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Pescara, 14/04/2026
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Data: 21/06/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Voli e manifesti, accuse a D'Alfonso. Il commissario Zaccone: l'ex sindaco viaggiava sugli aerei di Toto. Udienza fiume con al centro la testimonianza del dirigente di polizia trasferito dopo le indagini

PESCARA. Viaggi con Toto o a bordo di aerei dell'imprenditore teatino; fatture per manifesti in gran parte mai affissi; e una fantomatica Alfa 166 gestita dalla società dell'ex titolare di Airone che se ne andava in giro per l'Italia, forse anche per conto del Comune, lasciando tracce di sè grazie a un telepass. Sono solo alcuni dei grani del rosario di accuse snocciolate da Davide Zaccone, ieri per una decina di ore, nel processo che vede imputati l'ex sindaco di Pescara, Luciano D'Alfonso, e altre 23 persone con accuse che vanno dal peculato alla concussione.
Zaccone è entrato alle 9,30, nell'aula 1 al piano terra del palazzo di giustizia di Pescara, reggendo tre faldoni di carte che, messi l'uno sopra l'altro, superavano il mezzo metro d'altezza. In aula ad attenderlo c'erano già i principali imputati: D'Alfonso, cartellina in mano, in seconda fila, nei banchi della difesa, e Guido Dezio (ex capo del suo staff) in prima.
Divisa della polizia ferroviaria, occhiali da miope con cordicella, faccia e postura solide da contadino di tempi andati, Zaccone - una sorta di don Ciccio Ingravallo, ma senza i dubbi metafisici dell'antieroe di Gadda - ha tirato fuori con sicurezza ricevute di cappuccini e di libri, note spese di alberghi di Malta e Almeria, estratti-conto e rapporti di perquisizioni: insomma, tutto quello che dovrebbe servire all'accusa - rappresentata ieri in aula dal pm Gennaro Varone, che ha istruito il processo - per cercare di provare la tesi dei rapporti non sempre limpidi intrattenuti da D'Alfonso con gli imprenditori.
Con una premessa, dichiarata subito, quasi ad esergo del suo lungo monologo: Zaccone è stato trasferito dalla polpost alla polizia ferroviaria, poco tempo dopo la conclusione di questa inchiesta sfociata, il 15 dicembre 2008, negli arresti domiciliari di D'Alfonso e, quindi, nelle sue dimissioni da sindaco, a soli otto mesi di distanza dalla sua rielezione.
IN VOLO CON TOTO I capitoli qui sono due. I viaggi per vacanze, fatti a bordo di velivoli Airone, dalle famiglie di D'Alfonso e Carlo Toto (tra i due i rapporti sono radicati: l'imprenditore è padrino di un figlio dell'ex sindaco), e quelli compiuti per affari - istituzionali o privati, è una delle faccende centrali del processo - dal politico negli anni (tra il 2003 e il 2008) in cui era alla guida della giunta di centrosinistra della città.
La vacanza, intanto. C'è un volo Pescara-Malta-Pescara che, in realtà, al ritorno, secondo Zaccone, si trasforma in un Malta-Venezia-Pescara, con soggiorno in Laguna. Poi altri voli. Uno a New York, del sindaco con una delegazione di assessori e consiglieri, per cercare di far quagliare il progetto di un World trade center a Pescara. Un altro ad Almeria in Spagna per il passaggio di consegne fra le città sedi dei Giochi del Mediterraneo. Un altro ancora a Zagabria per la manutenzione dei rapporti con l'altra sponda dell'Adriatico. L'unica cosa che emerge, per ora, con certezza è il fatto che siano stati fatti, quei voli, con apparecchi dell'Airone di Toto. In alcuni casi, come la missione ad Almeria, alcuni componenti la delegazione (quattro, tra cui il figlio di D'Alfonso), secondo Zaccone, sarebbero andati a spese del Comune, mentre Toto avrebbe pagato le spese extra in albergo come, per esempio, quelle del frigobar. Nel corso del lungo contro-interrogatorio da parte di Augusto La Morgia, avvocato di Toto, Zaccone ha ammesso, però, di non sapere se, in un secondo tempo, quei denari pubblici spesi in più siano stati poi rimborsati al Comune o a Toto. Ci sono altri due voli contro i quali Zaccone ha puntato l'indice, entrambi da Pescara a Milano.
Il primo compiuto dall'ex sindaco con destinazione Calvisano, in provincia di Brescia, dove una sua parente, Rosa D'Alfonso, avrebbe dovuto incontrare i rappresentanti di una ditta di pantofole che lei avrebbe voluto commercializzare in Abruzzo con la sua società. Il secondo con destinazione Lodi, compiuto con l'allora direttore della Caripe, Dario Mancini, probabilmente per incontrare i vertici della Bpl ai tempi della trattativa per l'acquisizione della banca pescarese.
L'ALFA 166 Collegata al filone dei viaggi c'è quello di un'auto, un'Alfa 166, che, secondo Zaccone, era a disposizione di Fabrizio Paolini, un giovane entrato in Comune con una borsa di studio e poi sistemato con un contratto a tempo determinato. Prima di mettere piede a palazzo di città, Paolini, secondo il commissario, lavorava per Toto e avrebbe portato in dotazione quest'auto della società teatina che poi sarebbe stata utilizzata anche da D'Alfonso per un viaggio a Verona. La prova? Secondo Zaccone, starebbe nel fatto che il giorno in cui il telepass dell'Alfa segnava l'itinerario Pescara-Verona, era lo stesso in cui sull'agenda elettronica del sindaco era programmato il viaggio verso la città veneta.
MANIFESTI FANTASMA Il capitolo della pubblicità istituzionale è incentrato su una serie di manifesti, commissionati dal Comune, che la ditta Brandolini avrebbe dovuto stampare e far affiggere. Zaccone - citando la società che gestiva le affissioni - sostiene che gran parte di quei manifesti furono pagati, ma non v'è alcuna prova che siano stati stampati né tanto meno incollati ai muri della città.
E' andata davvero così? Di tempo per provare questa tesi o la sua infondatezza ce n'è. Il processo riprenderà lunedì prossimo con altri testimoni dell'accusa. Per la difesa bisognerà attendere forse l'autunno, alla ripresa del processo dopo la pausa estiva.

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