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Pescara, 14/04/2026
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27/06/2011
Il Centro
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Legnini: «Chiodi, basta scuse» Il centrosinistra: parla di unità, non ci ha mai chiamato |
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PESCARA. «L'invocazione all'unità nel confronto con il debole e confuso governo nazionale, Chiodi non la deve rivolgere a noi. Il governatore non ci ha mai chiamato ad un confronto, mai, neanche con una telefonata. Ha preferito, lui e gli altri, di adagiarsi sulla comodità delle appartenenze amicali e di partito piuttosto che mobilitare tutte le energie della regione su obiettivi concordati e su un nuovo progetto per fare uscire l'Abruzzo da una delle fasi più drammatiche della sua storia». Il senatore Pd Giovanni Legnini dice di essere «sconcertato» dalle affermazioni del presidente Chiodi nell'intervista di ieri sul Centro. Con lui ci sono gli altri rappresentanti dell'opposizione di centrosinistra che vogliono rispondere e correggere il governatore lì dove secondo loro, «appare su un altro pianeta». Il centrosinistra non si tira indietro, ma in pratica dice al governatore di non accampare scuse. «Il problema della trattativa con il governo sulle risorse speciali, Fas e infrastrutture, sarebbe l'eccesso di crescita rispetto alle altre Regioni e quindi la debolezza nel rivendicare interventi aggiuntivi», riprende Legnini citando l'intervista di Chiodi, «sono parole incredibili, a parte che di risorse straordinarie negli ultimi tre anni non ne abbiamo viste e sono state tolte anche quelle ordinarie, mi chiedo in quale mondo immaginario viva il nostro presidente. L'eccezionale gravità della situazione economica e sociale abruzzese ha fatto invocare dalle parti sociali abruzzesi, con l'immediato sostegno del Pd, l'apertura della vertenza Abruzzo poi trafusa nel Patto per lo sviluppo, mentre oggi il problema sarebbe che c'è troppa crescita. Ma dove attinge questi dati?». Il senatore pd si domanda se Chiodi sa che nel Pil regionale sono imputate anche le risorse per fare fronte all'emergenza post-terremoto. «E lo sa che in due anni in Abruzzo abbiamo 30 mila disoccupati in più e che decine di migliaia di famiglie stanno scivolando sotto la soglia di povertà? E poi, sulla rivendicazione del non-aumento delle addizionale della sanità, Chiodi deve ricordare che gli aumenti decisi dalle altre Regioni in Abruzzo sono vigenti da più di due anni. Il tema per noi è un altro: nel piano di rientro dal deficit sanitario del 2007 era prevista l'eliminazione o la riduzione delle addizionali a partire da quest'anno. Perché non si sta facendo? Perché i conti della sanità non tornano ancora, checché se ne dica, e tra le cause vi è un nuovo dissesto dovuto alla mobilità passiva, e cioè l'aumento vertiginoso di chi va a curarsi fuori regione e noi dobbiamo pagare il conto, passato dai 3 milioni del 2007 ai 32 nel 2010 con tendenza all'aumento ulteriore». Anche l'altro parlamentare abruzzese del Pd, il deputato Giovanni Lolli, sottolinea il fatto di «non aver mai avuto la gioia di incontrare Chiodi in un incontro ufficiale malgrado io l'abbia sollecitato»: «Il presidente dovrebbe ripartire dalla piattaforma sociale che è stata composta da partiti, associazioni e sindacati su nostra sollecitazione, per affrontare gli interessi generali dell'Abruzzo, ma lo deve fare realmente insieme a tutti noi per fare massa critica, gioco di squadra. Non può chiedercelo quando gli fa comodo e dopo aver fatto come gli pare». Il deputato pd condivide che manca un progetto sull'Abruzzo e, afferma, che la responsabilità principale è di Chiodi. Quindi si sente di parlare anche a nome dei parlamentari abruzzesi della maggioranza per denunciare un effettivo distacco con la Regione: «Non siamo coordinati con le istituzioni e non capisco perché. Se Chiodi vuole lavorare insieme, ci chiami e discutiamo partendo dalla piattaforma sociale per poter andare dal governo, lo ripeto, non con il cappello in mano. Se, invece, pensa di chiamarci per ricevere solo sostegno a questa sua visione un po' personale non si va da nessuna parte». Il segretario regionale del Pd Silvio Paolucci replica a Chiodi nella parte in cui il governatore accusa l'opposizione di essere schizofrenica nelle affermazioni: «Probabilmente il governatore è un po' permaloso. Il Pd ha sottoscritto il Patto per lo sviluppo e a metà luglio saremo a Roma a difendere le ragioni dell'Abruzzo: non mi pare un linguaggio violento. Dopo due anni e mezzo è necessario trovare il modo di portare all'Abruzzo risultati tangibili, come i 500 milioni che il governo Prodi assegnò all'Abruzzo e che il centrodestra ha annientato. Anche perché la ripresa dell export, peraltro parziale a settori e fabbriche specifiche, non è un risultato accreditabile alla giunta regionale. Tant'è che è una ripresina senza occupazione». Il capogruppo in consiglio regionale dell'Idv Carlo Costantini sostiene che Chiodi non ha la minima idea sul significato di unità: «Lui non può essere nemmeno criticabile perché gestisce tutto da solo, in condizioni di segretezza. E poi un'attività criticabile dev'essere legata a una strategia, a un obiettivo percepibile. Chiodi, non avendo strategia, bisogna solamente rimuoverlo». Costantini ha una proposta: «Il Patto per lo sviluppo ha per obiettivo le risorse, ma siccome è difficile averle, perché non vengono individuate subito 5 risorse a costo zero e quindi alla portata della Regione?». Il consigliere Idv pensa ad esempio a una legge sulla trasparenza amministrativa. «Nessuno sa che attività svolgono i commissari degli enti regionali», ricorda. Costantini fa un'altra osservazione: «Non ho mai sentito Chiodi dire qualcosa per combattere la corruzione e l'evasione fiscale, eppure occorre introdurre solamente alcune elementi correttivi che non costano nulla». «Credo che il vero problema sia l'inconsistenza culturale prima ancora che politica delle classi dirigenti, incapaci di immaginare prospettive di sviluppo diverse dal passato», sembra rispondergli Maurizio Acerbo consigliere di Rc, «ricordo che Chiodi ha annunciato una riforma meritocratica nelle nomine, ma il risultato è stato Amicone all'Arta e il portaborse del senatore di Pastore come difensore civico». Un'annotazione Acerbo la riserva a Confindustria: «Il fatto che alcuni esponenti, schierati apertamente nell'area di centrodestra, prendano le distanze dalla maggioranza, lascia il dubbio che si tratti dei soliti riposizionamenti ai quali ci ha abituato l'Abruzzo». «Abbiamo evitato il fallimento», ricorda a tutti l'assessore regionale al Bilancio Carlo Masci (Rialzati Abruzzo) riprendendo le cifre di Chiodi: «Il nostro risanamento è stato giudicato un vero e proprio miracolo al tavolo romano della Conferenza delle Regioni e certificato anche da Moody's che non ci ha messo sotto osservazione grazie ai conti non più fuori controllo come nel passato». E per quel che riguarda l'appuntamento di metà luglio a Roma Masci non dà alternative: «Le uniche risorse disponibili sono da trovare nei fondi europei e non nelle pieghe del bilancio come suggerisce la Cgil».
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