Queste le prime indicazioni dalle imprese dopo l'abrogazione dell'articolo 23-bis Nessun vuoto legislativo secondo gli enti pubblici riuniti in Federmobilità: restano il 422 e il Regolamento Ue 1370 In house più facile ed esteso
La sensazione è di essere stati travolti da un uragano per caso. All'indomani del referendum che ha abrogato l'articolo 23-bis, il mondo del trasporto pubblico locale è consapevole di essere «vittima innocente» dei comitati che miravano a tutelare l'acqua e hanno tirato dentro anche gli sforzi del Tpl di emanciparsi dalle gestioni dirette (si veda anche Trasporti n. 7/2011, ndr). Ma non si perde tempo: già nascono strategie e indirizzi che potrebbero portare lontano dall'assetto della riforma Fitto-Ronchi. La prima indicazione arriva da Federmobilità. L'associazione che raggnippa gli assessori ai Trasporti di Comuni, Province e Regioni, quindi i diretti attuatoli delle scelte sul Tpl, già guarda oltre il semplice riferimento alle aste pubbliche. «Vero è che sul piano tecnico l'abrogazione dell'articolo 23-bis non determina un vuoto legislativo in quanto rimane in vigore il 422/1997 e per effetto della legge 99/2009 si applica il regolamento comunitario n. 1370 del 2007 che di fatto consente, oltre alle gare, altre forme di affidamento diretto come l'in house - spiegano dall'associazione -. Sicuramente l'esito referendario allarga le possibilità per gli affidamenti in house. È anche un'opportunità per una più approfondita valutazione sulla maggiore rigorosità della normativa nazionale rispetto a quella comunitaria: per esempio, i termini di scadenza del periodo transitorio italiano appaiono assolutamente inadeguati data l'incertezza finanziaria del settore e comunque la prospettiva di finanziamenti insufficienti a garantire la- copertura di nuovi contratti di servizio». Arriva invece, dalle associazioni di categoria - Asstra e Anav - l'invito al legislato- re di considerare il Tpl co me caso a sé, fuori dall'insieme dei servizi pubblici locali. «Prima di tutto serve approfondire - dice Marcello Panettoni, presidente di Asstra - la portata dell'abrogazione per i singoli settori ma soprattutto per il nostro. Dopodiché aspetteremo di vedere quali saranno le reazioni e le decisioni delle istituzioni centrali e locali per noi. Forse tramonterà l'idea di una normativa omnibus per tutti i servizi pubblici locali, perché ognuno di questi ha delle caratteristiche sue talmente specifiche che vanno preservate». D'accordo anche Giuseppe Vinella, presidente di Anav, le aziende private che con il referendum hanno visto sfumare molte possibilità di business. «L'errore del 23-bis - dice Vinella - è stato di prevedere norme per tutti i servizi puhblici locali. Il Tpl è stato travolto dall'acqua. Ora serve un chiarimento dal Parlamento altrimenti il rischio è di procedere a vista con un'incertezza che non fa bene alla nostra industria».
Anche il fronte sindacale torna a chiedere interventi urgenti per il Tpl. «Referendum o no qui il problema è sempre stato la mancanza di regole e risorse - attacca Alessandro Rocchi, segretario nazionale di Filt-Cgil -. Noi siamo convinti che le gare siano un modo per responsabilizzare le aziende, ma la struttura dell'articolo 23-bis era molto debole: mancavano le tutele necessarie per i lavoratori. Abbiamo chiesto la clausola sociale, ma è rimasta lettera morta. Ora la strada sia la definizione del contratto della mobilità».