MOBILITÀ A FIRENZE In mano pubblica resta solo il patrimonio immobiliare. La svolta in un summit ieri a Palazzo Vecchio Ecco come l'azienda di bus cercherà compratori: obiettivo il bando unico della Regione sul trasporto La decisione
TOMMASO GALGANI FIRENZE fircro@unita.it Le decisione è sostanzialmente presa, anche se l'ok ufficiale dovrebbe esserci solo domani all'assemblea dei soci (dove si voterà il bilancio consuntivo, che dopo anni di rosso fa segnare un pareggio): Ataf, che varrebbe sui 10 milioni di euro, sarà venduta ai privati al 100% delle quote e non solo al 40% come ventilato finora, risultando così più "appetibile". È stato deciso ieri a Palazzo Vecchio, alla presenz a d e i s i n d a c i d e i c o m u n i s o c i dell'azienda fiorentina di bus pubblici. Si è dunque seguito, anche se serviranno approfondimenti, il suggerimento dell'advisor, l'unione di studi legali che da mesi, per conto di Ataf, A questo punto studia il processo. Ataf, oggi pubblica al 100%, sarà divisa in due società. Una, Ataf Reti, interamente pubblica, che si accollerà il debito strutturale dell'azienda (sui 14 milioni di euro): qui confluiranno i beni immobili (depositi e sedi), le paline, le pensiline e una ventina di lavoratori dei settori amministrativi. L'altra, Ataf Gestione Srl, che sarà messa in vendita sul mercato al 100%: vi saranno compresi parco bus, autisti e controllori di titolo (un migliaio di persone circa). , l 'advisor ha mandato di mettere sul mercato queste quote. Si farà un bando europeo per cercare compratori. Fermo restando che è centrale, in questa operazione, l'annunciato bando unico della Regione per il trasporto pubblico che dovrebbe vedersi in sei mesi. Chi lo vince, gestirà tutto il trasporto pubblico toscano. Chiaro che questa prospettiva può allettare i privati a entrare in Ataf, che parteciperà al bando unita ad altre aziende di trasporto come Sita e Lazzi. In base ai consigli dell'advisor (pagato dall'azienda 90mila euro per il suo lavoro), la vendita di Ataf sarà in due fasi: una prima che costerà un cifra tot, non ancora stabilita, e una seconda che, in caso di vittoria del bando regionale, comporterà un sovrapprezzo per il compratore. Controindicazione per gli aspiranti compratori di Ataf (tra questi, si vocifera di Ratp e Trenitalia): in caso di mancata vittoria al bando regionale, si rischia di restare con un pugno di mosche in mano. Mentre Ataf Reti, la "cassaforte" in mano pubblica, mirerà ad affittare i depositi ad Ataf Gestione Srl per assorbire il debito strutturale ereditato. Nella riunione di ieri a Palazzo Vecchio, il sindaco Matteo Renzi (il cui Comune è il socio di maggioranza di Ataf) ha chiesto ai suoi colleghi di mettere la faccia su questa operazione («non voglio passare sempre io per "berluschino"»). Le risposte sarebbero state affermative: il sindaco di Sesto Gianni Gianassi spiega che «non possiamo più ricapitalizzare Ataf come in passato, i Comuni non ce la fanno più. In vista della gara regionale, ragioniamo anche su come vogliamo le future tramvie e il futuro servizio dei treni». Dal summit, emergerebbe anche che tutti i sindaci, a varie sfumature, concordino che i tagli economici della Regione (a sua volta "tagliata" nel settore dal governo) sui bus fiorentini sarebbero stati troppo impattanti. E i sindacati , da sempre contrari alla privatizzazione, che ne pensano di tutto questo? Sono piuttosto arrabbiati e promettono agitazioni. Dice Massimo Milli (Cgil), vicecoordinatore della Rsu: «Sono esterrefatto. L'azienda opera ancora fregandosene dei lavoratori. Non è stato rispettato l'esito dei referendum di giugno, dove la gente ha detto che i servizi devono restare pubblici. Renzi aveva detto che ci avrebbe convocato entro giugno, stiamo aspettando». Aggiunge Americo Leoni (Faisa): «Sono preoccupato. Peggioreranno il servizio e le condizioni dei lavoratori. Privato non significa più servizi e meno costi». Chiude Alessandro Nannini (Cobas), coordinatore della Rsu: «Vergogna. I sindaci del Pd che sono saliti sul carro dei referendum ora privatizzano Ataf». LO SPILLO «Non possiamo continuare a ricapitalizzare Ataf, i Comuni non ce la fanno più. Verso la gara regionale ragioniamo anche su treni e tram»