Il sindaco dell'Aquila reclama contro la struttura commissariale.
L'AQUILA Dopo le scaramucce dei mesi scorsi ora è rottura definitiva tra l'Amministrazione comunale dell'Aquila e la struttura commissariale per la gestione dell'emergenza terremoto. Nei prossimi giorni il sindaco, Massimo Cialente, invierà una richiesta formale al sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta e al commissario, Gianni Chiodi, per chiedere «l'uscita del Comune dell'Aquila» dalla Struttura per la gestione dell'emergenza. Una decisione grave, estrema, meditata da parte del primo cittadino. Il malcontento trova la sua origine nei disagi derivanti dal distacco di dipendenti comunali presso la Sge, ma non si esaurisce qui. Sono diversi, infatti, i dirigenti comunali che prestano servizio, attraverso un decreto commissariale, nella struttura commissariale privando il Comune di personale che dovrebbe svolgere altre mansioni che rischiano di rimanere scoperte. «Voglio che i dipendenti comunali - ha detto Cialente - tornino a lavorare esclusivamente per l'Ente da cui provengono. Se servirà metterò a disposizione i lavoratori co.co.co. che sono stati assunti dopo il terremoto. Credo che sia giunto di dire basta a certe commistioni e di rispondere di fronte alla cittadinanza per decisioni che prendono altri». Sotto accusa, per il primo cittadino, i tanti ricorsi al Consiglio di stato della struttura commissariale contro le sentenze del Tar favorevoli ai cittadini su tematiche legate all'assistenza alla popolazione o assegnazione alloggi. «Il vero scandalo è il mancato avvio dei cantieri per le case E nelle periferie o l'indisponibilità delle case del fondo immobiliare che non arrivano perché manca una firma. Non l'anziano di 85 anni che deve rinunciare a una casa perché ha una stanza in più». I malumori in città non sono solo quelli del sindaco: molti cittadini abitanti nel popolare quartiere aquilano di Valle Pretara dicono no all'attuazione del masterplan realizzato dall'università di Valencia prima del terremoto del 6 aprile 2009 perché stravolgerebbe il quartiere. Un piano che prevede abbattimenti e ricostruzioni in un'area dove, affermano, «le case sono al 60% di proprietà privata mentre la parte restante è di proprietà dell'Ater che, però, ancora non si esprime sulla questione».