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Pescara, 12/04/2026
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Data: 02/07/2011
Testata giornalistica: Il Centro
I sindaci abruzzesi scrivono a Napolitano «Ospedali necessari ai territori, il presidente non firmi il decreto»

PESCARA. I sindaci tornano alla carica a difesa dei piccoli ospedali. Lettere e appelli sono partiti all'indirizzo del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, e dei presidenti delle Camere Gianfranco Fini e Renato Schifani. «La difesa dei piccoli ospedali», dicono, «non è una battaglia di retroguardia, ma una lotta per la salvaguardia dei nostri territori».
Nella lettera a Napolitano il sindaco di Casoli, Sergio De Luca ha chiesto al presidente di non sottoscrivere il decreto del governo che obbliga il Consiglio regionale a cambiare o cancellare le leggi che Chiodi considera di ostacolo al piano di rientro: «Nel decreto», dice De Luca, «si ravvisano a nostro avviso segni di incostituzionalità».
Al presidente della Repubblica e ai presidenti di Camera e Senato si è rivolto il sindaco di Guardiagrele, Sandro Salvi: «Alle massime cariche dello Stato chiediamo che tengano conto delle motivazioni espresse dalla volontà popolare. Il nostro ospedale non è stato chiuso completamente ma lo si sta facendo morire lentamente. Eppure ha una funzione strategica su una parte di territorio dove le esigenze sanitarie non possono essere messe in secondo piano rispetto a quelle economiche, né possiamo accettare che simili soluzioni vengano prese di imperio».
Quanto al sindaco di Pescina, Maurizio di Nicola, ha convocato una riunione il prossimo mercoledì con i sindaci di tutte le località della Valle del Giovenco: «Il provvedimento del governo è un atto antidemocratico, un modo per eludere le pronunce dei giudici del Tar. Siamo pronti a rivolgerci alla Corte Costituzionale per vedere riconosciute le nostre ragioni».
I sindaci si sono incotnrati venerdì sera in una riunione convocata dal consigliere regionale di Sel Franco Caramanico, fortemente critico col decreto: «La logica di Chiodi», dice Caramanico, «è di considerare controproducenti le leggi che hanno risanato l'Abruzzo. Quello che vogliamo dichiarare in maniera forte e chiara», ha spiegato ancora, «è che la questione del debito sanitario non può essere in alcun modo ricondotta alla presenza dei piccoli ospedali, dal momento che essi incidono per minima parte sulla spesa sanitaria».
Intanto i sindaci hanno già contattato i propri legali per preparare un ricorso contro un eventuale pronunciamento del Consiglio di Stato che, accogliendo la tesi del commissario Chiodi, possa cancellare le sentenze del Tar che hanno bloccato la riconversione dei piccoli ospedali. «Il decreto del governo», spiegano, «non può essere impugnato, ma possono esserlo gli atti successivi che il governatore Chiodi assumerà»

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