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Pescara, 14/04/2026
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Data: 29/06/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Treno, porto e autostrade. Pescara è rimasta indietro. Servono 774 milioni per agganciare le nuove rotte europee

Formidabili davvero quegli anni lontani in cui bastavano poche teste illuminate a pilotare il regionalismo verso i suoi approdi migliori. Come nel 1874, quando il sogno del ministro dei lavori pubblici Silvio Spaventa impiegò un attimo a diventare realtà trasformando Sulmona nello snodo ferroviario d'Abruzzo lungo le direttrici Napoli-L'Aquila e Pescara-Roma. Tirreno e Adriatico congiunti nel 1888 dal mezzo del futuro. Altro umore oggi, di fronte a una dote infrastrutturale arricchita dai progressi dell'ultimo dopoguerra, ma gravemente deficitaria dal punto di vista della manutenzione e della compatibilità con i nuovi flussi continentali degli uomini e delle merci. Tutti quei corridoi che puntano all'area balcanica e al Far east dagli hub di Bari e del ricco Nord est condannando all'affanno le regioni del medio adriatico.
A intuire il problema è la Camera di commercio, che ieri ha messo sul tavolo il suo studio sullo sviluppo infrastrutturale del territorio pescarese, candidandosi alla cabina di regia del dialogo tra enti locali e stakeholders per uscire in fretta dalla marginalità di oggi. Anche se l'Abruzzo e il suo baricentro economico non possono più dirsi isolati dal mondo, la situazione non è allegra. I treni per Roma impiegano fino a 4 ore e 45. La terza corsia dell'autostrada A 14 bacerà il territorio marchigiano arrestandosi a Porto Sant'Elpidio, a parte lo scomodo significa resta fuori da una torta di 2,4 miliardi. L'interporto, alla faccia di Spaventa, dal 1989 è ancora nella colonna delle cose da fare. E che aggiungere al già detto sul porto insabbiato di Pescara? Un po' di numeri: -59,28 per cento di traffico metalli, -77,40 di merci varie, -49 e passa di passeggeri in arrivo e in partenza. Fa eccezione il porto turistico; funziona bene l'aeroporto, che però solo con un pista più lunga (altra incompiuta cronica) potrebbe cogliere tutte le potenzialità della connessione con le rotte continentali del low cost.
Deficit e incoerenze che ci costano cari, spiega lo studio coordinato dal capo team Alessandro Africani. Il metodo Remi contabilizza: 8 euro in meno di Pil per ogni euro di investimento mancato; 16 occupati in meno, in fase di cantiere, per ogni milione di investimento; 6 posti di lavoro stabili per ogni milione di opere realizzate. A deprimersi è, in particolare, la locomotiva edilizia, un miracolo tutto pescarese capace di generare valore aggiunto e di spingere all'1,23 per cento il saldo attivo delle imprese nel 2010, contro il meno 0,34 per cento del Mezzogiorno. Non solo, minore apertura verso i nuovi orizzonti adriatici significa minori opportunità per un export locale che, con 400 milioni di valore, non sfonda il tetto modesto del 7 per cento della ricchezza provinciale. Al contrario, facendo tutto quello che c'è da fare per riqualificare e potenziare le reti intermodali, un conto totale di oltre 774 milioni, in dieci anni saremmo tutti più ricchi di 6 miliardi e dai bilanci delle imprese sparirebbe la tassa occulta del 5 per cento sui ritardi del territorio. L'elenco della spesa comprende asse attrezzato, ferrovie, dragaggio del porto, prolungamento dell'aeroporto. Entusiasmanti i vantaggi elencati dalla Camera di commercio: ruolo logistico sovraregionale, accesso alle rotte balcaniche, appeal turistico. Ma occhio a rischi e punti di debolezza, dalla concorrenza interadriatica ai tempi lunghi dei cantieri. La partita è aperta.

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