Verifica il 21 in Senato e il 22 alla Camera forse un voto di fiducia
ROMA. «Da Pontida non esca fuori una provocazione contro Roma perché reagiremo con estrema durezza». L'ultimo avviso che Gianni Alemanno lancia a Bossi, fotografa lo stato dei rapporti tra Pdl e Lega dopo il successo dei referendum. Stordito da un risultato che ha bissato la sonora sconfitta delle amministrative, Berlusconi guarda con preoccupazione all'immediato futuro e si prepara alla verifica che si terrà il 21 al Senato e il 22 alla Camera e che si potrebbe concludere con un voto di fiducia. La decisione di andare alla conta, che finora non ha riservato sorprese al Cavaliere, è subordinata a quel che domenica prossima Bossi dirà a Pontida. Ad arroventare l'attesa ci pensa Maroni che chiede al governo e quindi a Tremonti di fare scelte «anche impopolari» ma che vadano nella «giusta direzione». «Mia nonna diceva che uno sberlone fa male ma a volte ti fa rinsavire» spiega il ministro dell'Interno, che sfida il governo a dimostrare «coraggio» mettendo subito mano alla riforma fiscale e spostando i ministeri al Nord.
Quel che è certo è che il Pdl e la Lega in questo momento non riescono a trovare una linea comune. E in Parlamento la maggioranza si spacca. Come è accaduto ieri nelle commissioni Bilancio e Finanze della Camera dove il centrodestra ha litigato per tutto il giorno sul decreto Sviluppo. Alla fine, il governo ha bocciato un emendamento presentato dalla Lega per mettere al riparo gli insegnanti del Nord dalla concorenza dei loro colleghi meridionali (l'emendamento prevedeva quaranta punti in più in graduatoria per gli insegnanti residenti nella provincia della scuola nella quale chiedono di lavorare). Governo e maggioranza si sono divisi anche su due emendamenti della Lega che riguardano le spese accessorie sui mutui e che mirano ad alleggerire i rimborsi a carico del cliente. L'accordo è stato invece trovato sullo stralcio dal decreto Sviluppo della norma che riguarda gli stabilimenti balneari e che prevedeva il diritto di superficie sulle spiagge per 20 anni. Le opposizioni e le associazioni dei consumatori hanno apprezzato la decisione e parlato di «un atto di responsabilità». «Abbiamo costretto la maggioranza a fare un passo indietro» dice Raffaella Mariani, capogruppo del Pd in commissione Ambiente.
Ma a preoccupare il Cavaliere è soprattutto l'indisponibilità di Tremonti ad allargare i cordoni della borsa. La Lega scalpita e pensa di recuperare le risorse necessarie per alleggerire il carico del fisco su famiglie e piccole imprese riducendo le missioni di pace e ponendo fine a i bombardamenti in Libia. Nell'attesa di vedere come andrà a finire il braccio di ferro tra il Cavaliere e il Senatùr, Bersani si dice «pronto» alla sfida del voto, insiste nel chiedere le dimissioni di Berlusconi ma frena sulla mozione di sfiducia. La decisione sarà presa dopo l'intervento di Berlusconi alle Camere: «La palla è di là e noi poi valuteremo» spiega il segretario del Pd. Contrario alla mozione di sfiducia è invece l'Idv e Di Pietro spiega perché: «In Parlamento ci sono troppi Giuda e noi rischieremmo di ricompattare la maggioranza». Berlusconi deve fare i conti anche con i «responsabili» in attesa di incarichi e con dirigenti di peso come Formigoni, per il quale l'esito dei referendum è stato «un segnale fortissimo a Berlusconi e a Bossi a cambiare linea». A minacciare il Cavaliere ci pensa invece Gianfranco Miccichè per il quale, con una nuova legge elettorale, «Forza del Sud potrebbe allearsi anche con il Pd».
«La svolta verrà da Pontida»
Cresce l'insofferenza del Carroccio per il Cavaliere
MILANO. Nel 1991 sul «sacro prato di Pontida» Umberto Bossi aveva fondato la «Repubblica del Nord». Vent'anni dopo, lo stesso Bossi è chiamato a una svolta. Glielo chiede la base e lui lo ha capito benissimo. Nessuno, fra i vertici della Lega, si vuole sbilanciare, ma sono in molti a dire che, sotto la statua di Alberto da Giussano, il Senatùr metterà Berlusconi con le spalle al muro. Calderoli, addirittura, spiega che «a Pondita andremo a dire le cose che Berlusconi dovrà portare in aula il 22 giugno». L'altro ministro, Maroni (che sembra volersi sganciare da Bossi), lancia un sos: «Stiamo affondando con Berlusconi. Ma io non voglio affondare». Il segnale arrivato dalle urne del referendum è chiaro: tanti leghisti sono andati a votare anche e soprattutto contro Berlusconi. Matteo Salvini, europarlamentare e direttore di radio Padania, molto vicino al ministro dell'Interno, non è stupito dal voto leghista contro il Cavaliere. «I nostri - dice - bisogna conoscerli bene». Si sono stufati del bunga-bunga e degli appelli contro le toghe rosse? «Te lo dico domenica a Pontida». Puntate a un ricambio di leadership? «Sui giornali si leggono ricostruzioni fantasiose, aspettate 4 giorni e vedrete». Dimmi se avete deciso di affondare con Berlusconi. «Ecco, questo no. Noi non affonderemo». Il sindaco di Verona, Flavio Tosi lo dice alla radio: «Lo so per esperienza diretta, il successo dei referendari è dipeso, in parte, da voti dati contro il Cavaliere. I cittadini si sono stufati dei suoi discorsi che non affrontano questioni di interesse collettivo». Come dire che del «bunga-bunga» i leghisti ne hanno piene le tasche. Marco Reguzzoni, capogruppo alla Camera, spiega: «Loro vogliono quello che vogliamo noi. Fermare l'immigrazione, abbassare le tasse, riformare questo sistema ormai obsoleto» e aggiunge di non aver paura di eventuali fischi a Pontida. E il segretario veneto, Gobbo: «Se sul prato di Pontida ci saranno contestazioni, saranno legate al fatto che la Lega è alleata del Pdl e di Berlusconi». Ma è su RPL, Radio Padania Libera che va in onda il malumore padano. E qui sono in tanti ad avercela con il Cavaliere «che si fa solo gli affari suoi».