Riappare la norma che era stata bocciata dal Consiglio dei ministri
ROMA Il film della manovra non è ancora arrivato al fotogramma finale. Nella giornata di ieri, mentre il Quirinale faceva sapere di non aver ancora ricevuto alcun testo, sono proseguiti i contatti e le discussioni su un provvedimento che in realtà non solo è stato approvato dal Consiglio dei ministri ma ha anche ricevuto la cosiddetta bollinatura della Ragioneria generale dello Stato.
Tre i fronti caldi: quello energetico, quello delle pensioni ed infine il fisco con particolare riferimento a banche e assicurazioni. Nella giornata di ieri è venuto alla luce lo il contrasto tra il ministro Calderoli da una parte e i suoi colleghi Romani e Prestigiacomo dall'altra. Proprio da questa contrapposizione dipende essenzialmente il ritardo nella trasmissione del decreto al Quirinale. Oggetto del contendere due commi che erano stati inseriti nella versione entrata in Consiglio dei ministri, poi accantonati in seguito alla discussione di giovedì, ma che alla fine avrebbero di nuovo trovato posto nel testo.
La norma, fortemente voluta da Calderoli, prevede il taglio del 30 per cento di tutte le componenti della bolletta elettrica e del gas non legate al costo dell'energia: dunque gli incentivi alle energie rinnovabili, ma anche il corrispettivo per il decommissioning nucleare e per la ricerca, e il finanziamento dei bonus luce e gas per le famiglie povere. Tutte voci che attualmente gravano sulle bollette, rendendole più pesanti: l'obiettivo dichiarato del ministro leghista è arrecare un po' di sollievo ai consumatori.
Resta il fatto che siccome queste spese dovrebbero comunque essere sostenute anche in futuro, la loro copertura - per la parte eliminata - passerebbe a carico dello Stato e dunque andrebbe trovata per via fiscale; a meno di rivedere i programmi già in atto ad esempio in tema di rinnovabili. Meno di due mesi fa il governo aveva approvato il decreto con la revisione del sostegno a questo settore, che riduceva le risorse disponibili ma quanto meno dava certezze agli operatori.
Contro l'ipotesi di un ripescaggio del meccanismo taglia bollette si è pronunciata ieri Stefania Prestigiacomo. «Non vedo come ciò possa accadere» ha detto la responsabile dell'Ambiente, ricordando che «il Consiglio dei ministri, dopo ampio e approfondito dibattito, ha approvato la manovra senza quella norma». Per le associazioni delle rinnovabili (Anie/Gifi, Anev, Aper e Assosolare l'impatt della novità sarebbe «devastante» per il settore ma anche «per tutti i consumatori sia industriali che domestici».
In materia previdenziale anche nella maggioranza si sta facendo strada l'idea di correggere l'intervento sulla rivalutazione delle pensioni, che inizierebbe ad operare, seppur progressivamente, su quelle da poco più di 18.500 euro l'anno lordi (1.428 al mese). È difficile però a questo punto che il ritocco sia fatto nelle prossime ore, prima della definizione finale del testo e della sua pubblicazione in Gazzetta ufficiale con la firma di Giorgio Napolitano. Più probabile che - come ipotizzato dallo stesso presidente Schifani, la modifica avvenga durante l'esame al Senato.
La direzione di marcia potrebbe essere quella indicata ieri da Giuliano Cazzola (Pdl) vicepresidente della commissione Lavoro della Camera: «Basterebbe esonerare la fascia compresa fra tre e cinque volte il minimo - ha spiegato Cazzola - mediante un intervento, a compensazione, su di un'ulteriore tranche più elevata oltre l'importo pari a cinque volte il minimo».
Sul fisco le novità delle ultime ore colpiscono i risparmiatori ma anche banche e assicurazioni. I primi dovranno pagare un bollo più che triplicato sul conto titoli (120 euro l'anno, frazionati in base alla periodicità delle comunicazioni da parte degli istituti di credito). A loro volta le banche si vedranno incrementare l'Irap: passerà dall'aliquota base del 3,9 al 4,65 per cento. Ma il conto è ancora più salato per le compagnie di assicurazione, la cui aliquota è destinata a salire al 5,9 per cento, dunque di ben due punti. Facile immaginare che gli interessati non siano molto contenti e cerchino dunque di ottenere modifiche nel corso del passaggio a Palazzo Madama.
Infine tra le ultime novità inserite nel testo del decreto figurano la trasformazione in agenzia dell'Unire (Unione nazionale incremento razze equine) che attualmente è un ente di diritto pubblico e la possibilità per le Regioni di affidare all'Inps l'accertamento dei requisiti per l'invalidità civile e l'handicap.