ROMA Tra le polemiche sulla ridotta rivalutazione delle pensioni al di sopra dei 18.000 euro annui e gli ultimi ritocchi al pacchetto fiscale il decreto legge con la manovra si è avviato ieri alla sua forma definitiva; in serata era atteso al Quirinale per la firma del capo dello Stato. All'inizio della settimana ci sarà la pubblicazione in Gazzetta ufficiale. Nella versione finale il testo comprende anche l'aumento da 38,20 a 120 euro del bollo annuo sul deposito titoli: un balzello che colpirà un'ampia platea di risparmiatori.
Sul tema dell'adeguamento delle pensioni al costo della vita, oggetto di molte proteste della giornata di ieri, l'Inps è intervenuta per ricordare che la norma decisa dal governo si applicherà a circa 4 milioni e mezzo di pensionati: 3,2 milioni hanno un reddito tra tre e cinque volte il trattamento minimo, cioè da 1.428 a 2.380 euro mensili, altri 1,2 milioni sono oltre questa soglia. Sulla prima fascia di importo, quella che va da zero a 1.428 euro, la rivalutazione sarà totale, anche per le pensioni più alte; per la seconda sarà applicata al 45 per cento mentre per la successiva non ci sarà. Dunque, anche se la misura colpirà assegni che certo non sono d'oro, la penalizzazione sarà crescente all'aumentare del reddito.
Sempre in materia di previdenza, il decreto prevede che vengano resi indisponibili e quindi destinati alla riduzione del deficit (e non più a migliorare la condizione di lavoro delle donne) i risparmi ottenuti con il passaggio delle dipendenti pubbliche all'età di 65 anni per la pensione di vecchiaia: un'operazione che secondo stime del governo avrebbe portato benefici per 1,45 miliardi in otto anni, anche se le some dirottate con il decreto sono in realtà maggiori.
Un altro aggravio fastidioso ci sarà per i milioni di cittadini che sono titolari di un conto titoli in banca: il bollo annuale sarà più che triplicato passando dagli attuali 38,20 a 120 euro, per i depositi con una giacenza superiore ai 1.000 euro. L'onere, come avviene già oggi anche per il conto corrente, sarà recuperato dalla banca a carico del cliente. Per gli istituti di credito invece, come per le finanziarie, al posto delle forme di prelievo ipotizzate e poi accantonate (imposta separata o addizionale sul trading, fissato bollato sulle transazioni finanziarie) verrà applicata una maggiorazione dello 0,75 per cento all'aliquota Irap (quella ordinaria è al 3,9). Più dura la stangata sulle assicurazioni: in questo caso il prelievo sarà aumentato del 2%.
Il pacchetto relativo ai costi della politica nella sua ultima versione contiene anche accanto alla riduzione dei compensi per i politici e dei rimborsi ai partiti (che scatteranno comunque dalla prossima legislatura) anche un taglio del 20 per cento delle dotazioni di autorità indipendenti e organismi costituzionali quale il Cnel o il Consiglio superiore della magistratura.
Un altro tema che fino all'ultimo è stato oggetto di limature è il sostanziale smantellamento dell'Ice, l'istituto per il commercio estero, e il suo trasferimento alla Farnesina. Una vicenda in cui ha avuto un ruolo anche Confindustria, che spingeva per una forma di privatizzazione. Al contrario di fatto l'istituto viene assorbito nelle strutture del ministero, ed all'estero dovrebbe operare all'interno della rete delle ambasciate.