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Data: 15/06/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Fisco, il piano di Tremonti: tre aliquote e cinque imposte. Irpef, la formula 20-30-40% nuovi scaglioni e detrazioni «Stop alle agevolazioni per chi ha il gippone»

Bene le entrate nei primi quattro mesi dell'anno. Vola il debito pubblico. Cambierà l'Iva

ROMA - Solo tre aliquote Irpef. Rimodulazione dell'Iva, spostando gradualmente il baricentro dai redditi al consumo. Niente agevolazioni e regali fiscali per chi sfreccia in Suv. E ancora: accorpamento delle imposte, non più di cinque in tutto, per razionalizzare il sistema. E poi lotta senza quartiere all'evasione fiscale, all'elusione e, per dare il buon esempio, agli sprechi di Stato. Il tutto con lo scopo di recuperare risorse, dare slancio all'economia e smalto all'azione di governo dopo la sberla del referendum. E' pronta la riforma fiscale targata Giulio Tremonti. Almeno nelle grandi linee e nell'impostazione generale. Sarà ad impatto zero sul gettito. Non proprio una frustata, come chiude Confindustria, piuttosto un slalom per non aumentare di un euro il deficit e rispettare fino in fondo gli impegni presi con la Commissione europea. Una via stretta, strettissima, ma ben chiara nella testa del ministro, strattonato dalla Lega, che chiede più coraggio, e dallo stesso Berlusconi, alla ricerca di un colpo ad effetto per invertire la tendenza e mantenere le promesse fatte in campagna elettorale. Promesse che, secondo il Pd, resteranno tali, un libro dei sogni e nulla più.
Dal palco dell'assemblea di Confartigianato, Tremonti ripete come un mantra che non allenterà i cordoni della borsa. E la platea applaude convinta quando difende la linea del rigore di bilancio e parla di un nuovo blocco sociale. Un apprezzamento bipartisan.
L'equilibrio della finanza pubblica è e resta «la prima condizione» perché «scassare il bilancio pubblico è una strategia che non è nel bene della gente ed è il prodotto della irresponsabilità».
E allora che fare? Nonostante i vincoli, le idee su come procedere ci sono. Il ministro ribadisce di volere un sistema più semplice, che prevede la riduzione degli scaglioni e articolato su non più di cinque imposte in cui «molti tributi minori possono essere concentrati». «Credo siano giuste tre aliquote Irpef, le più basse possibili», dice, perché la base imponibile «deve essere più larga, senza i regimi di favore, con aliquote basse che sono poi il miglior investimento per ridurre l'evasione fiscale». Beninteso, ha subito specificato, che «gli scaglioni e i calcoli vanno fatti secondo quanto riusciamo a tagliare per finanziare» la riforma.
La logica del prelievo dovrebbe essere modificata su dei principi base «figli e natalità, lavoro e giovani», coniugando l'etica delle intenzioni con l'etica della responsabilità. Poi torna sul taglio delle agevolazioni e ai regimi di favore: 471 voci che valgono in totale 150 miliardi. Perché è «giusto dare assegni e benefici a chi ne ha bisogno». Togliendoli, ovviamente, a «quelli che hanno il gippone». Le risorse per fare la riforma fiscale devono arrivare anche dai tagli ai costi della politica. Come? «Tutti gli incarichi politici e pubblici vanno remunerati come la media europea, basta limitarsi ai paesi dell'area euro. E quindi, sintetizzando: «Meno aerei blu e più Alitalia». Ha annunciato, infine, che i risultati tecnici sulla riforma verranno inviati già oggi al premier. Per ora ci si accontenta dei buoni dati delle entrate fiscali: +6% nei primi quattro mesi dell'anno. Vola, invece, ad aprile il debito che tocca i 1.890 miliardi.

Irpef, la formula 20-30-40% nuovi scaglioni e detrazioni

ROMA - L'idea di applicare solo tre aliquote Irpef, di semplificare e disboscare il sistema tributario, così come quella di spostare gradualmente le tasse dalle persone alle cose, ha il marchio di fabbrica del ministro Giulio Tremonti. Un copyright storico. Visto che le proposte di riforma sono tutte contenute nel Libro bianco elaborato nel freddo dicembre del 1994, quando l'euro era solo un miraggio e l'Italia molto diversa da oggi. Ora però quelle proposte appaiono di una sconcertante attualità. Perché il Libro Bianco, dopo aver scartato l'ipotesi di due aliquote Irpef, sponsorizzava proprio la soluzione rilanciata da Tremonti durante l'assemblea della Confartigianato. Tre aliquote Irpef: 20, 30 e 40%. O, in alternativa, 20, 31 e 45%. Una struttura - si legge nello studio del 1994 - con un profilo «che avvantaggia comparativamente i redditi bassi più di quelli centrali». E una logica redistributiva ben marcata. Con la possibilità concreta di raggiungere obiettivi di equità se - continua il ragionamento - tutta l'operazione fosse stata accompagnata dalla riduzione dell'evasione e dell'erosione fiscale.
Parole sagge, che potrebbero essere ripetute anche domani dal ministro di fronte al Parlamento o in consiglio dei ministri. Certo quello era solo un esercizio teorico, ma non è da escludere che Tremonti, fatti i dovuti aggiornamenti, possa ripartire da qui. Lavorando, ovviamente, su deduzioni e scaglioni. Con l'obiettivo, a parità di gettito, di alleviare il peso sui contribuenti meno abbienti, aumentare la base imponibile, stanando i furbi, e dare fiato a chi, come i lavoratori dipendenti, sopporta il carico fiscale maggiore in questo Paese. Su questo fronte sono al lavoro i tecnici dell'Agenzia delle Entrate che ieri, fino a tarda sera, hanno elaborato simulazioni, smontato e rimontato modelli matematici, esaminato pro e contro di una semplificazione così radicale. Il cui costo - per le casse dello Stato - deve essere a somma zero. Del resto solo il taglio delle agevolazioni Irpef farebbe recuperare 3,5 miliardi. Così come l'aumento dell'Iva potrebbe andare a coprire lo sbilanciamento sul fronte dell'imposta sui redditi. Anche qui però bisogna fare i conti con gli effetti sull'inflazione.
Di certo, come scritto anche nel Libro bianco e ribadito dal ministro ieri, prima casa e risparmi delle famiglie non saranno toccati. E i tempi? Se la legge delega verrà presentata la prossima settimana, molto difficilmente verrà approvata da Camera e Senato prima della fine del 2011. Poi sarà il turno dei decreti attuativi e, se tutto filerà liscio, la nuova Irpef semplificata potrà decollare solo alla fine del 2012. Meglio di niente si dirà, sempre che il piano non rimanga nel cassetto per altri 17 anni.

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