L'AQUILA Prima confisca di questo genere in Abruzzo. Ieri mattina i militari del Gico della Guardia di Finanza hanno eseguito il provvedimento nei confronti delle quote societarie della «Alba d'Oro Srl» di proprietà di Nino Zangari, Augusto e Achille Ricci e della «Marsica Plastica Srl» di Achille Ricci. L'indagine ha poi portato alla confisca del complesso turistico da 2,5 milioni di euro, «La Contea» di Tagliacozzo, già posto sotto sequestro due anni fa. Le indagini, avviate da tempo dalla Guardia di Finanza, avrebbero consentito di ricostruire le operazioni finanziarie attraverso le quali le tre persone coinvolte avrebbero reimpiegato in attività imprenditoriali circa un milione e mezzo di euro proveniente dal «tesoro segreto», riconducibile al boss mafioso Vito Ciancimino. I militari delle Fiamme gialle, infatti, attraverso accertamenti tecnici ed informatici, hanno ricostruito il flusso di denaro, proveniente dalla «Sirco Spa», nota holding palermitana, riconducibile proprio all'ex Sindaco di Palermo Ciancimino. Già nel 2009, la Procura della Repubblica, aveva individuato la presenza di alcuni soggetti che attraverso una fitta rete di prestanomi, erano riconducibili a Ciancimino. La conclusione delle indagini, che hanno portato alla confisca dei beni e delle quote societarie, è stata possibile anche grazie alla sinergia tra il Ros, il Reparto Operativo dell'Aquila e la Compagnia di Avezzano dell'Arma dei carabinieri. I militari, attraverso controlli societari di alcune imprese marsicane, attive nello smaltimento dei rifiuti, hanno individuato, infatti, una quota societaria sospetta (pari al 15,5%) della «Marsica Plastica Srl» di proprietà di Achille Ricci, confiscandola. Tale società, interessata ad investimenti milionari, era impegnata nel settore del trattamento e smaltimento dei rifiuti nella Valle Peligna, dove peraltro, aveva trasferito la propria sede legale. Le misure adottate, in definitiva, hanno permesso alle forze dell'ordine di perseguire investimenti importanti, fatti da imprese locali, che secondo l'accusa fungevano da riclicatori di denaro sospetto. Un'operazione che fa da monito anche a tutte le imprese impegnate nella ricostruzione. «Avvertiamo con serenità industriali ed imprese che lavorano alla ricostruzione - dice il Procuratore Capo della Repubblica Alfredo Rossini - di fare molta attenzione nello stringere rapporti di collaborazione con altre grandi aziende di fuori città o fuori regione. Il nostro lavoro non si ferma certo qui, stiamo ancora operando a tutto campo per scoprire altri elementi. Basta il solo collegamento oggettivo - continua Rossini - per far scattare sequestri e confische anche ai loro beni. Come sottolinea il Procuratore nazionale Grasso, le organizzazioni malavitose sono molto sensibili quando si vanno a colpire nel vivo i loro affari». Dello stesso avviso Olga Capasso, Sostituto Procuratore della Direzione Nazionale Antimafia che dice: «È importante che gli imprenditori abruzzesi, che incautamente si sono messi d'accordo con aziende legate alla malavita organizzata, sappiano che la Procura aquilana sta monitorando molto approfonditamente i collegamenti. Basta il collegamento oggettivo per sequestrare tutto». Stesso parere anche per il Pm Stefano Gallo, per il quale la parola d'ordine è: «Colpire solo i beni di cui è certo il reimpiego e il riciclaggio di capitali illeciti, non essendo l'Abruzzo terra di mafiosi. A noi - conclude Gallo - interessa avere strumenti per controllare ingressi sospetti in società abruzzesi, e per questo controlleremo a 360° tali ingressi».