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Pescara, 14/04/2026
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18/06/2011
Il Centro
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Lo scandalo della P4 - In arrivo altri indagati eccellenti. Voci su ministri, sottosegretari, politici e forze dell'ordine |
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Il Gip: rischio fuga e reiterazione del reato motivano il carcere ROMA. Sta provocando tensione e nervosismo nei palazzi della politica, ma anche negli ambienti giudiziari, l'inchiesta della procura di Napoli sulle trame della cosiddetta P4. Oltre a quelli di Luigi Bisignani e di Alfonso Papa nel registro degli indagati ci sarebbero altri indagati illustri e altri ancora starebbero per aggiungersene. Voci insistenti parlano di ministri, sottosegretari, politici, giornalisti ed esponenti delle forze dell'ordine coinvolti dalle indagini. E di una nuova valanga di intercettazioni che sarebbero in gran parte inutilizzabili perché tra parlamentari. I Pm Francesco Curcio e Henry John Woodcock sono convinti che la «cricca» fosse un'associazione per delinquere finalizzata a gestire, tramite un «sistema informativo parallelo», appalti, nomine e notizie riservate di natura giudiziaria. Il Gip Luigi Giordano non ha riconosciuto il reato associativo. Il che implica che in futuro la procura di Roma, alla quale è già stata trasmessa parte degli atti, potrebbe rivendicare la competenza territoriale sull'inchiesta. Lunedì Bisigani dovrebbe sostenere l'interrogatorio di garanzia davanti al Gip che deciderà se confermare o meno gli arresti domiciliari, misura che il giudice aveva ritenuta «proporzionata ai fatti e adeguata alle esigenze». Il manager, infatti, «si è presentato spontaneamente ai pm e ha accettato di sottoporsi a domande, tanto che numerosi elementi indiziari sono stati desunti proprio dalle sue dichiarazioni», scrive il Gip motivando la custodia cautelare. Tuttavia «la ripetizione dei reati in un arco di temporale significativo (dal 2007 al 2010) «dimostra che ricorre un elevato pericolo di reiterazione degli illeciti». «Già gravato da precedenti per il reato di corruzione e di finanziamento illecito ai partiti, l'indagato ha ammesso di essere disponibile a compiere reati contro l'amministrazione della giustizia», ha scritto il Gip. L'onorevole Papa, sostiene il giudice, deve andare in carcere perché «concreto e attuale» è il rischio di inquinamento probatorio. Papa ha fatto pressioni su molti dei testimoni prima e dopo le convocazioni in procura. «Mi ha chiesto più volte di incontrarmi e mi è venuto addirittura a cercare in Regione», ha riferitto ai magistrati Maria Elena Valanzano. «Preciso che dopo essere stato sentito da voi la seconda volta ho reincontrato Papa a piazza San Silvestro e lui mi ha quasi inseguito», ha raccontato l'imprenditore Marcello Fasolino. Insomma anche in virtù della pena che potrebbe essergli inflitta, nei confronti di Papa per il Gip sussiste anche il pericolo di fuga. In carcere, per il Gip, dovrebbe andare anche Enrico La Monica, il carabiniere infedele che smaniava per diventare uno 007 e nella speranza di una raccomandazione procurava a Papa e ad altri soggetti parte delle notizie sensibili. Ma il soggetto «si è già dato alla fuga e si troverebbe attualmente in Senegal». «Avuta notizia dell'indagine a suo a carico è immediatamente partito per l'Africa senza far più rientro in Italia». Coniugato con una cittadina senegalese «si sostiene con lo stipendio che si fa accreditare dall'Italia e convocato due volte per rendere interrogatorio non è mai venuto», annota il Gip affermando che La Monica «ha prestato la piena disponibilità ad assistere Papa nel compimento delle attività illecite».
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