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Data: 17/06/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Maroni: il governo regge? Risponderemo a Pontida. Giallo sul pollice verso di Bossi. Lui dice: era per i giornalisti

Calderoli: schiarita sugli immigrati, accolte le nostre richieste

di MARIO STANGANELLI

ROMA - Il governo tiene? «Vi rimando a Pontida. Berlusconi ascolterà attentamente». Roberto Maroni sa che il Cavaliere, che gli siede accanto in conferenza stampa a palazzo Chigi, ascolta. Anzi, ha già ascoltato le sperate rassicurazioni sul raduno di Pontida direttamente dal leader leghista Umberto Bossi. Ma il ministro dell'Interno fa la sua parte nel tenere alta la tensione tra i due alleati del centrodestra, soprattutto in risposta ai diffusi malumori del popolo del Carroccio che all'interno della maggioranza si è temuto potessero esplodere proprio domenica sul prato sacro ai Lumbàrd. Maroni attenua la carica potenzialmente minacciosa delle sue parole mettendo una mano sul braccio del premier e accompagnando il gesto con un sorriso. Ambiguo, come altri gesti e parole di esponenti leghisti alla vigilia di quest'appuntamento che in molti considerano decisivo per il futuro del governo e della maggioranza. A cominciare dal sibillino pollice verso che Bossi ha per due volte esibito ieri a Montecitorio davanti ai giornalisti che gli chiedevano se il governo avrebbe retto nell'attuale non facile situazione. Fin dai tempi degli imperatori romani il gesto ha avuto un significato inequivocabile: fine - e di solito cruenta - del gioco in corso. Senza possibilità di scampo per il soggetto a cui era diretto. Ma è proprio l'escamotage del cambio di destinatario che è sembrato ribaltare completamente il significato della minaccia del Senatùr. Ai giornalisti, infatti, che si sono immediatamente chiesti il peso e il bersaglio del gesto di Bossi, l'ufficio stampa della Lega ha risposto che era diretto non al governo ma «all'intera classe giornalistica». Replica, alla lettera, inequivocabile, ma che non diradava del tutto il «giallo» sulle vere intenzioni del Senatùr.
D'altra parte, lo stesso Berlusconi ha sentito il bisogno di un chiarimento dallo stesso Bossi, per rassicurarsi che nulla fosse cambiato rispetto all'accordo definito nel salottino dell'Airbus della presidenza della Consiglio che mercoledì li ha riportati a Roma da Milano. Accordo che dovrebbe consentire al governo di superare indenne gli scogli di Pontida, domenica, e della verifica parlamentare la prossima settimana. Commentando la cosa, il premier ha infatti riferito che lo stesso leader del Carroccio gli aveva detto che «il pollice verso non era rivolto al governo, ma era una condanna in toto della classe dei giornalisti». Parole che, notoriamente, non potevano che suonare come musica alle orecchie del Cavaliere.
Convalida la versione ufficiale sulla performance del suo leader anche il viceministro Roberto Castelli: «Ha fatto un segno scherzoso ai giornalisti e non in relazione alla domanda che gli era stata fatta». Tuttavia, sul non facile momento attraversato dalla maggioranza di centrodestra, Castelli ammette: «E' chiaro che il governo è in difficoltà dopo questo uno-due legato alla sconfitta di Milano e al referendum su cui la Lega ha lasciato libertà di coscienza. Io - ha aggiunto il viceministro alle Infrastrutture parlando con i giornalisti a Bruxelles - avevo dichiarato che se avessimo perso il referendum, il governo sarebbe stato in difficoltà. Sono stato facilissimo profeta. Ma Bossi dice sempre che in politica non è vero ciò che è vero, ma ciò che sembra vero, e siccome sembra vero che questo governo voleva far fallire il quorum allora sembra vero che c'è stata una sconfitta. Dobbiamo prenderne atto, ma non drammatizzerei più che tanto». Un gioco di specchi e di rimandi quello del viceministro leghista che potrebbe riaccendere qualche preoccupazione sull'esito del raduno di Pontida, giocato sul vero e su ciò vero solamente sembra. Soprattutto di fronte a un popolo verde che si annuncia assai più in fermento che negli scorsi appuntamenti. Tuttavia Castelli tende a ricondurre nei binari della normalità l'evento di domenica: «Pontida sarà l'occasione per fare un esame assieme ai nostri militanti e per rilanciare l'azione della Lega e, possibilmente, del governo. Non sappiamo se gli alleati accetteranno le nostre proposte, non sappiamo se tutte le nostre proposte verranno accettate. Io spero di sì». E dalle stesse speranze del suo collega di governo sembra animato anche Roberto Calderoli, la cui esultante dichiarazione appare diretta espressamente ai militanti del Carroccio attesi sul prato di Pontida: «Evviva! - proclama il ministro della Semplificazione - Arrivano le prime risposte concrete ai problemi che abbiamo posto». Calderoli si riferisce all'intesa raggiunta sugli immigrati con il governo provvisorio dei ribelli libici: «Ora guarderemo al futuro con maggiore serenità», dice l'esponente leghista ricordando le pressioni fatte sul governo perché «a fronte del loro riconoscimento e delle garanzie economiche richieste all'Italia, il governo provvisorio prendesse l'impegno al riaccoglimento dei loro profughi arrivati sulle nostre coste. Alla stessa stregua - conclude Calderoli - dell'accordo, che sta funzionando, stabilito con la Tunisia».
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