Feriti 188 agenti e una decina di manifestanti, 4 arresti. Grillo choc: eroi
CHIOMONTE (Torino) - Una domenica di guerriglia, di violentissimi scontri in Val di Susa contro i cantieri per la realizzazione della linea ferroviaria ad alta velocità tra Torino e Lione. Un crescendo di violenza inaudita, andata avanti per diverse ore a Chiomonte, nei boschi, alla Maddalena e alla centrale idroelettrica. Il bilancio è pesante: oltre 200 i feriti (3 sono gravi, ma non rischiano la vita). La maggior parte (188) appartengono alle forze dell'ordine, oggetto di attacchi gratuiti dei black bloc, arrivati da queste parti anche dall'estero (Francia, Germania ed Inghilterra) solo ed esclusivamente per creare disordini e per tentare di violare l'ennesima zona rossa, recintata all'occorrenza dai militari per evitare l'accesso ai cantieri. Sono 4 gli antagonisti arrestati fino a ieri sera.
Bloccate per ore le statali e l'autostrada. Il leader del movimento No Tav, Alberto Perino, esulta: «Abbiamo vinto. Eravamo venuti per fare un assedio e ci siamo riusciti. La Torino-Lione non si farà mai. Si è visto chi fa polemica e chi tira i lacrimogeni ad altezza uomo». Una tesi che non va giù agli uomini della Questura di Torino: «I militari hanno risposto quando sono stati presi di mira non solo con pietre, petardi, bombe carta, ma anche con pericolose bottiglie piene di ammoniaca. Si è trattato di un'azione paramilitare da parte dell'ala oltranzista del movimento No Tav».
Ieri non è andata come a Venaus nel 2005, perché le forze dell'ordine hanno resistito, difendendo i cantieri della discordia. A Chiomonte, nei pressi della centrale idroelettrica, uno dei punti caldi della protesta, nel primo pomeriggio è arrivato Beppe Grillo, il leader del Movimento 5 stelle. Le sue parole, «siete degli eroi, non mollate», hanno sortito un effetto detonatore. Nel giro di una mezz'ora i manifestanti hanno attaccato. Solo dopo un paio d'ore la situazione è tornata alla normalità, nella fattispecie quando una delegazione di manifestanti, a braccia alzate, ha incontrato dirigenti e funzionari di polizia sul ponte della valle Clarea.
Eppure la giornata era iniziata con una manifestazione pacifica del popolo dei No Tav, autorizzata dalla Questura. In tanti hanno sfilato: quasi 70 mila per gli organizzatori, molti di meno per la Questura. Già a partire dalle 8, i 23 sindaci della Valle, genitori con bambini al seguito, anziani e pensionati arrivati da tutta l'Italia si sono dati appuntamento ad Exilles. Verso le 10 sono partiti. Qualche chilometro distante, c'è un altro corteo, che sfila a Giaglione. Lì, però, poco dopo si sono materializzati uomini e donne con caschi, cappucci e maschere antigas, che hanno iniziato a dileguarsi fra i boschi. Cresce la preoccupazione. Si temono scontri. Che puntualmente arrivano. E poco dopo le sirene delle ambulanze riecheggiano nella valle.
I black bloc attaccavano. Le forze dell'ordine rispondevano con idranti e lacrimogeni. La situazione è precipitata quando al bivio di Ramat dal corteo dei pacifisti si sono staccati un paio di migliaia di manifestanti che hanno raggiunto sulla Maddalena - quartier generale delle ditte che eseguono i lavori - i dissidenti più agguerriti. È stata subito guerriglia. Tanti i feriti. Fra questi un operaio. L'assedio dei centri sociali al cantiere continua senza sosta con lanci di pietre e ordigni di notevole potenza. Situazione identica nei pressi dell'autostrada. Dopo il comizio di Grillo è stato aperto un varco anche nella barriera costruita dalla polizia all'imbocco di strada dell'Avanà nei pressi della centrale idroelettrica. Da lì gli attivisti hanno ulteriormente attaccato con rabbia e determinazione. Dopo un paio d'ore di scontri, poco prima delle 18, la situazione è tornata alla normalità. In tarda serata il fronte No Tav ha parlato di 223 manifestanti feriti.
Sandro Plano, il portavoce dei 23 sindaci delle Comunità Montane della Val di Susa, è provato ed amareggiato: «Temevamo un epilogo del genere. Abbiamo fatto di tutto per evitare gli scontri. Certe frange estremiste sono incontrollabili. C'è da dire che questa manifestazione è stata strumentalizzata. Noi lotteremo fino alla fine e se c'è bisogno siamo pronti ad andare a Roma il 6 luglio, il giorno della firma del nuovo protocollo fra Italia e Francia, perché la Tav non si deve fare».