Il manager nelle carte Carillo ha un ruolo centrale e topico nei conferimenti di commesse a ditte private la definizione che i pm di Napoli danno di Donato Carillo C'è un sistema globalmente contaminato, con relazioni patologiche tra privati e Trenitalia il giudizio dei pm di Napoli sul sistemaappalti di Trenitalia Arena nelle sue esternazioni parlava di Carillo come uno dei personaggi da cui passava il marcio Arena è un ex dirigente Fs
ANDREA GRECO MILANO - Mele marce o "sistema ferrovie", che eleva la corruzione a modo? Se c'è il teorema, il grande smistamento degli appalti in Trenitalia, lo stabilirà la giustizia, che indaga alti manager della società di trasporto e logistica delle Fs a Napoli e a Firenze. Di sicuro qualche mela marcia c'è ancora, lo dimostrano già le controinchieste (interne). A inizio giugno l'ad Mauro Moretti risulta abbia condotto alla porta Antonio Castellano, responsabile acquisto ricambi di Trenitalia, che riporta direttamente a Donato Carillo, capo della Direzione tecnica. Uno dei top manager di gruppo, con potere di vita e di morte sulle omologazioni delle forniture e sugli appalti per il materiale rotabile. Uno dei principali indagati nell'inchiesta P4 di Napoli e nel suo stralcio fiorentino, dove il pm Giuseppina Mione ipotizza per lui reati di corruzione e turbativa d'asta. Sotto il Vesuvio gli inquirenti definiscono Carillo «uno dei personaggi chiave del sistema ferrovie, complessivamente e globalmente contaminato, caratterizzato da relazioni assolutamente patologiche tra Trenitalia spa, ditte private che operano nel settoree intermediari/faccendieri senza scrupoli». E rintracciano «gravi indizi di corruzione», da interrogatori, dichiarazioni e memorie di Giuseppe De Martino (socio di Luigi Bisignani in Italian Brakes, che con la denuncia sugli ostracismi di Trenitalia ha avviato l'inchiesta P4) e dalle intercettazioni, anche su utenze di Carillo. Il dirigente campano, per gli inquirenti, «ha un ruolo centrale e topico nei conferimenti di commesse a ditte private, edè di straordinario interesse investigativo». Moretti sa bene che nel palazzo di via Spartaco Lavagnini, sede direzione tecnica Trenitalia, è un luogo delicato. Ci lavorava negli anni '90, quando l'azienda pubblica perdeva già miliardi di lire. Poi divennero di euro. «E quando un'azienda perde2 miliardi di euro come Trenitalia nel 2006 (quando diventò ad della holding, ndr) non si può pensare che sia pulita e pura», dice con ruvido disincanto nel foyer del Westin Palace, dov'era speaker d'onore del Cenacolo Canova Club Milano. Un anno fa Moretti lo disse in pubblico: «Ci sono dei cancri a Spartaco Lavagnini». In cinque anni al vertice, prima di Castellano, l'ad ha espulso una cinquantina di dirigenti fiorentini colti «con le mani nel sacco». Altri 300 sono usciti come esuberi, nel repulisti che ha portato Fs al pareggio dei conti. «Con gli strumenti degli inquirenti potremmo fare di più: ma noi non abbiamo le intercettazioni, solo gli audit interni», replica il manager, che a Napoli è indagato per favoreggiamento personale perché i pm non credono alla versione per cui Alfonso Papa, deputato Pdl e sodale di Bisignani, gli telefonò "solo" per lamentarsi di un controllore (non per vantare crediti mentre ostacolava la denuncia di Ib, invano). Non teme, Moretti, gli schizzi che il "sistema ferrovie" potrebbe portargli: «A chi vuol sapere se Carillo è un uomo mio, rispondo sì. Dopo di che se uno ruba va a casa. Vale per tutti: aspettiamo però l'esito delle indagini prima di emettere sentenze». Si dice che Moretti e i suoi, lette le carte fiorentine, abbiano messo Castellano alle strette. E gli abbiano chiesto se agiva, nei suoi maneggi, per conto di Carillo. «No», è stata la risposta. Per questo Moretti continua a presumere l'innocenza di Carillo, e avrebbe rifiutato i consigli di sospenderlo. «Portatemi una prova», ha detto "il risanatore", da 34 anni nelle Ferrovie e che le difende come casa sua. E gli inquirenti cercano, le prove. Contro Carillo ci sono le dichiarazioni dell'ex dirigente Arena, a inizio 2007 espulso dal gruppo e un anno fa arrestato a Napoli. «L'Arena nelle sue esternazioni parlava di Carillo come uno dei personaggi attraverso cui passava "il marcio"», risponde un indagato ai pm. Che hanno chiesto e ottenuto di intercettare Carillo, sentendogli dire al dipendente Maioli: «Vedrai i casini con quell'uomo là, vedrai come interverranno i vari politici, questo è ben coperto dagli ex Dc perché è parente di De Mita. Lo conosco da una vita, una volta mi ha anche proposto di entrare in società con lui e sponsorizzare le sue pasticche frenanti all'estero, ma io l'ho mandato affanculo. Meglio non averci a che fare». E Maiola: «Per quello bisogna essere blindati». Proprio ieri il tribunale di Roma ha rigettato, con condanna alle spese, il ricorso "per accertamento tecnico preventivo" di Italian Brakes a fronte dei provvedimenti con cui Trenitalia aveva risolto un contratto. È il quinto provvedimento pro Fs, controi ricorsi del produttore di freni. E oggi i legali di Fs saranno a Napoli a leggere le carte P4.