Il ministro degli Interni: indispensabile iniziare per fine mese
Manifestanti pronti a resistere, in campo anche l'esercito
TORINO - Con le buone o con le cattive i lavori della Tav partiranno entro il 30 giugno. Se necessario l'esercito è pronto ad intervenire in Val di Susa, dove cresce l'attesa. Da quelle parti le tensioni si respirano nell'aria. Nessuno è intenzionato a fare un passo indietro. Il governo italiano intende rispettare gli impegni presi con l'Unione Europea e con la Francia. La scadenza inderogabile è il 30 giugno. Bisogna aprire il cantiere del tunnel esplorativo della Torino-Lione, per cui il Cipe ha stanziato 143 milioni di euro. Niente rinvii. Non più. Non la pensa così il Movimento No Tav. Ieri sera poco prima delle ore 21 circa duemila manifestanti si sono dati appuntamento a Chiomonte, proprio dove il cantiere dovrebbe partire, per una fiaccolata che dalla stazione ferroviaria ha sfilato al presidio della Maddalena, da fine maggio base operativa dei No Tav, che faranno di tutto per cercare di bloccare un'opera che ritengono «inutile e dannosa». Roberto Maroni è di parere opposto. «L'opera si fa, se no diciamo addio alle centinaia di milioni del contributo Ue, ma soprattutto ai collegamenti con l'Europa, e quindi diciamo addio al futuro» ha rilanciato a muso duro il Ministro dell'Interno. Nell'affrontare la vicenda dell'apertura del cantiere si rifugga «da ogni forma di violenza diretta o indiretta» e non se ne faccia «un problema di ordine pubblico, ma di esercizio concreto di democrazia». Questo è l'auspicio dell'Ufficio Pastorale Sociale e del Lavoro della Regione Ecclesiastica piemontese. Alla fiaccolata ieri sera c'era pure Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista, che teme una rappresaglia delle forze dell'ordine: «A Chiomonte ci sono oltre 2000 tra poliziotti, carabinieri e finanzieri, numeri che sono vicini a quelli della nostra presenza in Afghanistan. Questo spiegamento di forze si configura come la più grande operazione di polizia dai tempi delle giornate di Genova nel 2001». Roberto Cota, presidente della Regione Piemonte, auspica buonsenso e soprattutto che il cantiere parta senza problemi: «Voglio lanciare un appello a tutti, questo non è il momento di creare tensioni, ma bisogna far quadrato per realizzare questa opera: vedo una forte coesione anche nella popolazione del posto, perché quest'opera non è contro la Val di Susa, ma a favore, un valore aggiunto per il territorio e per tutta l'Italia».
Insomma la lunga attesa sembra essere finita. Dopo il tentativo del 23 maggio scorso, quando, in piena notte, una sassaiola fermò l'arrivo degli operai delle società incaricate di avviare i lavori, questa volta non si potrà più rinviare. Le prossime ore la Val di Susa sarà invasa da un migliaio di militari, che dovranno presidiare il cantiere e fare sgomberare gli oppositori, giunti a centinaia già ieri sera per partecipare alla fiaccolata. Resistere, resistere, resistere. Questo l'intento dei No Tav. Il ministro Maroni è stato categorico: «Chi si oppone, non credo che riuscirà a fermare il cantiere, non deve farlo, perché vuol dire arrecare un danno gravissimo soprattutto alle future generazioni, vuol dire far perdere due punti di Pil al Piemonte». Gli oppositori non demordono. «Le ragioni del no sono tante e documentate - hanno ribadito anche ieri sera gli amministratori delle liste civiche No Tav - da quelle ambientali a quelle economiche. E i fatti dimostrano che a dire no alla Torino-Lione sono tantissimi». Un appello «alla politica e alle istituzioni» affinché si sospenda l'inizio dei lavori ed evitino l'intervento della Polizia, che sarebbe «sbagliato e controproducente», è stato lanciato da un gruppo di intellettuali, fra i quali don Luigi Ciotti, Valentino Parlato, Carlo Petrini, Giuseppe Giulietti e il segretario generale della Fiom-Cgil, Maurizio Landini. Il timore è che in Valle si ripetano, e che anzi siano ancora più gravi, i disordini scoppiati nel dicembre 2005, quando il popolo No Tav si era radunato ad assediare il cantiere di Venaus, dove si sarebbe dovuto scavare il tunnel esplorativo previsto nel primo progetto elaborato, poi accantonato. Questa volta non sarà possibile tornare indietro: con le buone o con le cattive il cantiere partirà entro il 30 giugno.