioni dei partiti». Fabio Rampelli (Pdl) vede il bicchiere mezzo pieno: «Il quorum è stato raggiunto grazie agli elettori del centrodestra». Un motivo in più per il regolamento dei conti interni al Pdl.