ROMA. E' la riforma del fisco che Tremonti ha nel cassetto ma che, ammette, non può varare in situazione di deficit e «scassando» il bilancio dello Stato. In pratica non ci sono i soldi. Il ministro dell'Economia spiega ai disincantati dirigenti della Confartigianato riuniti in assemblea che nel suo progetto esistono solo tre aliquote Irpef e cinque imposte in tutto. Una riforma che si sorregge con i tagli e i risparmi sui costi della politica, dagli aerei alle auto blu, togliendo le agevolazioni «a quelli che hanno il gippone». Gelida l'accoglienza del leader pd Bersani: «Commenti sulle chiacchiere non intendo farne». La Marcegaglia, invece, sembra apprezzare questa apertura.
L'idea di fondo è quella di un fisco semplificato rispetto all'attuale giungla. Non basandosi però sulla ridistribuzione dei carichi fiscali verso le grandi fortune ma riproponendo il rigore dei conti: «Non si può fare la riforma fiscale in deficit - ripete - sarebbe una contraddizione rispetto all'impegno morale che tutti i governanti devono avere in questo priodo». Perché, avverte il responsabile di via XX settembre, «scassare il bilancio pubblico è una strategia che non è nell'interesse della gente ed è prodotto dall'irresponsabilità». E' una risposta a Berlusconi e Lega che puntano a una riforma fiscale prima dell'estate.
Nel sistema semplificato di Tremonti dovranno esistere solo cinque imposte che accorpino tutti i tributi minori. Per quanto riguarda, invece, le aliquote Irpef il ministro pensa che debbano essere non più di tre, le più basse possibili e con una larga base imponbile sfrondate dai regimi di favore. L'oiettivo è disboscare la «torre di babele» formata da 480 agevolazioni. Ma, ammette Tremonti, a parlare di sacrifici sono buoni tutti: «E' facile dire no ai tagli lineari ma di solito quando vai a parlare con un ministro ti dice "taglia l'altro"». La bonifica e la semplifiocazione che ha in testa il Tesoro potrebbero trovare le risorse eliminando il gran numero di agevolazioni, esenzioni e benefici goduti «da chi non ne ha titolo». Il ministro si concede una «tirata» populistica quando addita «quelli che hanno il gippone» e godono invece degli assegni. Allo stesso modo, prosegue, bisognerebbe dire basta alle detrazioni su tutto «dalle palestre alle finestre». E ai suoi colleghi ministri suggerisce sobrietà: «Meno aerei blu e più Alitalia».
Per Pier Luigi Bersani, segretario del Pd, la proposta di Tremonti non merita credito: «Quando finiranno con le chiacchiere e le boutade e vedremo uno straccio di pezzo di carta sull'argomento fisco di cui si parla da 15 anni diremo la nostra». Tremonti «non venda fumo e risponda con misure concrete» incalza Maurizio Zipponi dell'Italia dei Valori. «Seguano i fatti» commenta Angeletti segretario della Uil. Per Marcegaglia (Confindustria) da Tremonti «riflessioni interessanti».
5 FASCE, DAL 23% AL 43%
ROMA. Sono cinque le aliquote - tra il 23 e il 43% - della «curva Irpef», previste per la tassazione progressiva dei redditi. Curva per i contribuenti-persone che ha l'obiettivo di realizzare il principio costituzionale in base al quale i cittadini pagano le tasse secondo il reddito e la loro capacità contributiva. Un criterio che può esser attuato anche modulando in maniera diversa base imponibile e meccanismi agevolativi. La prima aliquota, quella più bassa, è ora del 23% e si applica ai redditi fino a 15.000 euro. Il meccanismo di detrazioni e deduzioni previsto per le diverse tipologie di reddito e per i cosiddetti carichi familiari realizza in questo primo scaglione, anche un'area di esenzione, la cosiddetta no-tax area. Man mano che si sale di reddito, le diverse quote aggiuntive vengono poi tassate con le altre quattro aliquote: del 27% (tra i 15.000 e i 28.000 di reddito), del 38% (tra il 28.000 e i 55.000), del 41% (tra i 55.000 e i 75.000), e del 43% per i più abbienti con oltre 75.000 euro di reddito.