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Data: 27/06/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Berlusconi: sì a rigore e prudenza ma è scontro sulla manovra. Crosetto attacca: misure da psichiatra, Tremonti vuol far saltare tutto

Dal Cavaliere appello alle opposizioni: «Collaborino, arriveremo al 2013»

ROMA - Alle sette e mezzo di domenica mattina, sul sito dei Promotori della Libertà, il Cavaliere posta la sua omelia alle truppe scelte del Pdl, in cui traccia il bilancio di una «settimana positiva» per governo e maggioranza. Berlusconi sottolinea di essere alla vigilia di un'altra settimana decisiva con in calendario, venerdì primo luglio, l'atteso consiglio nazionale del Pdl che sancirà la nomina di Angelino Alfano alla segreteria del partito. Previsto anche un vertice della maggioranza prima del Consiglio dei ministri di giovedì che metterà nero su bianco la manovra economica e il varo della riforma fiscale. «Dobbiamo proseguire nella nostra politica di prudenza e rigore seguita sino ad adesso. Nella politica di bilancio il governo - afferma il premier - manterrà tutti gli impegni. Sia con l'Unione Europea sia con le famiglie dei risparmiatori e con gli investitori». Premessa l'attenzione dell'esecutivo a far sì che «la manovra e la successiva riforma tributaria non provochino buchi di bilancio», Berlusconi preannuncia che il governo «chiederà al Parlamento la delega per la riforma fiscale prima della pausa estiva, in modo che questa possa essere realizzata e andare in vigore entro 18 mesi e cioè entro il termine naturale di questa legislatura».
Il presidente del Consiglio lancia anche un appello per la collaborazione sulle riforme alle opposizioni, dal momento che il governo «ha ancora 18 mesi di legislatura davanti e potremmo cercare di impiegarli bene insieme». Berlusconi sottolinea infine che «tutti gli organismi internazionali di controllo hanno dato pareri molto positivi sulla nostra attività di governo, hanno riconosciuto che nei primi tre anni abbiamo operato al meglio e abbiamo posto i conti pubblici in sicurezza, al riparo della speculazione internazionale». Insomma, un discorso - quello del Cavaliere ai «Promotori» - che pare un inno all'azione del più importante quanto discusso, soprattutto all'interno della maggioranza, dei suoi ministri. Quel Giulio Tremonti alla cui linea di rigore le parole di Berlusconi sembrano pienamente aderire. Ma, all'improvviso - anche se non del tutto a ciel sereno - arrivano nel meriggio estivo proprio sulla testa del ministro dell'Economia i fulmini di un fedelissimo del Cavaliere, come il sottosegretario alla Difesa, Guido Crosetto, già responsabile economico di Forza Italia fino all'inizio di questa legislatura. La pesantezza delle critiche alla politica tremontiana sono più da accanito oppositore che da sodale di maggioranza: «Le bozze filtrate sulla manovra andrebbero analizzate da uno psichiatra», afferma in un colloquio con l'Ansa Crosetto, per il quale è «ormai evidente» che Tremonti vuole «far saltare banco e governo».
Secondo il sottosegretario, che molti sospettano abbia dato voce a un vasto schieramento di critici silenziosi del superministro che potrebbe addirittura comprendere lo stesso premier, non si salva nulla della politica economica di via XX Settembre: «In questi tre anni ha tenuto in vita il Paese malato, ma mettendolo in coma farmacologico. Non è voluto andare nel dettaglio della spesa pubblica, preferendo tagli senza razionalità. Non ha capito che l'economia reale andava aiutata e, anzi, l'ha bloccata con regole di oppressione fiscale uniche al mondo. Ha promesso aiuto alla piccola e media impresa, ma in realtà ha flirtato con le grandi banche e i grandi gruppi». La requisitoria di Crosetto prosegue con quello che sembra essere un ultimatum: «Tremonti ha cultura e intelligenza non comuni, lo dimostri proponendo un progetto serio al Consiglio dei ministri e alle Camere. Ma nel farlo sia aperto ai miglioramenti perché non è il depositario del verbo». L'ultima parte del discorso del sottosegretario alla Difesa è riservata alle ragioni del suo sfogo: «Mi sono stufato di sentire pontificare chi predica benissimo e razzola malissimo: l'unico ministero che non ha subito tagli alla spesa corrente ma anzi l'ha aumentata è quello di Tremonti, che ha i dirigenti più pagati degli altri».
Apertasi la grana Crosetto in una maggioranza che Berlusconi, nel suo messaggio ai Promotori, si era sforzato di definire «molto forte e coesa», si è subito aperta la querelle se l'attacco del sottosegretario al ministro dell'Economia fosse un attacco isolato o piuttosto la punta di lancia di un vasto schieramento coperto comprendente vari ministri e magari lo stesso Berlusconi. Conscio della spinosità della questione, il portavoce del premier, Paolo Bonaiuti, si affrettava a precisare che quella di Crosetto «è un'uscita a titolo personale», perché sul giudizio complessivo sulla politica economica «fa testo la dichiarazione del presidente del Consiglio ai Promotori della Libertà». Nella serata domenicale nessun altro intervento ufficiale di esponenti della maggioranza, ad eccezione del senatore Pdl Pino Firrariello, che seccamente affermava: «Il ministro dell'Economia presenta una manovra per far cadere il governo e presiederne uno tecnico. Le lobby di petrolio e banche non si toccano. Le sue sono proposte indecenti». Evidentemente avvertito degli interrogativi sulla reale paternità della sua iniziativa, Crosetto in serata precisava: «Dopo tre anni di silenzio, ho espresso il mio pensiero senza il mandato di nessuno». Ma, aggiungeva significativamente il sottosegretario: «Non so quanti nel governo, dal presidente del Consiglio in giù, la pensino come me. Ma quando devo dire qualcosa la dico rispondendo solo alla mia coscienza e assumendomene la responsabilità politica».

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