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Pescara, 12/04/2026
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Data: 30/06/2011
Testata giornalistica: La Repubblica
Liberalizzazioni - Il dossier dell'advisor: vendere il 100% di Ataf

VENDERE al miglior offerente privato una «nuova Ataf» che tenga dentro autisti e bus. Tenersi il patrimonio immobiliare e il debito. E' la relazione dell'advisor a dirlo ai Comuni soci.
NIENTE spezzatini pubblico-privato: il servizio di trasporto Ataf va venduto per intero, al 100% e non al 40%: solo così, affidando tutto ad un privato, si può evitare il fallimento. Ma prima è essenziale spacchettare la società. Creare due «scatole». Una in cui infilare gli autisti, i bus e il servizio di trasporto vero e proprio: una newco (il marchio è stato già registrato, Servizi srl) che finirebbe per intero sul mercato. Un'altra in cui far confluire le proprietà immobiliari (la sede, i depositi, le pensiline) e soprattutto il debito pregresso che affligge l'azienda dei bus: una bad company (si chiamerebbe Reti) di fatto, che si accolli i 13 milioni di euro di perdite eredità del passato e rimanga di proprietà degli stessi Comuni soci di Ataf. E' il messaggio che l'advisor per la vendita individuato dalla società dei bus - si chiama MM&A e Finanza per le infrastrutture- ha fatto avere nei giorni scorsi ai Comuni soci dell'azienda di trasporto (Firenze in testa con oltre il 90% delle quote). Non un ordine ma una consulenza esperta. Una traccia da tenere in conto per non ritrovarsi brutte sorprese. A cui ieri hanno di fatto dato un via libera proprio i sindaci soci riuniti in Palazzo Vecchio da Renzi. C'è chi ha avanzato dei dubbi e chi ha chiesto chiarimenti proprio sugli effetti del debito, che rimarrebbe in capo alle casse già esangui dei Comuni. Ma non è escluso che nell'assemblea dei soci di mercoledì prossimo i sindaci di Ataf possano già dare l'ok all'operazione. «Una notizia tristemente attesa che equivale a una perdita per tutta la città e che va contro il risultato referendario con cui i cittadini hanno detto no alla privatizzazione dei servizi pubblici», saltano subito su i sindacati, già pronti ad agitazioni. «Vendere tutto» e non solo il 40% della società del servizio di trasporto come si era ipotizzato all'inizio. Ma soprattutto «tenersi il debito», è la linea indicata da MM&Ae Finanza per le infrastrutture ai Comuni soci. Chi mai comprerebbe una scatola vuota come sarebbe l'Ataf «servizi» (1.316 dipendenti, 24 milioni l'anno di costo del personale) con un debito di 13 milioni già in partenza e senza nemmeno avere la certezza di poter gestire il trasporto pubblico, regolato dalla Regione, che si appresta a fare una gara unica per tutta la Toscana? I Comuni si tengano il debito e lo mettano in capo alla società che rimarrebbe di loro proprietà (quella immobiliare), è l'indicazione di MM&A e Finanza per le infrastrutture. Lo ripianeranno dopo, con una vendita in due step, suggerisce l'advisor: il primoè fare una gara europea con cui vendere al 100% l'Ataf servizi. Chi compra paga però solo una parte, il 60% del totale (che sarebbe circa 10 milioni). Se il compratore perderà la gara regionale per il trasporto pagherà il resto dopo. Se la vincerà come sperano i Comuni, darà un bonus

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