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Data: 26/06/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Chiodi: la crescita c'è, occorre l'unità. Il presidente della Regione: critiche ingiuste da Confindustria, opposizione violenta nei toni

PESCARA. «Una rondine non fa primavera, ma è meglio una rondine che niente». Gianni Chiodi non rinuncia all'ironia neanche in un momento come quello attuale in cui la politica gli riserva polemiche quotidiane. Le ultime critiche, in ordine di tempo, sono quelle che gli sono state mosse dal vice presidente regionale di Confindustria, Paolo Primavera, sulla spesa farmaceutica fuori controllo; e dal centrosinistra che, l'altro ieri - per bocca del segretario regionale del Pd, Silvio Paolucci, e del coordinatore abruzzese dell'Italia dei valori, Alfonso Mascitelli - ha accusato i parlamentari del partito di Chiodi, il Popolo della libertà, di aver affossato quanto di buono era stato fatto all'epoca del governo di Romano Prodi, fra il 2006 e il 2008.
La rondine che il presidente della Regione prende in prestito dal proverbio è quella di alcuni dati positivi sull'economia abruzzese che lo inducono a essere ottimista sulla possibilità di ripresa dell'Abruzzo, ma che paradossalmente potrebbero giocare contro di lui quando, a metà luglio, si siederà al tavolo del governo Berlusconi con lo scopo di chiedere una mano per realizzare il Patto per lo sviluppo.
Presidente Chiodi, Paolo Primavera accusa la sua giunta di un'inefficace opera di controllo della spesa farmaceutica. Che cosa replica?
«L'intervista al Centro di Primavera non l'ho letta in maniera negativa. La sua è una valutazione che ha elementi positivi. Ricordo solo che, due anni fa, in campagna elettorale, fu la Confindustria che pose come obiettivo fondamentale e irrinunciabile della futura giunta regionale quello di rimettere a posto i conti della sanità».
Ma quell'obiettivo non è stato ancora raggiunto.
«Siamo vicinissimi al pareggio. Ieri (venerdì per chi legge ndr) il governo ha imposto alle Regioni che non l'hanno ancora fatto un aumento coattivo di due imposte: Irpef e Irap. Le regioni sono quelle commissariate per la sanità: Calabria, Lucania e Molise. Ma ci sono anche regioni non commissariate, come la Puglia, costrette a farlo nei prossimi giorni. L'Abruzzo non è né fra le prime né fra le seconde Regioni. Noi abbiamo portato i conti in equilibrio e centrato questo risultato: i cittadini abruzzesi non dovranno subire questo nuovo aumento delle imposte. Mi sarei aspettato che Confindustria questo lo sottolineasse».
L'incontro con il governo per la discussione del Pattoi per lo sviluppo dell'Abruzzo: non teme che la nuova maxi-manovra finanziaria del governo possa rendere difficile il terreno per una regione che bussi a denari pubblici?
«Io non sono pessimista su questo punto».
Perché?
«Il momento indubbiamente è quello che è. Non ci possiamo aspettare soluzioni come quelle che erano possibili in altre epoche quando si poteva fare leva sul debito. I nostri obbiettivi sono quelli di attivare i fondi Fas e di iniziare a parlare di politica infrastrutturale. Paradossalmente il problema che potremmo avere è dato dal fatto che l'Abruzzo sta crescendo più della media delle regioni italiane».
Perché questo può rappresentare un problema?
«Questo dato positivo potrebbe non avvantaggiarci al Tavolo con il governo che conosce, come li conosciamo noi, alcuni dati positivi come l'aumento del Pil che, in Abruzzo nel 2010, rispetto all'anno precedente, è stato superiore alla media nazionale».
Quali sono le cifre?
«A prezzi correnti, la stima di Unioncamere per il 2010 calcola un 2.4 per cento in più, contro l'1.8 della media delle regioni italiane e lo 0.7 di quelle del Sud. Questo, però, è un dato a prezzo correnti che sarà sicuramente ridimensionato nella stima a prezzi concatenati. Ciò che conta, però, è la comparazione rispetto all'anno precedente e rispetto alle altre regioni».
Ci sono altri dati positivi che paradossalmente potrebbero giocare contro l'Abruzzo al Tavolo del Patto con il governo?
«Un altro dato positivo è quello dell'incremento dell'export. Nel primo trimestre di quest'anno, le esportazioni dall'Abruzzo sono cresciute del 22 per cento rispetto ai primi tre mesi del 2010. Anche qui il nostro dato è superiore alla media nazionale».
Al di là del paradosso, lei teme che queste cifre positive possano compromettere la possibilità di ascolto, da parte del governo, delle ragioni dell'Abruzzo?
«Potrebbe accadere. Ma va tenuto conto che questi dati si riferiscono, in gran parte, solo a ciò che è accaduto nel 2010. Sarebbe diverso se avessimo registrato una crescita superiore alla media nazionale su un arco di tempo più lungo, di due o tre anni».
Le opposizioni di centrosinistra e Confindustria, per bocca di Primavera, accusano la sua giunta di non aver fatto il suo dovere nella riduzione del deficit. Cosa risponde?
«Quei positivi risultati economici di cuiparlavo sono stati realizzati dagli imprenditori in Abruzzo in un contesto di forte riduzione del deficit che, negli ultimi due anni e mezzo, è diminuito del 14 per cento che, tradotto, significa: 800 milioni di euro di debito in meno. Questo dato va contro chi sostiene che per far crescere l'economia si debba aumentare la spesa pubblica. Noi non lo abbiamo fatto e, ciò nonostante, qui l'economia cresce più della media nazionale. Questo deve far pensare che non siamo più una regionale al collasso».
L'unità di intenti che, fino a due mesi fa, dava forza al Patto per lo sviluppo è ancora intatta?
«Con le categorie sociali certamente sì: non è mai stata più forte di adesso».
Dal punto di vista politica, invece, sembra che l'unità sia venuta un po' meno, con i recenti attacchi del centrosinistra alla sua giunta. E' un'impressione sbagliata?
«Dal punto di vista politico contano i fatti e non le dicerie o le piccole rivalità».
E i fatti cosa raccontano?
«Mi dicono che, da due anni e mezzo, ho una giunta e una maggioranza molto compatte. Altrimenti non sarei riuscito ad avviare e realizzare riforme radicali come, per esempio, la riduzione da 11 a 4 delle comunità montane».
E i rapporti con l'opposizione?
«L'opposizione purtroppo è sempre molto violenta nei toni e nei termini che usa e, a volte, mira a distruggere la credibilità della persona anche sul piano personale. Quello che noto, comunque, è la differenza fra ciò che si dice quanto ci si incontra in privato e i toni impiegati nei comunicati e nelle dichiarazioni ufficiali».
Il presidente di Confindustria Abruzzo, Mauro Angelucci, sostiene che i parlamentari abruzzesi non fanno molto per sostnere l'Abruzzo. E' d'accordo?
«Mi sembra che i nostri parlamentari abbiano dato prova di compattezza nel lavoro di sostegno all'Abruzzo. La critica di Angelucci nasce forse dal fatto che è abituato a pensare al lavoro del parlamentare così come avveniva nella Prima repubblica. All'epoca quando si discuteva la Finanziaria si valutava un parlamentare dalla sua capacità di infilare quante più cose poteva nella legge. Oggi questo non è più possibile per nessun parlamentare perché le leggi finanziarie sono blindate».
Come si valuta oggi la capacità di un parlamentare di farsi interprete delle ragioni del suo territorio?
«E' importante la capacità di seguire, ogni giorno, le questioni che riguardano l'Abruzzo nelle iniziative del governo. E questo è stato fatto da tutti. Penso, per esempio, al post-terremoto o alla zona franca o al decreto sulle infrastrutture: tutte questioni in cui c'è stato un forte sostegno da parte dei nostri deputati e senatori che hanno lavorato con i ministeri».
Quelli di centrodestra come quelli di centrosinistra?
«Non posso fare distinzioni. Non ricordo di aver mai sentito un ministro dire di un parlamentare abruzzese come di una voce di segno contrario».

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