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Data: 19/06/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Da Roma un coro di no. Polverini raccoglie le firme. Cicchitto: solo sedi distaccate. Camusso: stop a questa farsa

ROMA Il coro dei No alla proposta della Lega di spostare i ministeri al Nord questa volta si intreccia con una nota generale di insofferenza, accompagnata alla volontà di reagire. Se ne fa interprete la presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, che va giù spiccia. «I ministeri non si muoveranno da Roma - annuncia - Da subito inizieremo a raccogliere le firme contro un'operazione assurda. Allestiremo gazebo in tutta la Regione pere fermare questo arrogante affronto alla Capitale. Bisogna dire basta a queste proposte inutili e dannose per i lavoratori e tornare a concentrarci sui problemi del Paese».
La musica non cambia dalle parti della Provincia di Roma, il cui presidente Nicola Zingaretti è altrettanto netto anche se non manca di punzecchiare la maggioranza di centro-destra: «Che tristezza questo governo anti-Roma - sottolinea Zingaretti - Stanno costringendo le istituzioni a promuovere una raccolta di firme per mantenere nella nostra Capitale le prerogative che sono di tutte le altre Capitali mondiali. Roma ormai subisce da questo esecutivo un attacco al giorno».
Per una volta tutto sommato esponenti della maggioranza e dell'opposizione concordano. Secondo il presidente de La Destra, Teodoro Buontempo, ad esempio: «La polemica leghista è una ministra riscaldata, buona solo per garantire ovazioni a Pontida, oppure può essere il pretesto politico per sfilarsi dalla maggioranza. L'unica cosa certa è che i ministeri resteranno a Roma». «Anche a me viene il dubbio che la vicenda dei ministeri sia un pretesto per tirare la corda e per azzoppare il governo - spiega il deputato romano del Pd Michele Meta - E' evidente come ormai, senza vie di uscita, la Lega sia costretta a sparare i suoi ultimi colpi».
Insofferenza e indisponibilità a offrire una sponda politica a Bossi e ai suoi arrivano anche dal sottosegretario Gianfranco Micciché, «accusato» da più parti di aver sposato il «modello Lega» per la sua Forza del Sud. «Bossi ha ormai deciso di sostituire le partite Iva con il clientelismo ministeriale, per questo vuole i dicasteri al Nord - dice Micciché - Una scelta suicida. I consensi si perdono proprio perché si è troppo interessati a fondazioni, banche e ministeri».
Nella marea di reazioni spiccano infine quelle del capogruppo dei deputati Pdl, Fabrizio Cicchitto e del segretario della Cgil Susanna Camusso. Il primo è sintetico: «I ministeri in quanto tali hanno la loro collocazione a Roma, secondo il dettato costituzionale, ed è lì che devono risiedere i ministri. Essi però possono avere sedi distaccate in altre città come già avviene per alcuni ministeri». Secondo Cicchitto «è possibile lavorare per coniugare l'unità statuale e il decentramento».
Per la Camusso, invece: «Occorre che quelli che stanno su un prato la smettano con questa farsa dei ministeri al Nord. Hanno parlato sempre di Roma ladrona - ha scandito la Camusso a margine di una manifestazione svoltasi a Salerno - e poi stanno con il governo che ha alimentato di più la corruzione. Domandatevi questo e non come spostare i ministeri e rendere più complicata l'amministrazione».

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