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Data: 28/06/2011
Testata giornalistica: La Repubblica
Anche la Lega boccia la Manovra Tremonti minaccia le dimissioni

ROMA - Sarà un 'vertice' a tre a tracciare la linea sulla manovra: Silvio Berlusconi, Giulio Tremonti e Umberto Bossi si vedranno in mattinata. Prima di qualsiasi altro confronto, secondo quanto si apprende, la manovra sarà oggetto di discussione di un incontro preliminare, lontano da occhi indiscreti, tra il ministro dell'Economia, il premier e il leader del Carroccio. La riunione ristretta servirà a preparare i colloqui che si terranno successivamente a palazzo Grazioli.

In via del Plebiscito arriveranno poi i capigruppo del Pdl, lo stato maggiore leghista e i rappresentanti dei Responsabili. Ma alle 18,45 si dovrebbe tenere anche una riunione dei ministri, proprio per "pesare" le ricadute del piano triennale sui singoli dicasteri. Soltanto dopo i vari incontri in programma si avrà, quindi, un quadro più chiaro della situazione. Il ministro dell'Economia è determinato a rispettare gli impegni presi con l'Europa. Bisogna - questo il ragionamento che viene riferito da fonti parlamentari - andare avanti sulla linea del rigore.

Il Carroccio e il partito di via dell'Umiltà chiedono al responsabile di via XX settembre di recepire le proprie richieste. La Lega - si è riunita anche oggi in via Bellerio - insiste sulla revisione del patto di stabilità interno, sul no all'innalzamento dell'età pensionabile, sulla necessità della riforma fiscale; anche nel Pdl sono state avanzate proposte specifiche e le parole di protesta pronunciate ieri da Guido Crosetto vengono sposate nel
partito di maggioranza anche da altri parlamentari. Contatti tra Tremonti e Berlusconi ci sarebbero stati anche oggi a Milano.

Il malessere, dunque, serpeggia tra i deputati dell'intera coalizione e potrebbe sfociare in clamorose decisioni. "Noi - è il 'refrain' di molti deputati e senatori del Pdl - questa manovra così non la votiamo". C'è chi ha intenzione di far girare documenti a Montecitorio e a palazzo Madama per esigere subito un cambiamento di rotta. Ma il presidente del Consiglio - riferiscono fonti parlamentari - pur chiedendo al ministro dialogo aperto e aggiustamenti, non mette in dubbio l'impianto della manovra e allo stesso tempo punta sulla riforma fiscale.

Del resto, il responsabile del Tesoro continua a ribadire la gravità del momento economico e l'esigenza di tenere in ordine i conti pubblici e di rispettare gli impegni imposti dall'Unione europea. Al di là della riunione del Cdm di giovedì - in previsione della quale ci potrebbero essere alcuni ritocchi - resta sullo sfondo il timore del superministro per il solito assalto alla diligenza in Parlamento. In realtà, sottolineano le stesse fonti di maggioranza, nulla è ancora deciso e c'è anche chi accredita l'ipotesi di una correzione dei conti per il 2011 subito e di un rinvio alla prossima settimana del resto della manovra che complessivamente si dovrebbe aggirare intorno ai 40 miliardi.

In ogni caso ogni decisione verrà ponderata nell'incontro "ristretto" tra Berlusconi, Bossi e Tremonti. In quell'occasione si discuteranno anche le altre questioni sul tappeto. Il premier, sconcertato - secondo chi gli ha parlato - per alcune ricostruzioni fatte dai Pm di Milano sul "caso Ruby", è convinto di poter convincere Bossi e Tremonti sull'urgenza dell'intervento a Napoli e sulla necessità di fermare l'abuso delle intercettazioni.

Chiaramente, però, il piatto forte resta la manovra. Alle preoccupazioni di Tremonti fanno da contraltare quelle dei ministri determinati a difendere i singoli budget dei dicasteri.

Domani poi sono in programma anche incontri per definire le strategie per il Cn del Pdl. Nel pomeriggio di oggi si sono visti i 'formigoniani', nei prossimi giorni si incontreranno gli scajoliani, gli alemanniani e i ministri di 'Liberamente'.
C'è chi ipotizza un asse tra le varie componenti per chiedere un azzeramento delle cariche interne in vista del "nuovo corso". Le varie anime del partito sono in fibrillazione: il neosegretario di via dell'Umiltà chiede pieni poteri e, perlomeno in questa fase, non sarebbe disposto ad accogliere una richiesta di "direttorio".

Tremonti minaccia le dimissioni
"Non accetto di fare la fine della Grecia"

Chi ha sondato il ministro lo ha trovato impermeabile ad ogni richiesta. Berlusconi: stavolta finisce male. E per la successione spunta il nome di Bini Smaghi

È UNA GUERRA di nervi quella tra Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti, ma l'epilogo è vicino. E potrebbe portare a un clamoroso abbandono del ministro dell'Economia proprio alla vigilia della presentazione della manovra. I segnali ci sono tutti, le voci nel governo si rincorrono. Chi ha sondato Tremonti riferisce che il ministro resta impermeabile a ogni richiesta di ammorbidimento della manovra. "Chi parla in questi termini - ripete Tremonti - non ha capito cosa sta succedendo sui mercati. Venerdì scorso lo spread tra Btp e Bund ha sfondato il record, pensavamo fosse finita, e oggi il differenziale ha raggiunto i 223 punti: 9 in più rispetto a venerdì". Ma le prediche di Tremonti restano inutili. Ha un bel dire il ministro che "rischiamo la Grecia", che lui non metterà mai la firma su una manovra all'acqua di rose che possa "mettere a rischio i titoli pubblici e quindi i risparmi di milioni di famiglie italiane". Berlusconi non ci sente, Bossi nemmeno. Eppure a Via XX Settembre la risposta per ora è ancora più netta: "Va a finire che i nostri btp diventeranno come i Tango-bond. I mercati non ci perdonerebbero una manovra soft".

Questa mattina i tre si vedranno prima del vertice di maggioranza per tentare un'ultima mediazione. Ma Tremonti avrebbe persino deciso di disertare il summit allargato a palazzo Grazioli per non farsi mettere in un angolo. Giocando la carta finale, quella minaccia di dimissioni che dovrebbe riportare
alla ragione i due azionisti del centrodestra, Bossi e Berlusconi. E tuttavia, se in passato questa tattica ha prodotto risultati, sembra proprio che il premier stavolta non sia dell'idea di trattenere Tremonti. Lasciandolo andare, insalutato ospite, al suo destino. La violenta polemica scatenata contro il ministro da un fedelissimo del premier, Guido Crosetto, è stata la spia del malumore che cova a palazzo Grazioli. "Sono stanco - dice in privato il Cavaliere - di sentirmi dire: o così o niente. Questa volta Giulio, se insiste, potrà essere sostituito". Decisioni non sono ancora state prese, si tratta al momento di una partita a scacchi appena iniziata tra due giocatori - Berlusconi e Tremonti - che conoscono a menadito ciascuno le mosse dell'altro. "Io - osserva il premier - condivido l'obiettivo del pareggio di bilancio, la tutela del debito italiano. Ma Tremonti non propone nulla per lo sviluppo e se il Pil non cresce, anche il rapporto con il debito è destinato a peggiorare". Sono due "verità" al momento inconciliabili e destinate a cozzare.

Oltretutto, a peggiorare il clima, c'è anche una certa ruvidezza del personaggio, che sta facendo andare fuori dai gangheri i suoi colleghi di governo. "Nessuno di noi conosce questa benedetta manovra - confida un ministro furioso - , Tremonti non ce l'ha fatta leggere. Ma se pensa di fare come l'altra volta, di farci votare in 3 minuti un pacco misterioso, si sbaglia di grosso".
Tremonti non si è fatto molti amici neppure in Parlamento, dove il progetto di tagliare i costi della politica ha fatto andare sulle barricate mezza maggioranza. "Quello che tagliò meglio di tutti i costi della politica - ricorda il ministro Gianfranco Rotondi - fu il cavaliere Benito Mussolini. E anche allora i giornali applaudirono. Questo non significa che fosse una cosa giusto. Oltretutto è come se il Cda di un'azienda pensasse di andare avanti insultando e prendendo a schiaffi gli azionisti: i parlamentari alla fine si arrabbiano e ti mandano a casa, tanto dal primo maggio non si può più minacciare elezioni anticipate. E io a casa non ci voglio andare".

L'arma forte di Tremonti, quella con cui è certo di poter mettere ancora una volta a tacere tutte le critiche, è ovviamente la minaccia di un attacco fenomenale della speculazione. Il rischio c'è, è concreto, e il crollo simultaneo di tutti i titoli bancari lo scorso venerdì è stata un'avvisaglia di quello che potrebbe accadere. Anche Napolitano predica cautela e vigilia sulle mosse del governo. Per questo il Cavaliere, consapevole che la linea di Tremonti al momento è "dopo di me il diluvio", per rafforzare la sua posizione negoziale si sta dando da fare per immaginare un sostituto. Purtroppo per lui i nomi spendibili, quelli davvero in grado di rassicurare i mercati, non sono molti e quei pochi titolati non hanno intenzione di farsi arruolare in un esecutivo dalle prospettive incerte. Ma nelle ultime ore si sta facendo strada un candidato su tutti gli altri: Lorenzo Bini Smaghi. Membro del board della Bce, Bini Smaghi è in corsa per andare al vertice della Banca d'Italia dopo l'accordo raggiunto all'ultimo Consiglio europeo sulle sue dimissioni da banchiere europeo. Un nome in grado di tranquillizzare i mercati, soprattutto se iniziasse a circolare da subito, su cui il Quirinale non potrebbe sollevare obiezioni.

Al momento tuttavia si tratta solo di voci dentro il governo, la partita deve ancora cominciare. Giorni fa, sicuro del fatto suo, Tremonti ha ricordato un aneddoto a un amico, a dimostrazione che il Cavaliere fa la faccia feroce ma alla fine si rivela un agnellino. "L'anno scorso ci provò allo stesso modo ad evitare la manovra. Mi disse: ma perché non facciamo un bel condono? Poi se andò a via dei Coronari, in giro per antiquari, e dichiarò alle agenzie che lui il decreto ancora non l'aveva firmato. In realtà la manovra stava già sul tavolo di Napolitano per la promulgazione".

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