PESCARA. «La chiusura di Aptr e Arssa? Pura propaganda». E' severo il giudizio del direttore regionale di Confesercenti Enzo Giammarino (che è stato presidente di Aptr) sui tagli agli enti e alle agenzie regionali annunciati dal governatore Gianni Chiodi.
«Capisco che c'è necessità di legare di più la promozione alle politiche dell'assessorato, ma da qui a dire che si chiude l'Aptr è un'affermazione che non ci convince».
Non crede che si risparmi qualcosa?
«Quando ero presidente dell'Aptr non percepivo indennità. Oggi non c'è più il consiglio d'amministrazione ma c'è un commissario, dov'è il risparmio?».
Confesercenti è nel Patto per lo sviluppo. Cosa si aspetta dall'incontro di metà luglio con il governo?
«Siamo preoccupati perché l'appuntamento ci sarà dopo la manovra del governo. Il rischio è che arrivino altri tagli. E poi vorremmo che all'incontro ci fosse anche il ministro delle Finanze. E' lui che tiene i cordoni della borsa».
Nella delegazione del governo Tremonti non ci sarà.
«Comunque noi siamo animati da grande volontà, ma vorremmo che la Regione mordesse di più il freno, perché il quadro che si presenta in Abruzzo non ci deve indurre a una sorta di ottimismo».
Nonostante i buoni dati dell'ultimo periodo? All'export per esempio?
«La crescita dell'export è legata a certi settori, come i mezzi di trasporto, ma le nostra piccole e medie imprese continuano a soffrire. Il saldo tra le imprese nate e morte del commercio, turismo e servizi del primo trimestre è in calo in tutti i settori: significa che non c'è più nemmeno la spinta a fare nuova impresa».
Cosa bisogna fare? Quali sono le priorità per la Confesercenti?
«Le uniche risorse che vediamo all'orizzonte sono quelle dei Fas che abbiamo dovuto rimodulare per l'ennesima volta. Ma erano un miliardo qualche anno fa, oggi sono 650 milioni, quasi la metà. Noi alcune idee le abbiamo, la Regione però non ci ha informato come li ha rimodulati. Per quanto ci riguarda tutta la crisi delle nostre imprese si è scaricata sulle cooperative di garanzia per milioni di euro».
Questo cosa vuol dire?
«Vuol dire che le banche hanno avuto nei fondi rischi il loro bancomat. L'imprenditore va in crisi, non può pagare, la banca va sul fondo rischi delle cooperative e si prende i soldi».
Da qui la necessità di rifinanziare le cooperative di garanzia. C'è una legge di riforma che è già in vigore.
«Teoricamente è partita ma realmente partirà a settembre con un bando di 15 milioni di euro per i fondi rischio».
Ci sono però anche le risorse ordinarie del Fondo unico per le imprese.
«Ma per i 4/5 sono assegnati alla Fira per la legge Dominici, a noi restano le briciole».
Sorprende che la Dominici sia ancora in vigore.
«Sono risorse impegnate per rimborsare le banche per le rate non pagate dai beneficiari. Una cosa gravissima della quale nessuna parla. Ci ha tolto la possibilità di avere 19-20 milioni per le cooperative di garanziA, sarebbero state una bella boccata d'ossigeno».
Dunque per voi l'emergenza è il credito.
«La situazione è drammatica. Oggi più di ieri. Perché la fase acuta della crisi che riguarda le ristrutturazioni aziendali si sta abbassando, ma non c'è domanda di credito per gli investimenti. Quelle che arrIvano sono in maggioranza per la ristrutturazione del credito».