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Data: 18/06/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Santoro in tuta blu, show con la Fiom tra Benigni e la precaria di Brunetta

ROMA - Renato Brunetta ha tirato la volata a Michele Santoro. Nella società super-mediatizzata, un grave errore politico e comunicativo si presta immediatamente a venire sbeffeggiato, a diventare un boomerang, a suscitare un infinito tormentone ridicolizzante. E così Santoro fa salire sul palco, a sorpresa, Roberto Benigni e il piccolo diavolo premette: «Non me la prendo con Brunetta perché è come sparare sulla crocetta rossa». E poi, però: «Siete l'Italia migliore», grida rivolto al pubblico. Intanto ha parlato Maurizia, la precaria offesa da Brunetta alcuni giorni fa, la quale diventa la star di questo popolo degli indignados santoriani, riuniti a Bologna nella festa televisiva e internettiana, intitolata «Tutti in piedi, entra il lavoro». Sono precarie, precari, cervelli in fuga, operai (si celebrano i 110 anni della Fiom), ricercatori senza ricerca, giovani senza futuro, italiani che cantano, insieme all'ottimo Daniele Silvestri la canzone Precario è il mondo: «Il mio lavoro è inutile, diciamo futile, essenzialmente rimovibile, sostituibile, regolarmente ricattabile». Via pc, piovono in diretta dall'Italia e dall'estero, sui siti che mandano la manifestazione in streaming, messaggi del tipo: «Maurizia for president», «Santoro a Berlusconi l'ha già sconfitto, quello è uno zombie», «Uniti si vince», «Non mollate» e cose così.
Il conduttore di Annozero, che la Rai non vuole più, parla alla fine. Prima lascia il microfono a Benigni: «L'Italia s'è desta», grida il comico più nazional-popolare che movimentista. E ancora, un po' alla Vasco Pratolini: «Il diritto al lavoro è una cosa sacra, e una legge contro il lavoro è un sacrilegio». Corre, zompetta, salta fra le braccia di Santoro e dice pure «Maremma maiala» il piccolo diavolo.
Si alternano in scena Vauro, Marco Travaglio, Corrado Formigli, il giudice Ingroia secondo cui «per qualcuno i magistrati sono meglio morti che vivi», l'insegnante siciliana che indossa una t-shirt con su scritto «la mafia ringrazia lo Stato per la morte della scuola pubblica». Soprattutto: gli spezzoni di Corrado Guzzanti in cui fa il mafioso amico di Berlusconi e risponde al telefono: «Zu Silvio, non entro nel tuo governo, perché non conti più una minchia....». Ovazione da parte del pubblico. Che sui mega-schermi vede Iris Berardi, una delle olgettine, la quale narra: «Nelle serate del bunga bunga, mi sono anche travestita da Obama». Serena Dandini, presentatrice della serata, annuncia: «Mi sono fatta prestare un euro da Garimberti e glielo darò a Michele, per farlo tornare in Rai». Dove forse non ritorna Report, visto che Milena Gabanelli ha giudicato «irricevibile» la bozza di contratto sottopostale da Viale Mazzini. Giovanni Floris e Fabio Fazio, per «Che tempo che fa», hanno invece firmato i contratti per la prossima stagione.
Ma rieccoci - con tanto di ondate sonore tecno-dance dei Subsonica: «Liberi tuttiiii» - alla serata degli indignados santoriani. I palchi, a villa Angeletti, sono svariati. E tutti bassi. Piazzati in mezzo alla gente e circondati da migliaia di persone. Il senso da dare è quello dell'orizzontalità, e non verticalità, dei rapporti politici fra l'opinione pubblica e i suoi opinion leader. «Questa è la rivoluzione italiana», grida un ricercatore universitario. Per la chiusura Santoro veste la tuta blu e parla da «operaio» al «presidente operaio»: «Caro presidente Berlusconi, lei sta facendo di tutto per farmi diventare un disoccupato, ma non ci riuscirà». Rinnova l'offerta alla Rai per un'altra stagione di Annozero «un euro a puntata». E chiede anche a Bersani di farsi sentire, di far contare i 30 mila che ieri a Bologna, a richiesta, hanno votato a favore della permanenza in Rai di Santoro in tuta blu.

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