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Pescara, 14/04/2026
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19/06/2011
Il Messaggero
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Fiat, sul ricorso Fiom niente conciliazione. Muro contro muro, nuova udienza il 16 luglio |
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Mediazione fallita. Rinvio anche sulla competenza territoriale, il processo resta a Torino
ROMA Conciliazione fallita. Tra Fiat e Fiom non c'è possibilità d'intesa e il giudice di Torino rinvia tutto al 16 luglio, invitando comunque le parti al confronto nel mese che hanno di fronte. Altrimenti sarà lui a decidere sul merito: sia sulla richiesta dell'azienda di spostare la causa da Torino a Nola, Napoli o Roma che è stata respinta come eccezione preliminare; sia sulla natura antisindacale di Fabbrica Italia Pomigliano alla quale si oppongono le tute blu della Cgil. Per ora dunque, tutto rimane com'è. Il giudice Vincenzo Ciocchetti ha tentato di evitare il muro contro muro e ha proposto alcuni aggiustamenti per «cercare di individuare un terreno minimale su cui sia possibile lavorare». Ma la Fiat per un verso, la Fiom per l'altro, hanno risposto picche. La decisione sul merito arriverà dunque tra un mese. L'udienza si è aperta verso le 10. Il giudice ha proposto ai metalmeccanici Cgil un'ipotesi di conciliazione basata su tre opportunità: l'attribuzione alla Fiom delle prerogative dell'articolo 3 dello Statuto dei lavoratori (la competenza sull'attività di vigilanza); la sottoscrizione dei due contratti di primo e secondo livello di Pomigliano con la riserva di adottare eventuali iniziative legali nel caso in cui il sindacato ritenesse di veder lese le proprie prerogative sindacali, nel corso dell'applicazione pratica dell'intesa. La risposta, negativa, è arrivata dallo stesso segretario generale, Maurizio Landini: «Non è possibile accettare ha spiegato perché nello statuto Cgil è fatto divieto di sottoscrivere accordi in cui siano messi in discussione diritti indisponibili. Inoltre questo accordo ha proseguito introduce l'uscita dal contratto nazionale». «Non ci sono le condizioni ha ribattuto allora il responsabile delle relazioni industriali del Lingotto, Paolo Rebaudengo per un dialogo costruttivo su una soluzione negoziale già rifiutata dalla stessa Fiom». Il magistrato, invece, nel presentare la sua proposta ha espresso alcune «considerazioni opinabili» come le ha definite lui stesso, ma significative. Sulla questione sollevata da Fiom «quasi fosse un fatto abnorme», Ciocchetti ha ricordato che «nel nostro paese ci sono due contratti di primo livello di cui nessuno si è mai scandalizzato: uno riguarda le Poste e l'altro le Ferrovie e sono contratti esclusivamente aziendali. Ci sarebbe motivo di preoccupazione ha aggiunto se questo tipo di contratto venisse applicato in aziende da 20-30 dipendenti perché potrebbe finire per avere delle ripercussioni, ma l'utilizzo in aziende di grandi dimensioni pone il problema su tutt'altro piano». Se ne riparla tra un mese, ma intanto ciascuna delle parti guarda al bicchiere mezzo pieno. «Il giudice vuole verificare se ci sia un profilo di antisindacalità ad opera di accordi che sono di per sé legittimi. Ma che potrebbero provocare qualche conseguenza negativa per il sindacato», commenta Raffaele De Luca Tamajo, il legale che guida il pool di avvocati del Lingotto. «Il giudice ha colto il senso del ricorso afferma invece Elena Poli, legale della Fiom volto a denunciare che tutta l'operazione aveva un unico o prevalente fine: eliminare la rappresentanza della Fiom salvo che questa non volesse rinunciare al dissenso». Non resta che attendere: «Speriamo che il 16 luglio sia una data definitiva perché i lavoratori stanno aspettando», si augura il segretario Fismic Roberto Di Maulo. «E' una tristezza aveva commentato il leader della Cisl Raffaele Bonanni che ci si trovi a utilizzare come principale strada quella giudiziaria». «Avevamo promesso il ricorso ai lavoratori e lo abbiamo fatto. Aspettiamo con serenità la decisione del giudice», è la conclusione di Giorgio Airaudo, responsabile Auto della Fiom.
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