MANOPPELLO. Capannoni e palazzine ci sono, manca qualche particolare tipo attrezzature e mobilio. Ora occorre realizzare il casello autostradale e perfezionare la linea ferroviaria, in modo che i treni merci entrino direttamente dall'Adriatica. Sarà così che l'Interporto d'Abruzzo potrà diventare operativo, tuffarsi nel mercato e fare da molla, come tutti si augurano, allo sviluppo dell'Abruzzo.
La sfida viaggia sull'intermodale, parola tecnica per indicare lo scambio delle merci tra le diverse modalità di trasporto (ferro e gomma). L'Interporto di Manoppello nasce con questo scopo: offrire un posto di collegamento con porti, aeroporto e viabilità alle imprese che smistano la merce nel Centro-sud. Fungere da serbatoio a ditte di spedizioni e da magazzino alle aziende che inviano i prodotti via mare, via treno e via tir a costi (e spese) più convenienti dei centri («hub») analoghi del Nord e utilizzando le infrastrutture presenti in Abruzzo: dal porto di Ortona, allo scalo aereo, alle stazioni ferroviarie di Pescara e Chieti, per finire all'A25.
Dopo 13 anni dall'avvio dei lavori, iniziati con fondi Pop, ma di fatto portati a compimento negli ultimi 17 mesi, questa sorta di grande stazione merci che conquista gli sguardi degli automobilisti (se non altro per il colore arancione dei suoi capannoni) di passaggio nella vicina autostrada, è in dirittura d'arrivo. Il management della spa (Interporto ValPescara) che l'ha ideata, creata e che la gestirà l'ha voluto dire chiaro e tondo alla politica affinché possa dare una mano a superare gli ultimi ostacoli. Al presidente della Regione Gianni Chiodi, agli assessori ai Trasporti Giandonato Morra e al Personale Federica Carpineta, invitati a prendere atto dello stato dei lavori, il presidente della società Dino Di Vincenzo ha spiegato le potenzialità («abbiamo elaborato progetti per collegamenti anche dai porti di Gioia Tauro, Napoli e Livorno») e consegnato preziose indicazioni: «Mitigare la dispersione insediativa di nuove strutture logistiche e di conseguenza di finanziamenti, incentivare la delocalizzazione delle attività che sono inglobate nel sistema urbano, individuare agevolazioni per gli investimenti delle aziende di trasporto in attrezzature intermodali, riconoscere un bonus per le merci che partono e arrivano in Abruzzo su mezzi ferroviari». In cambio la Regione può a sua volta ricevere un gradito bonus. L'idea è di un regime d'imposta favorevole: i container sarebbero nazionalizzati nell'Interporto, l'Iva verrebbe prodotta in Abruzzo e, come prevede la riforma fiscale, la Regione ne avrebbe un beneficio diretto. Cosa che di questi tempi equivale a un piccolo tesoro. Sempre che il traffico merci faccia base qui, a Manoppello.