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Data: 15/06/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Ruby, Boccassini: prostitute ad Arcore

MILANO - Prima le telefonate di Berlusconi al capo di gabinetto, poi l'arrivo del consigliere regionale lombardo Nicole Minetti, seguito dalla comparsa, sempre fuori dagli uffici della questura, della prostituta brasiliana Michelle Conceicao. Quello che si è verificato nella notte tra il 27 e il 28 maggio 2010 è stato, secondo Ilda Boccassini, «come un attacco militare» per ottenere il rilascio di Ruby che avrebbe potuto coi suoi racconti sulle serate ad Arcore «recare nocumento all'immagine» del presidente del Consiglio. Ieri, per la prima volta, il procuratore aggiunto di Milano ha preso la parola davanti ai giudici della quarta sezione penale per un intervento di sostanza e, in particolare, per replicare alla raffica di eccezioni, ben sedici, illustrate dalla difesa del premier nelle scorse due udienze per oltre dieci ore. Boccassini ha impiegato poco più di un'ora e mezza per rispedire al mittente tutte le questioni poste, sostenendo che il processo deve rimanere davanti al Tribunale di Milano e non traslocare a quello dei ministri o a Monza, come chiede la difesa. Un intervento che ha permesso al pm di fare anche un rapido «excursus dei fatti» al centro del processo, che vede il premier imputato di concussione e prostituzione minorile.
«Era palese che c'erano persone che si prostituivano nel corso delle serate nella residenza del premier», ha spiegato analizzando passo per passo lo sviluppo dell'inchiesta. E poi, parlando della notte passata da Ruby in Questura e conclusasi con l'affidamento a Minetti, ha fatto ricorso a quell'espressione che ricalca un'altra da lei stessa usata più di 8 anni fa nella requisitoria del processo Imi-Sir/Lodo Mondadori. Allora parlò di «un controllo del territorio militare, dove per territorio intendo Suprema Corte». Nel caso Ruby, invece, «abbiamo avuto un accerchiamento militare e si è diretto tutto in Questura». Sull'incompetenza funzionale dei magistrati milanesi il pm ha speso solo poche parole «per non tediare il collegio» e per dire che la questione è stata già valutata dalla Procura, come stabilisce la Cassazione, e poi dal gip che ha disposto il processo.
È poi «evidente», secondo Boccassini, la connessione tra la concussione e la prostituzione minorile,ossia il legame tra le telefonate in Questura a Milano e il fine di evitare che i presunti rapporti sessuali a pagamento venissero alla luce. Di conseguenza «la competenza è di Milano e non di Monza». E la scelta del rito immediato, spiegata dal procuratore aggiunto così: «I processi devono durare poco e il rito immediato ha questa funzione».

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