L'Irap sarà assorbita nel fisco federale, in bilico l'aumento Iva
di LUCA CIFONI
ROMA Tre aliquote Irpef con scaglioni e detrazioni da definire, un possibile aumento dell'Iva - che incontra però molte resistenze - e una graduale cancellazione dell'Irap destinata di fatto a trasformarsi in tributo federale. Più l'armonizzazione al 20 per cento del prelievo sulle rendite finanziarie. Questo schema di riforma fiscale è contenuto in un documento consegnato alle parti sociali, che ieri ha incassato un parere positivo di massima da Confindustria. Intanto oggi con il vertice di maggioranza e con un pre-Consiglio aperto agli stessi ministri entra nel vivo la definizione della manovra correttiva, che potrebbe contenere anche un pacchetto di liberalizzazioni con misure in tema di carburanti e di ordini professionali, con una funzione di spinta alla crescita
La nuova Irpef. Il meccanismo su cui si ragiona in vista della delega è sempre quello ipotizzato dallo stesso Tremonti già nel Libro Bianco del 1994. Dunque tre aliquote fissate al 20, 30 e 40 per cento. L'effetto di semplificazione è garantito, ma la ricaduta sul singolo contribuente dipenderà naturalmente dalla definizione degli scaglioni di reddito e del sistema di detrazioni e deduzioni a partire da quelle per lavoro e pensione. Sulla carta, ad esempio, l'ultima aliquota al 40 per cento (dall'attuale 43) avvantaggia sensibilmente i redditi più alti ma il beneficio andrà confrontato con la possibile cancellazione di agevolazioni anche pesanti come quelle sugli interessi dei mutui: gli sgravi di questo tipo saranno probabilmente concentrati sui contribuenti a basso reddito sotto forma di aiuto alla famiglia.
Iva, Irap e rendite. Sul tavolo c'è l'innalzamento di un punto sia dell'aliquota ordinaria dell'Iva (20 per cento) sia di quella intermedia fissata al 10. Ma è un'ipotesi che incontra molte perplessità, dai commercianti ad una parte del sindacato, e potrebbe quindi alla fine essere accantonata. Il documento circolato ieri parla anche di graduale cancellazione dell'Irap a partire dal 2014. Siccome non è ipotizzabile la rinuncia ad un gettito che nel 2010 valeva 33,6 miliardi (di cui 23,3 versati dai privati, il resto dalla stessa pubblica amministrazione) il percorso è quello di una confluenza dell'imposta nel nuovo impianto del federalismo fiscale, con una diversa denominazione. Già ora del resto l'Irap è un tributo regionale, seppur riscosso a livello centrale. Quanto alle rendite finanziarie l'armonizzazione del prelievo al 20 per cento dovrebbe partire dal prossimo anno. Resterebbero esclusi e quindi tassati al 12,5 i rendimenti dei titoli di Stato, mentre scenderebbe dall'attuale 27 l'imposizione sugli interessi dei depositi bancari e postali.
I tagli. Il menu degli interventi di risparmio è molto ampio, ma il punto di equilibrio sarà fino all'ultimo oggetto di mediazione. Dalla sanità è atteso un contribuito di almeno 5 miliardi da ottenere con l'introduzione dei costi standard, oltre ad altre misure di razionalizzazione. E un sacrificio più o meno analogo verrebbe richiesto ai ministeri. Anche gli enti locali dovranno fare la propria parte, ma per i Comuni virtuosi accanto ai minori trasferimenti è previsto l'allentamento dei vincoli del Patto di stabilità. Il piano per il pubblico impiego prevede il blocco del turn over (ossia della sostituzione dei lavoratori che vanno in pensione) e la proroga del congelamento degli stipendi. Per i dirigenti il prelievo del 5 per cento sulla retribuzione partirà dai 70.000 euro (per la parte eccedente). In tema di pensioni il pacchetto comprende l'anticipazione dell'aggancio dell'età di uscita all'aspettativa di vita e l'aumento graduale a 65 anni della soglia per la pensione di vecchiaia per le lavoratrici private. I fondi Fas potrebbero subire una nuova sforbiciata e si valuta l'azzeramento dei mutui non erogati nell'ambito della legge obiettivo
Le liberalizzazioni. Il governo vorrebbe affiancare ai tagli, per loro natura indigesti, interventi in grado di stimolare la crescita. Verrebbero quindi riprese alcune misure in materia di concorrenza, già proposte e poi accantonate come il riassetto della rete di vendita dei carburanti. E in nome della libertà d'impresa verrebbe affrontato un tema sempre sollecitato da organismi come Ocse e Fmi, quello dell'apertura al mercato degli ordini professionali.