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Data: 01/07/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
La manovra economica - Scure su ministeri e sanità tre anni per cambiare il fisco. Tassa auto solo per le super-potenti. Salve le banche

ROMA «Chiunque si troverà qui nel 2013-2014 dovrà fare questo e non ha alternative». Il «questo» a cui si riferisce Giulio Tremonti nella conferenza stampa di presentazione della manovra economica è il pareggio di bilancio concordato con l'Europa. Il ministro dell'Economia riassume così la logica della manovra che dovrebbe portare il nostro Paese al risanamento dei conti dopo la grande crisi; nel farlo delinea la fisionomia di un intervento che opera limitatamente su quest'anno e il prossimo (circa 1,5 e 5,5 miliardi) per concentrare il grosso della correzione sul biennio successivo, in misura di 20 miliardi l'anno. Dunque alla fine l'impatto totale del decreto sui quattro anni arriverà a 47 miliardi, nell'ipotesi che l'intervento sul 2012 serva a coprire nuove spese e non a ridurre il deficit.
Come di consueto dalla riunione del Consiglio dei ministri il testo del decreto è uscito con aggiustamenti anche a sorpresa e novità dell'ultimo minuto. Così ad esempio la tassa addizionale sulle auto più potenti andrà a colpire quelle sopra i 225 chilowatt, quindi solo poche vetture tra le più costose. Mentre è stato inserito un regime di favore per i giovani imprenditori (fino a 35 anni) che per un periodo di 5 anni potranno versare al fisco solo il 5 per cento del reddito: questa agevolazione sarà finanziata con il sostanziale smantellamento dell'attuale regime dei contribuenti minimi. Quanto alle banche l'iniziale impianto che prevedeva un prelievo sul trading e sulle transazioni finanziarie è stato profondamente ridimensionato, in seguito alle rimostranze degli istituti di credito.
Contemporaneamente il governo ha approvato il disegno di legge delega in tema di riforma del fisco: ci saranno tre anni per portarla a termine. Il testo è piuttosto aperto, anche se in materia di Irpef viene stabilito fin d'ora il principio delle tre aliquote fissate al 20 al 30 e al 40 per cento. Queste percentuali si applicheranno però ad una base imponibile molto più ampia, quindi depurata delle molte detrazioni e deduzioni che si sono stratificate nel tempo. Sull'Iva la delega si limita a prevedere una rimodulazione delle aliquote, ma con attenzione agli effetti inflazionistici; è confermato il principio della graduale cancellazione dell'Irap, a partire da quella che colpisce il costo del lavoro, ma è chiaro che il tributo sarà assorbito dal nuovo assetto di federalismo fiscale. C'è anche il passaggio al 20 per cento dell'aliquota sulle rendite finanziarie, con l'eccezione dei titoli di Stato.
Alla fine il conto del risanamento sarà pagato soprattutto da tre grandi settori: i ministeri, la sanità e gli enti locali. I primi dovranno iniziare a rivedere in profondità la struttura del proprio bilancio, garantendo comunque a regime un risparmio di circa 5 miliardi. Un sacrificio più o meno delle stesse dimensioni è richiesto al comparto sanitario: la riduzione del fondo nazionale dovrebbe essere il risultato dell'adozione dei costi standard, ma sarà comunque attuata. Quanto ai ticket, la versione finale del teso è leggermente più sfumata, prevedendo che quelli sulle prestazioni specialistiche e sul pronto soccorso non siano operativi per il 2011, senza specificare esplicitamente il ripristino dal 2012. Resta in piedi la possibilità di istituire una compartecipazione sull'assistenza farmaceutica a partire dal 2014.
Il conto è salato anche per Regioni, Comuni e Provincie, dai quali ieri sono arrivate voci di forte preoccupazione. Nel dettaglio, le regioni a statuto ordinario si vedranno decurtare a regime, nel 2014, 1,6 miliardi; quelle a statuto speciale 2, le Provincie 800 milioni e i Comuni ancora 2 miliardi. Riduzioni aggiuntive sono previste per Sicilia e Sardegna, per un impatto complessivo sugli enti locali di circa 9 miliardi. In compenso gli enti virtuosi si vedranno allentare i vincoli del Patto di stabilità interno: tra i parametri di virtuosità sono esplicitamente inserite l'autonomia finanziaria, l'incidenza della spesa per il personale, di quella per auto di servizio e per le sedi all'estero, e la partecipazione alla lotta all'evasione fiscale. Infine il pubblico impiego, che dovrà contribuire con 740 milioni nel 2014 attraverso la conferma degli attuali blocchi di stipendi e assunzioni

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