L'AQUILA. Cancellare le agenzie regionali, peraltro commissariate, trasferendo il personale e le competenze in capo agli assessorati di riferimento (dei quali attualmente sono braccia operative), anche con una propria autonomia gestionale, amministrativa e finanziaria. Alla clamorosa ipotesi sta lavorando sotto traccia una parte della maggioranza di centrodestra che governa la Regione. Tutto questo con l'obiettivo di dare una svolta alla stagione delle riforme, per tagliare costi e migliorare la qualità dei servizi. La «rivoluzione» coinvolgerebbe settori importanti e strategici della Regione.
Settori come come turismo, ambiente, sviluppo agricolo, informatica e lavoro. Rilevanti sono i numeri in ballo, fatto questo che, da solo, dimostra la complessità anche logistica dell'operazione: con la chiusura dell'Agenzia regionale per la promozione turistica (Aptr), dell'Agenzia regionale per la tutela ambientale (Arta), dell'Agenzia regionale per i servizi di sviluppo agricolo (Arssa), dell'Agenzia regionale per l'informatica e la telematica (Arit) e dell'Agenzia per l'impiego Abruzzo Lavoro, la Regione si ritroverà con 710 dipendenti e con oltre trenta precari in più.
L'azione condotta in gran segreto - non a caso è stato tenuto all'oscuro pure qualche pezzo grosso del Pdl - rientra in quell'intento riformatore alla base del programma elettorale del centrodestra.
Gli ispiratori dell'operazione, guidata dal presidente della giunta regionale, Gianni Chiodi, hanno pensato a questo cambiamento senza precedenti volendo dare un accelerazione all'azione riformatrice che da mesi è al palo.
L'idea è nata dal convincimento che più di una agenzia e anche di enti strumentali e società regionali non sono efficienti, sono un corpo estraneo alla Regione e, spesso, sono in vita solo per pagare gli stipendi ai dipendenti e le indennità ai consigli di amministrazione. Pur senza rivelare la strategia, il capogruppo del Pdl, Lanfranco Venturoni, si è lasciato sfuggire una dichiarazione che conferma questa intenzione: «Nelle riforme si deve creare una condizione secondo la quale questi enti strumentali non possono lavorare fuori dallo schema della Regione stessa. E poi, se da una parte il personale è in eccesso e dall'altra in difetto, perché non si può trasferire per riportare in equilibrio il sistema?. Ma la realtà è che gli enti strumentali non possono essere parrocchie autonome».
Dell'ipotesi di tagli si è parlato in una delle riunioni della maggioranza di centrodestra convocate per accelerare l'approvazione delle riforme, sulle quali il centrodestra è in grande ritardo, un fatto questo che molto probabilmente provocherà un ulteriore proroga per i 25 commissariamenti di enti e società regionali, in atto da oltre due anni.
Il progetto, molto ambizioso e senza precedenti, secondo fonti interne alla Regione, è in fase avanzata. I vari assessori coinvolti starebbero preparando le delibere da presentare al vaglio della giunta e poi del consiglio regionale. Ma l'operazione deve fare i conti con le polemiche e i disaccordi soprattutto interni al Pdl ed è destinata a provocare polemiche non solo politiche. Infatti, è certa la reazione dei dipendenti che saranno esposti a cambiamenti importanti. Inoltre ci sarà la presa di posizione dei sindacati che non sono stati finora coinvolti in alcuna fase di concertazione. Con l'attuazione del piano si rimettono in gioco piante organiche e ruoli di dipendenti e soprattutto dirigenti. E appare inevitabile anche un confronto - più facilmente uno scontro - in seno al Pdl e nella coalizione di centrodestra.