ROMA «Sono due le anomalie italiane: evasione fiscale e costi della politica. E la manovra non affronta nessuna delle due». Si capisce sin dalle prime battute come la pensa Luigi Angeletti, segretario generale della Uil, sui nuovi sacrifici che il governo chiede agli italiani. E infatti aggiunge: «Su pensioni e pubblico impiego abbiamo intenzione di chiedere subito un confronto al governo».
Non sembra molto contento delle misure approvate...
«In un Paese dove si volessero davvero fare le riforme, si comincerebbe proprio dalla questione più urgente, non crede? Abbiamo il record universale del numero di persone elette, oltre 145.000 tra Stato, Regioni, Province, Comuni. Elette per spendere i nostri soldi. Da lì si deve partire per ridurre le spese. Quello doveva essere il biglietto da visita della manovra per poi proseguire con tutto il resto».
E invece?
«Di fronte ai nuovi tagli nei trasferimenti agli enti locali, si tratta di circa 9 miliardi in meno, sento Regioni e Comuni dire che dovranno ridurre i servizi ai cittadini. È un vero scandalo: nessuno ha detto che prima di rinunciare ai servizi si potevano tagliare i costi di quella parte della società italiana, i politici per l'appunto, che negli ultimi dieci anni ha visto raddoppiare il suo reddito. Nessun altro cittadino ha goduto di simili incrementi, escluso chi ha vinto al Superenalotto».
Veniamo alle pensioni.
«Malgrado Giulio Tremonti avesse detto che non si voleva far cassa sulle pensioni, i soldi che non sono stati presi altrove si sono andati a pescare, senza troppo sforzo, proprio nella previdenza. Ridurre e poi bloccare la rivalutazione degli assegni superiori a 1.428 euro è una vera ingiustizia sociale. Stesso discorso vale per la sanità: invece di introdurre nuovi ticket, i risparmi si fanno riducendo le Asl, non c'è ragione che siano così numerose se non per nominare direttori e organi amministrativi ridondanti».
Tirando le somme?
«Rispetto ad un'impostazione che avevamo condiviso e che contemplava una redistribuzione del prelievo fiscale e l'avvio di riforme che avrebbero portato a dei risparmi nel lungo periodo, dopo il 2020, ci troviamo di fronte un quadro completamente diverso. Non c'era bisogno di fare una manovra così drastica: per il 2011-2012 siamo in linea con le richieste Ue. C'era margine per ridurre degli sprechi che avrebbero portato vantaggi non subito ma fra due anni, cioè quando serviranno. Per questo chiediamo un confronto al governo. Non si può abolire la contrattazione nel pubblico impiego di fronte ad un sindacato disposto a discutere sulla riduzione dei costi. Ma una parte dei vantaggi deve andare ai lavoratori. Ci aspettiamo risposte coerenti».
Altrimenti?
«Reagiremo con iniziative specifiche».