Iscriviti OnLine
 

Pescara, 14/04/2026
Visitatore n. 753.122



Data: 20/06/2011
Testata giornalistica: Il Centro
«Berlusconi premier non è scontato». Bossi a Pontida minaccia, ma non stacca la spina. Ministeri al Nord e riforma fiscale.

PONTIDA. Hanno interrotto il suo discorso per otto volte, sette volte per gridare «secessione, secessione» e una volta per fischiarlo. Umberto Bossi, solo in questa occasione, si è fermato a spiegare. «Se facciamo cadere il governo Berlusconi favoriamo la sinistra. Non ci prendiamo la responsabilità di mandare in malore il Paese».
A fischiarlo sono stati i leghisti (tanti) venuti a Pontida sperando che il Carroccio potesse staccare la spina al governo. Nei giorni scorsi, sul web e a Radio Padania si erano sfogati per le troppe tasse, le riforme mancate, la guerra in Libia e contro Berlusconi «che fa solo gli affari suoi». E allora hanno sperato che «il capo» dicesse una parola, o facesse un gesto con la mano, per mandare a casa il Cavaliere. Invece niente. Bossi sale sul palco alle 12 in punto, un po' aiutato dal ministro Calderoli. E' in camicia verde d'ordinanza, come tutti gli altri (solo Maroni indossa la giacca e di verde ha solo la cravatta). Pronti, via. Il primo attacco è per i giornalisti («quegli stronzi che scrivono falsità, non è vero che siamo in rotta con il Pdl»). E già qui si capisce che rottura non ci sarà.
Poi il Senatùr attacca sulla materia di questi giorni, il fisco. «Berlusconi dice che bisogna abbassare le tasse, ma Tremonti dice no, sennò facciamo la fine della Grecia. Però la pressione fiscale ha passato ogni limite. E allora, Giulio devi farti venire in mente qualcosa». Bossi la sua ricetta ce l'ha: giù i costi della politica, con meno parlamentari e meno auto blu («io ce l'ho ma me la solo comprata»). Stop alla missione in Libia, perché costano i missili e costa ricevere gli immigrati che dalla Libia scappano. E poi bisogna cambiare il patto di stabilità. Scadenze da attuare in «180 giorni», 6 mesi.
Bossi parla a fatica, ha perso lo slancio di un tempo. Sul palco sono appena sfilati i sindaci leghisti appena eletti nel maggio scorso e «il capo» si rivolge ancora a Tremonti chiamandolo per nome: «Giulio lascia stare i Comuni. Se vuoi i voti della Lega in Parlamento ricorda che non puoi toccare i Comuni, gli artigiani, le piccole e medie imprese, sennò metti in ginocchio in Nord». Ormai tutti hanno capito che lo «strappo» con Berlusconi non ci sarà, però Bossi avverte: «Caro Berlusconi, la tua premiership è in discussione dalle prossime elezioni se non saranno fatte delle cose serie. Non c'è più nulla di scontato. Su Berlusconi ancora a capo della coalizione, la Lega potrebbe dire stop». E perché non subito? Perché «questo è un momento favorevole alla sinistra». E quando i suoi lo fischiano, «si può fischiare - concede lui - è quasi fatale che la gente voglia cambiare a un certo punto, e il governo ne ha fatti di errori». Segue una breve spiegazione sui cicli politici, da Bava Beccaris, (1898) alla Dc per dire che «ogni 15 anni è fatale che ci sia un vento nuovo».
Quando Bossi attacca il discorso sui ministeri al Nord sale sul palco il sindaco di Monza. «Io e Calderoli - dice Bossi - avevamo già firmato i decreti per spostare i nostri ministeri al Nord e anche Berlusconi aveva già firmato il documento, ma poi si è cagato sotto». Applausi alla battuta e il sindaco di Monza, ora sul palco, offre una chiave a Bossi. E' quella della Villa Reale, con Calderoli che ha già fatto preparare la targa di ottone e ora la mostra al pubblico. «Che senso ha avere un ministero dell'Industria a Roma? A Roma c'è solo la cultura della burocrazia», spiega il Senatùr al suo popolo, in verità deluso perché è venuto fin qui per sentire parole di fuoco e non per mirare una targa che, lo sanno tutti, già stasera sarà messa in cantina.
Bossi punta ancora sulle tasse e stavolta il ministro dell'Economia è chiamato per cognome: «Tremonti ha fatto delle cose vergognose che neanche la sinistra ha fatto», il riferimento è a Equitalia e ai suoi modi forse un po' sbrigativi per riscuotere tasse e tributi. «Pignorano le case, mettono le ganasce a macchine e trattori, ma così la gente non può più lavorare. Già da martedì metteremo dei paletti all'azione di questi qui». Prima di chiudere salgono sul palco Calderoli e Maroni. «Il Capo ha già detto tutto, per chi vuole intendere. E a Roma hanno già inteso». Quindi, dal ministro dell'Interno, un fermo «no» alla guerra in Libia. «I missili non sono intelligenti - dice - e fermare i missili è l'unico modo per fermare i profughi. Abbiamo contro l'Europa che non ci aiuta e la magistratura, sempre dalla parte dei clandestini». E' finita, comincia la raccolta di firme per i ministeri al Nord. «Sarebbe un passo avanti - dicono in tanti - ma non quello che ci aspettavamo».

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it