C'è una grande banca, nel cui identikit non è difficile riconoscere il gruppo Tercas Caripe, che assicura il primo milione; ci sono poi dieci imprenditori pronti a tassarsi per centomila euro a testa; c'è infine un «livello istituzionale» non ancora svelato in grado di veicolare un milione di fondi Fas. Manca un ultimo mezzo milione, che il programma pone a carico di Provincia e Comune. Già pronto il piano B in caso di prevedibile no di palazzo di città, la quota mancante sarà redistribuita tra le forze imprenditoriali. Niente partiti, a promuovere il progetto sarà una grande organizzazione di impresa, mentre la fondazione PescarAbruzzo avrà il compito di advisor, una sorta di garante della trasparenza. Alla fine, Luciano D'Alfonso svela anche l'architettura finanziaria del Ponte del cielo, l'opera concepita per il grande rientro sulla scena e presentata nel corso dell'happening di ieri sera ai Gesuiti. Il ponte, illustrato l'aiuto di Daniele Proia (voce), Maurizio Di Fulvio (chitarra) e le domande di Daniela Senepa, assomiglia in realtà a un gigantesco trabocco. Un pontile di circa 300 metri, largo 5 alla partenza e 15 nel punto di massima apertura verso il mare. Un'opera collocata davanti alla Nave di Cascella per citare il pontile del '34 distrutto dalla guerra e per riassumere in un'unico asse, dalla stazione al mare, i simboli fondanti di Pescara, ferrovia, protagonismo cattolico, agorà mercantile, luogo delle relazioni borghesi, orizzonte adriatico. Ad ascoltare circa 800 persone.