Iscriviti OnLine
 

Pescara, 12/04/2026
Visitatore n. 753.051



Data: 04/07/2011
Testata giornalistica: AbruzzoWeb
Comune: L'Aquila via da Sge? Faccia pure Petulla': ''ma dovranno obbedirci''

L'AQUILA - "Il Comune dell'Aquila fuori dalla Sge? Non capisco il senso della minaccia, pensano forse che andando via non dovranno più attenersi alle ordinanze e alle direttive emanate in tema di assistenza alla popolazione?".

È più stupito che contrariato, Roberto Petullà, coordinatore della Struttura per la gestione dell'emergenza, dalle parole del sindaco Massimo Cialente, che ieri ha fatto un comunicato in cui ha affermato di "non voler aver più nulla a che fare con la Sge", al cui interno c'è un "clima insopportabile".

"Comunque sia - precisa Petullà - il Comune attivi le procedure e noi siamo in grado, in una settimana dalla formalizzazione della richiesta di uscire dalla Sge, a trasferire tutte le competenze in capo a loro. Noi non abbiamo problemi, anzi siamo ben disponibili".

Non è solo il primo cittadino, in questa "guerra" contro la Sge, anche l'assessore alle Politiche abitative Fabio Pelini ha chiesto "meno sfratti e più buon senso".

Anche in questo caso non afferro il concetto. Cosa vuol dire Fabio Pelini, di non applicare le regole? Noi cerchiamo di gestire le situazioni con attenzione e anche quella dose necessaria di sensibilità, però è utile ribadire che nel momento in cui revochiamo un beneficio a una persona o una famiglia che non ne ha più diritto è perché c'è qualcuno che quel diritto, invece, ce l'ha e sta aspettando. Se Pelini, al contrario, ritiene che bisogna lasciare le cose così come stanno e chiudere un occhio potrà farlo quando il Comune si sarà ripreso la titolarità delle scelte sull'argomento.

Via Verzieri, caserma Campomizzi e famiglia Bellaprima. Tre situazioni esplosive.

Su via dei Verzieri vale ciò che ho appena detto, stando alla normativa le famiglie non hanno più diritto a stare nel progetto C.a.s.e., mentre ce ne sono altre che stanno attendendo.

La quesione della caserma Campomizzi, addirittura, ha del paradossale. C'è un accordo siglato nel 2009, caldeggiato anche dal sindaco, con il quale si diceva che, essendo L'Aquila una città universitaria e dovendo salvaguardare i posti letto per gli studenti, la struttura sarebbe stata messa a disposizione dell'Adsu già da febbraio 2010. Adesso, quegli stessi politici che tanto si erano spesi per quell'intesa, dicono un'altra cosa. Oltrettutto è bene sottolineare che non stiamo sfrattando nessuno ma stiamo semplicemente trasferendo le famiglie nella caserma della Guardia di finanza, dove avranno gli stessi servizi e, anzi, potranno usufruire anche della guardia medica.

Quanto alla famiglia Bellaprima, in ultimo, per sapere come stanno le cose basterebbe chiedere a loro: il 20 aprile sono stato contattato dall'assessore Stefania Pezzopane e mi è stato chiesto di temporeggiare un po' perché il Comune avrebbe trovato una soluzione. Allora abbiamo deciso di garantire la soluzione alloggiativa almeno fino al termine dell'anno scolastico per salvaguardare, in particolare, le bambine. Adesso, quindi, spetta a chi si era preso l'impegno a suo tempo il compito di risolvere il problema.

Alcuni affermano che ci siano molti alloggi del progetto C.a.s.e. vuoti.

È falso. Venerdì abbiamo trasmesso al Comune dell'Aquila gli elenchi di 70 nuove assegnazioni. Capita che, per un breve periodo, si verifichino casi di alloggi che rimangono vuoti a causa della perdita del beneficio da parte degli occupanti ma gli stessi vengono subito rimpiazzati. Quanto ai tempi non dipende da noi: è il Comune che consegna le chiavi.

E i Map chiusi nei Comuni del "cratere"?

Molti aquilani non vi si vogliono trasferire perché dicono che sono lontani. In questo caso la responsabilità è dei sindaci che, al momento dei controlli di secondo livello, dovranno spiegare perché hanno richiesto più moduli provvisori rispetto al fabbisogno effettivo.

Attualmente quanti nuclei familiari sono ancora in attesa di una assegnazione?

Sono rimasti in lista circa 540 single, mentre le famiglie con almeno due componenti sono state tutte sistemate.

C'è il rischio che alcune persone abbiano deciso di fare dell'autonoma sistemazione o dell'assistenza alberghiera una condizione "stabile" e non provvisoria?

Quando sarà ultimata la ricostruzione "leggera" delle B e delle C potremo valutare. Certo è che i sindaci, a quel punto, saranno chiamati a obbligare i cittadini a trasferirsi nelle C.a.s.e. o nei Map liberi per mettere fine all'enorme esborso di denaro che, ogni mese, esce dalla contabilità dell'emergenza. (pi.bi.)

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it