Bilanci sempre più in rosso per le aziende pubbliche di trasporto locale, quelle che gestiscono i servizi diautobus e metropolitane nelle nostre città. Il deterioramento dei conti è stato vistoso: nel 2009 quasi la metà ha chiuso in perdita. Per di più in un anno nel quale avevano beneficiato di un aumento delle risorsepubbliche trasferite nelle casse delle Regioni, grazie ai fondi della Finanziaria 2008, l'ultima del Governo Prodi. E non è difficile prevedere un peggioramento per il 2010: è di martedì l'annuncio che Atac, la piùgrande società italiana di Tpl di proprietà del Comune di Roma, ha registrato un deficit di 96 milioni, dopo i 91del 2009.A monitorare lo stato di salute delle Spa Pubbliche è il campione di 43 imprese dell'Asstra (l'associazioneche le raggruppa), scelto come osservatorio sull'offerta dal Rapporto sulla mobilità stilato annualmentedall'Isfort (l'Istituto di ricerca sui trasporti) e presentato la settimana scorsa. Se nel 2008 il 25% presentava unmargine operativo lordo negativo, nel 2009 questa percentuale si è alzata al 28,13% per effetto di unadinamica dei costi operativi più veloce dell'evoluzione dei ricavi. Sono cresciute, quindi, le Spa che produconodeficit: dal 34,15% del 2008 al 46,34% del 2009. Contemporaneamente l'offerta ai cittadini, ovvero la quantitàdi corse offerte, è rimasta pressoché immutata.Dal 2002 al 2009 i costi operativi per chilometro sono saliti del 26,7% contro una crescita dei ricavi da trafficoper chilometro del 22,8% e delle compensazioni chilometriche (i contributi pubblici) del 23,3%. Nel solo 2009l'aumento delle spese di produzione è stato di quasi il 3%, in particolare per le dinamiche del costo del lavoro(+2,99%). Ne consegue che, a livello medio nazionale, il rapporto tra entrate da abbonamenti e biglietti euscite per la gestione ha subito un'ulteriore contrazione: dal 31,5% del 2003 si è scesi al 30%. Cinque punti aldi sotto della soglia di riferimento fissata come obiettivo dalla legge 422 nel lontano 1997, ovvero il 35%. Suquesta media viaggiano sia il Nord Ovest che il Nord Est mentre il Centro si ferma al 22,3% e il Sud e le isoleaddirittura al 16,9%.A testimonianza che sono le imprese del Mezzogiorno a soffrire di più: ad esempio a Catanzaro l'Amc perdestrutturalmente 120mila euro al mese e forti difficoltà finanziarie affliggono anche le napoletane Anm e Ctp.Ma neppure al Nord mancano i disavanzi, a cominciare da quella Amt di Genova che è stata apripista dellagara a doppio oggetto prevista dall'articolo 23 bis abrogato dal referendum: nel 2010 ha scontato un "buco" di6,5 milioni. In Emilia Atcm Modena è ancora in perdita (quasi un milione) mentre Ferrara è tornata in attivograzie alla fusione con l'Atc di Bologna.A fronte delle difficoltà e della polverizzazione del settore - le imprese in Italia sono circa 1.200 - il segretariodella Fit Cisl, Giovanni Luciano, ha proposto di recente di incentivare l'aggregazione tra le Spa pubbliche e dicreare un Fondo per le politiche attive come in Fs o un Ente bilaterale per la riqualificazione del personale e ilsostegno al reddito degli addetti in eccedenza a seguito delle ristrutturazioni.Il Rapporto Isfort ci dice, infine, che sotto la spinta del forte rialzo dei carburanti e la mancanza di incentiviper l'auto, nel 2010 i mezzi pubblici hanno guadagnato viaggiatori, ben l'11,8%, e anche le tariffe hanno avutoun balzo, +7,1% i biglietti +4% gli abbonamenti. Eppure i conti delle aziende continuano a non tornare.