PESCARA. «Finalmente abbiamo dati molto positivi». Il presidente della Regione Gianni Chiodi commenta così i dati sull'export abruzzese che nel primo trimestre del 2011 è cresciuto del 21,9%, una performance superiore alla media nazionale e a quella di regioni come la Lombardia e il Piemonte. Chiodi affianca questo risultato anche alla crescita del Pil segnalata dall'Istituto Tagliacarne che, se pure calcolato a prezzi non concatenati, quindi non ripuliti dall'inflazione, come fa l'Istat, dà un buon +2,3%.
«Il dato è comunque incoraggiante a fronte di una media delle regioni del Sud dello 0,7%», dice Chiodi, «quello che interessa non è tanto il valore in sè, che è insufficiente per riassorbire tutta la disoccupazione, ma il fatto che si tratti di un dato registrato in Abruzzo solo 4 volte in 15 anni e in presenza di una politica regionale di rigore e non certo di spesa pubblica gonfiata».
L'export fotografa comunque una regione a due velocità, ci sono settori che volano altri che soffrono, come un certo modello di manifatturiero.
«L'export non dipende dalle politiche pubbliche ma dalle tipologie di attività economiche. Ci sono settori considerati maturi che non hanno più la forza necessaria nei confronti della concorrenza internazionale. Il dato spiega anche che se vogliamo competere nell'internazionalizzazione dobbiamo far crescere le imprese sia in termini di innovazione che di dimensione, i poli di innovazione vanno in questa direzione, anche se non sono decisivi».
La Regione può comunque giocare una parte importante nell'allocazione dei fondi Fas e Fesr. In questi giorni il governo parla dell'utilizzo dei Fas per incentivare le assunzioni al Sud e dei Fesr per il bonus Sud. Però si ragiona sempre sugli stessi fondi che poi non arrivano mai.
«Si ragiona sugli stessi fondi perché non si possono moltiplicare. Bisogna però utilizzarli nel modo migliore. Per i Fas mi auguro che arrivino presto, perché per noi sono essenziali. D'altra parte il blocco era giustificato dall'utilizzo per gli ammortizzatori sociali. Mi risulta però che è stato necessario solo il 15% delle somme parcheggiate per gli ammortizzatori».
L'altra questione riguarda l'utilizzo dei fondi Ue, sempre troppo lento, tanto che il governo pensa di dirottarne una parte sul Decreto sviluppo.
«Quello è un problema del paese e non è un problema recente. Oggi la cosa è più sentita perché di fatto sono gli unici fondi a disposizione. Ma anche le classifiche che si fanno sul loro impegno sono sommarie. Al Nord le Regioni sono più veloci perché ne hanno meno, noi ne abbiamo di più e facciamo più fatica. E non abbiamo ancora una macchina regionale che sia specialista nel loro utilizzo. Adesso è necessario che si formi questa cultura, ma ci vuole del tempo. La nostra burocrazia si deve riqualificare e lo sta facendo. Abbiamo comunque recuperato un ritardo endemico che è anche uno degli effetti indotti dal terremoto: la classe politica si è concentrata tutta su quella vicenda e meno su altre questioni. Ma posso dire che abbiamo un anno in più rispetto alle altre Regioni per rendicontare all'Unione europea, proprio perché Bruxelles ha riconosciuto che abbiamo avuto un blocco conseguente al sisma».
Recentemente ha chiesto un incontro al governo come Patto per lo sviluppo. Cosa vi direte?
«Il governo ha dato la disponibilità a questo incontro che ho voluto nascesse attraverso il Patto per lo sviluppo, che ritengo un modello interessante di gestione di alcune politiche regionali. Penso che sia una buona cosa e vorrei che andasse avanti e che acquistasse autorevolezza. La delegazione del governo sarà formata dal sottosegretario Gianni Letta, dal ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, dal ministro dello sviluppo Paolo Romani e dal ministro Raffaele Fitto».
Sa già la data?
«Siamo in attesa della data, nel frattempo stiamo preparando una relazione che sarà condivisa dal Patto. E' la prima esperienza a livello nazionale e so che molti stanno aspettando di vedere come riuscirà. Per questo chiedo una maggiore presenza all'opposizione e nello specifico al Pd. Mi piacerebbe che fosse presente in quell'occasione, perché non stiamo facendo gli interessi di una parte politica ma dell'Abruzzo».