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Pescara, 12/04/2026
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Data: 03/07/2011
Testata giornalistica: Il Centro
La manovra economica - Stangata per cinque milioni di pensionati. Bloccata la rivalutazione dell'assegno. Scatterà da tre volte il valore della minima. Cgil: «Una scelta iniqua, pronti a dare battaglia»

ROMA. Anche le pensioni finiscono sotto la mannaia della manovra e non solo quelle cosiddette d'oro: nel mirino ci sono anche gli assegni previdenziali da 1.400 euro al mese. Si tratta in sostanza di una stretta sulle rivalutazioni degli assegni che riguaderà un pensionato su 4. Il decreto per la correzione dei conti pubblici prevede la mancata rivalutazione per il biennio 2012-2013 delle pensioni superiori a 5 volte il minimo, cioè nella fascia superiore a 2.380 euro al mese (il minimo della pensione Inps 2011 è di 476 euro al mese), mentre quelle più basse, tra 1.428 e 2.380 euro mensili (tra 3 e 5 volte il minimo), subiranno il blocco al 45% dell'indicizzazione. Le pensioni fino a 3 volte il minimo, ovvero fino a un importo di 1.428 euro mensili, saranno invece rivalutate al 100%. Il taglio, se si considerano gli assegni a partire da 1.400 euro circa, coinvolgerebbe quasi 5 milioni di persone. Secondo quanto precisato ieri dall'Inps i pensionati con redditi pensionistici lordi tra 3 e 5 volte il minimo risultano essere 3,2 milioni, quelli con redditi pensionistici oltre 5 volte il minimo risultano essere 1,2 milioni, quindi le misure riguarderanno complessivi 4,4 milioni di persone, su un totale di circa 16 milioni di pensioni erogate.
La stretta sulle indicizzazioni delle pensioni colpirà all'incirca un pensionato su quattro, l'Inps però precisa che «non c'è uno stop alla rivalutazione delle pensioni ma una revisione per fasce, per cui tutte le pensioni sono oggetto di rivalutazione, anche se in misura progressivamente inversa rispetto all'entità della pensione». Dall'Istituto di previdenza si ricorda poi che la rivalutazione automatica delle pensioni è stata variamente modulata negli anni: nel 1995 il governo Dini realizzò il blocco generalizzato per tutte le pensioni, anche per le più basse mentre il governo Prodi bloccò la rivalutazione delle pensioni oltre 5 volte il minimo.
Non è comunque ancora finita. Secondo alcune anticipazioni al blocco delle rivalutazioni si dovrebbe aggiungere l'allungamento dell'età minima di pensione che dal 2014 salirà di almeno tre mesi con l'anticipo dell'agganciamento automatico delle speranze di vita. E saranno rivisti anche i criteri per l'invalidità e i principi per l'assegnazione delle pensioni di reversibilità.
La stretta sull'indicizzazione delle pensioni dovrebbe comunque garantire, calcolano gli esperti, una minor spesa cumulata, nel triennio 2012-2014, pari a 2,2 miliardi. Il posticipo di tre mesi del momento del pensionamento nel 2014, dovrebbe invece produrre una minor spesa per 200 milioni nel 2014, mentre il risparmio cumulato che è stato stimato tra il 2014 e il 2020 è di 1,9 miliardi.
Opposizione e sindacati si sono subito scagliati contro il colpo di freno alle pensioni. «E' inaccettabile - dice l'ex ministro del Lavoro e deputato del Pd Cesare Damiano - quando ero ministro io, avevo congelato, e per un solo anno, le pensioni otto volto il minimo. E' una misura socialmente iniqua e senza effetti benefici per il Paese». E Stefano Fassina, responsabile per il Pd di Economia e lavoro, aggiunge: «Si colpiscono le pensioni sono intorno ai 1.000 euro mensili netti, visto che dall'importo annuo va sottratto il 30 per cento di tasse. Dunque sono almeno 5 milioni i pensionati su cui ricadrà l'intervento». Felice Belisario, dell'Idv, ritiene poi un «insulto» colpire chi stenta ad arrivare alla fine del mese proprio quando si «dilatano nel tempo» i tagli dei costi della politica. «Questo governo - conclude - continua a prendere a schiaffi precari, pensionati e dipendenti pubblici con parole e fatti». E per Nichi Vendola, presidente di Sinistra Ecologia Libertà «è una patrimoniale sui poveri».
Sul piede di guerra anche i sindacati. «E' una vergogna - afferma Carla Cantone, segretario generale dello Spi Cgil che annuncia per il 15 luglio una manifestazione davanti a Montecitorio - Tra i più colpiti saranno gli assegni previdenziali di importo medio, la maggioranza del totale dei pensionati, quelli che percepiscono intorno agli 800 euro netti». II segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, parla poi di «blocco socialmente ingiusto e insostenibile» e chiede a governo e Parlamento di «correggere il provvedimento».
Al coro di critiche si uniscono infine i consumatori. «Una vera e propria decisione da macelleria sociale» commentano Rosario Trefiletti (Federconsumatori) ed Elio Lannutti (Adusbef) che calcolano un danno di circa 600 euro in media all'anno a chi verrà azzerato l'automatismo e di 300 euro per quelli a cui l'automatismo verrà ridotto del 45%».

«Una scelta iniqua, pronti a dare battaglia»
Intervista a Lamonica, Cgil, che accusa il governo di far pagare «sempre i soliti»

ROMA. «E' una misura inaccettabile e iniqua. Ancora una volta si fa pagare la crisi ai più deboli». Così il segretario confederale della Cgil con delega al welfare e alle pensioni, Vera Lamonica, boccia la norma sul blocco al 45% dell'indicizzazione per le pensioni di valore compreso tra 3 e 5 volte il minimo, quindi anche di poco superiori ai 1.400 euro lordi mensili.
Cosa significa questo «blocco»?
«Significa che questa misura non colpisce le pensioni d'oro, ma quelle da 18 mila euro annui, vale a dire le pensioni normali con 40 anni di contributi. Insomma colpisce i soliti, quelli che già pagano e hanno sempre pagato e non le grandi ricchezze».
Cosa farete ora?
«Siamo assolutamente contrari e ci opporremo anche con tutti gli strumenti della mobilitazione contro provvedimenti iniqui e vessatori come questo. Ma contrasteremo la manovra nel suo insieme perché tra tagli a pensioni, sanità e enti locali stanno dando un colpo ingiusto e pesante ai redditi delle famiglie. È il segno di una manovra che scarica su lavoratori e pensionati il costo del risanamento e non colpisce la ricchezza. Ancora una volta i costi della crisi ricadono sulle fasce più deboli, su quelli che contano sulla pensione e su servizi che ora spariranno».
Quindi è l'intero impianto della manovra che non funziona?
«E' una manovra che non affronta i temi della crescita e che picchia duro sui lavoratori e sui pensionati. Quindi non è solo iniqua, ma anche inefficace rispetto a un Paese che deve uscire dalla crisi. Insomma non viene fatto nulla per far ripartire la crescita e per l'occupazione».
Quali servizi verranno a mancare?
«Per la Sanità la manovra prevede un pesante taglio sostanziale al fondo sanitario, parliamo di 8 miliardi. Come se non bastasse ci sono anche i ticket. Bisogna tener presente che la sanità in Italia si trova già in una situazione complicata e che la spesa sanitaria nel nostro Paese è già più bassa della media Ue e dei Paesi Ocse. Poi ci sono i tagli agli enti locali, anche questi si traducono in meno servizi. Già pesantemente tartassati dalle decurtazioni dello scorso anno, che dispiegheranno i loro effetti a partire dal prossimo, gli enti non potranno garantire servizi ai cittadini con il nuovo pesantissimo taglio da circa 10 miliardi». (m.v.)

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