Mix tra iscritti ed eletti nelle Rsu per fissare la rappresentanza
ROMA Un accordo che segna l'inizio di una autentica svolta nelle relazioni sindacali e nel modello di contrattazione. Una svolta anche perché questa volta in calce al protocollo di intesa c'è la firma di Susanna Camusso. Cioè della Cgil che negli ultimi mesi, se non addirittura negli ultimi anni, si era trovata sulla barricata opposta a quella di Confindustria, Cisl e Uil. A dare per primo la notizia che su rappresentanza e contratti si stava raggiungendo l'accordo è stato di fatto il ministro, Giulio Tremonti, che verso le 21 ha diramato una nota per «ringraziare Bonanni, Angeletti, Camusso, Marcegaglia per quello che hanno fatto nell'interesse del nostro Paese». Pochi minuti più tardi anche dalla foresteria di Confindustria è arrivata la conferma.
Sono state necessarie sei ore di maratona negoziale per produrre un'intesa che, tecnicamente, fissa il livello della rappresentanza sindacale e che prevede deroghe ai contratti nazionali. Sotto il profilo politico, favorisce un possibile riavvicinamento fra le tre confederazioni sindacali, ma allo stesso tempo amplia il dissenso interno tra la Cgil e le tute blu della Fiom. La stessa confederazione di corso d'Italia ha convocato per questa mattina i segretari generali di categoria evidentemente per spiegare le ragioni della firma.
L'accordo - sottoscritto anche dall'Ugl - per grandi linee, poggia su due pilastri: rappresentanza e contratti, appunto. Il primo riguarda la misurazione della rappresentanza che sarà il risultato di un mix tra numero degli iscritti certificati al sindacato e quello degli eletti nelle Rsu. Gli accordi aziendali dove vigono le Rsu (rappresentanze sindacali unitarie) dovranno essere approvati da questa maggioranza mista e saranno validi erga omnes, senza passare al vaglio del referendum. Nelle imprese dove esistono le Rsa (rappresentanze sindacali aziendali) invece gli accordi dovranno essere approvati semplicemente con il 50% più uno dei soli iscritti al sindacato che si esprimeranno con un referendum. Il secondo pilastro riguarda i contratti nazionali che prevedono deroghe prefissate e ben precise, concordate con le parti sociali. Tra i capitoli dell'intesa c'è n'è anche uno già ribattezzato "punto Fiat". Prevede l'efficacia dei contratti collettivi aziendali già conclusi con «intese modificative» del contratto nazionale sulla disciplina della prestazione lavorativa, degli orari e dell'organizzazione del lavoro.
«Molto soddisfatta» Emma Marcegaglia: «Si chiude una stagione di separatezza tra di noi, c'è la volontà di andare avanti insieme. Le parti sociali hanno dato dimostrazione di responsabilità e di serietà». Per il presidente di Confindustria «l'accordo va anche nella direzione delle istanze Fiat perché si muove nella logica di rendere più esigibili e certi i contratti aziendali». «E' essenziale - per il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi - che si sia raggiunta un'intesa sul sistema delle regole comuni in un Paese nel quale il pluralismo sindacale è particolarmente accentuato e le relazioni industriali sono particolarmente intense». «E' il miglior contributo - ha commentato Bonanni al termine dell'incontro - che potevamo dare ai lavoratori e al sistema Italia e rappresenta anche una occasione per il rilancio sindacale». Anche per Susanna Camusso «è stato dato un contributo, in una situazione difficile, a rimettere al centro il valore della contrattazione. Viene superata una stagione delle divisioni, veniamo da una serie di accordi separati ed il senso di questo accordo è aprire una stagione nuova». Il leader della Cgil poi precisa: «L'accordo non è retroattivo». Angeletti: «Sono state superate le lacerazioni degli ultimi tempi». Durissimo, invece, il giudizio di Giorgio Cremaschi, uno dei leader della Fiom: «Siamo di fronte a un cedimento gravissimo della Cgil in quanto l'accordo estende a tutti i lavoratori il modello Fiat, e noi lo contrasteremo in Cgil, nelle fabbriche e nel Paese».