PESCARA. Errore, scarsa visione strategica che rischia di alimentare ulteriore caos. Ma anche scelta inevitabile, considerando il punto in cui sono le agenzie regionali: baracconi privi di risorse lasciati a vivacchiare, il cui obiettivo primario è quello di pagare gli stipendi al personale senza garantire apprezzabile valore aggiunto. Così le opposizioni reagiscono al riordino dei cosiddetti enti strumentali, che ieri ha registrato l'approvazione in giunta regionale dei primi due azzeramenti: azienda di promozione turistica (Aptr) e agenzia di sviluppo agricolo (Arssa). Nei prossimi giorni, si passerà certamente alla soppressione di Abruzzo Lavoro e Arit, mentre resta in attesa di un più approfondito vaglio di legittimità la possibilità di smantellare anche l'Agenzia sanitaria regionale.
L'annuncio del presidente Chiodi, e della giunta al completo riunita ieri in viale Bovio, a Pescara, arriva all'indomani delle indiscrezioni anticipate dal Centro. Decisione che non mancherà di suscitare reazioni forti nella «regione verde d'Europa», quell'Abruzzo che improvvisamente decide di fare a meno, caso unico in Italia, di un'agenzia di promozione turistica. Ma il governatore non vuole sentir parlare di tagli, neppure di ridimensionamento delle funzioni tradizionalmente assegnate a Aptr e Arssa. Al contrario, parla di «svolta epocale, che solo questo governo e questa maggioranza politica sono in grado di portare avanti».
«Operazione di facciata», replicano a botta calda il segretario del Pd Abruzzo Silvio Paolucci e il capogruppo regionale, Camillo D'Alessandro. Critiche che tuttavia si concentrano non tanto sul merito della riforma, quanto nel modo in cui è stata approntata.
«Una riorganizzazione era inevitabile» ammettono i due leader del Pd, «ma è avvenuta senza il confronto con i sindacati, che è obbligatorio per legge. E soprattutto porterà risparmi esigui, perché i dipendenti saranno trasferiti alla Regione. Anzi», proseguono Paolucci e D'Alessandro, «proprio questo punto rischia di ottenere l'effetto contrario, perché potrebbe moltiplicare i contenziosi e persino le spese».
Toni che non sono piaciuti al coordinatore del Pdl, Filippo Piccone. «Quando si parla di riduzione dei costi della politica», attacca il senatore marsicano, «il centrosinistra si sente toccato nel vivo e reagisce in maniera scomposta».
Ma vediamo, nel dettaglio, il primo effetto parziale della riorganizzazione. Per Aptr (49 dipendenti più 18 stagionali) e Arssa (239 addetti), il personale sarà trasferito nelle direzioni regionali di competenza. Alla voce risparmi, l'assessore Mauro Febbo calcola che, solo per Arssa, sarà possibile ridurre i costi di un milione 245mila euro, così ripartiti: 188mila per il direttore generale, 240mila per i due direttori di area, 82mila euro per il collegio dei revisori dei conti; oltre 600mila euro per Irap, 25mila Ires e 104mila Ici.
Quanto ai costi politici, Chiodi glissa sui contrasti interni al Pdl e preferisce guardare al bicchiere mezzo pieno. «Il messaggio è chiaro», dice il presidente, «esiste una classe politica responsabile che mira a governare questa regione nel pieno rispetto del principio di buona amministrazione, liberando l'Abruzzo da un sistema di enti controllati che ha alimentato finora la parte più negativa della politica regionale». Per le opposizioni, una riforma vera sarebbe dovuta passare invece attraverso una procedura partecipata e trasparente. « E' un errore», commenta il capogruppo dell'Idv, Carlo Costantini, «ma di cui bisogna prendere atto. Perché le agenzie, e penso soprattutto all'Aptr, devono essere dotate di risorse per poter incidere. Eppure la decisione di sopprimerle si carica di considerazioni politica: se chiudi gli enti strumentali vuol dire che hai rinunciato del tutto a una strategia e che ti limiti a gestire il contingente».