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Pescara, 12/04/2026
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03/07/2011
Il Messaggero
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La manovra economica - Pensioni, è scontro sui tagli. Pd e sindacati attaccano. L'Inps: rivalutazione ridotta per fasce, coinvolto un vitalizio su quattro |
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ROMA - Più si delineano i particolari della manovra economica, più sale l'avversione dell'opposizione e dei sindacati alle misure del governo tese a bloccare la rivalutazione delle pensioni a partire da 1.400 euro lordi mensili. Molti esponenti del Pd parlano di «segno sociale assai negativo di una manovra che colpisce i redditi medi e bassi di lavoratori e pensionati». Pier Luigi Bersani boccia tutto l'insieme dell'operazione, chiamando in causa la «credibilità di un esecutivo che scarica i problemi sui governi che verranno. Come tutto questo - si chiede il segretario del Pd - può rispondere al cruciale punto interrogativo che ci viene posto da ogni lato e che è quello della crescita?». Sul piede di guerra anche i sindacati contro la «inaccettabile stretta sulle pensioni». Il segretario confederale della Cgil, Vera Lamonica, annuncia che la sua organizzazione «si opporrà con forza, anche con la mobilitazione», alla manovra del governo. Mentre il sindacato pensionati della stessa Cgil ha già indetto una manifestazione di protesta per il 15 luglio a Montecitorio. E contro il blocco della rivalutazione delle pensioni critiche assai dure arrivano anche da Raffaele Bonanni: «Governo e Parlamento - afferma il leader della Cisl - devono correggere un provvedimento ingiusto e socialmente non sostenibile». Bonanni parla infatti di «palese iniquità», che renderebbe «ancora più vulnerabili quei pensionati che negli ultimi quindici anni hanno già visto ridursi notevolmente il potere d'acquisto delle loro pensioni». Netta l'opposizione anche dell'Ugl ad una norma che - dice il segretario generale Giovanni Centrella - «impoverirebbe una platea molto ampia di cittadini, scaricando ancora una volta sulle solite categorie il peso della crisi e del bilancio dello Stato». Sulle fasce di pensionati coinvolti dalla manovra del governo è intervenuto ieri l'Inps precisando che la misura riguarderà 4,4 milioni di pensionati sui 16 milioni complessivi. Ed agirà per fasce in misura inversamente proporzionale all'entità dell'emolumento. E cioè le pensioni fino a tre volte il minimo, ovvero fino a 1.428 euro lordi, sono rivalutate al 100 per cento; quelle tra tre e cinque volte il minimo, nello scaglione tra 1.428 e 2.380 euro, saranno rivalutate al 100% fino a 1.428 euro e al 45% nella fascia fino a 2.380 euro. Le pensioni, infine, oltre cinque volte il minimo godranno delle predette rivalutazioni fino a 2.380 euro, mentre non ne avranno nessuna per la parte eccedente. Ma nonostante il criterio proporzionalistico di applicazione, la manovra viene drasticamente bocciata da tutte le forze d'opposizione. Per Nichi Vendola si tratta di «una patrimoniale sui poveri» che, inoltre, secondo il governatore pugliese, «candida presidenti di Regione, di Province e sindaci a diventare esclusivamente dei curatori fallimentari dei loro enti». E di «ennesima manovra spot senza una strategia economica» parla il vicepresidente dei deputati udc Galletti, osservando che il provvedimento, «fatto per accontentare richieste una volta della Lega, una volta del Pdl, finisce per colpire i soliti noti, cioè le fasce più deboli». Drastico il giudizio dei capigruppo dell'Idv di Camera e Senato, Donadi e Belisario: «Una manovra truffa, che scarica il peso sul prossimo governo, che non contiene misure strutturali, non rilancia l'economia e che offende pure i cittadini, beffeggiati da una casta sempre più arrogante». Protesta anche l'Anci, attraverso il suo vicepresidente e sindaco di Reggio Emilia, Graziano Delrio: «Questa manovra - dice il rappresentante dei Comuni - merita una risposta non dura ma durissima, e noi siamo pronti a darla». E a tarda sera arriva anche un monito da non sottovalutare, quello di Umberto Bossi, che in un comizio dice: «Le pensioni non si toccano», aggiungendo su un particolare aspetto della manovra: «Le pensioni delle donne non si toccano fin dopo il 2030». Ma ad essere insoddisfatta della manovra sembra essere anche la base del Pdl, che nella grande maggioranza degli interventi che compaiono sui siti web espressione del partito azzurro, manifesta la propria «delusione» per i mancati tagli «ai costi e ai privilegi della politica» invece della stretta sulle pensioni e sul bollo dei suv. «Siete come la sinistra, sapete solo tassare», è uno dei commenti più frequenti, cui seguono funeste previsioni elettorali per il centrodestra.
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