ROMA - La lunga agonia della maggioranza sta tutta scritta nell'ultimo sondaggio piovuto ieri mattina sulla scrivania di Arcore: Pdl 19.8%, Lega 8%. Un tracollo continuo e inarrestabile che rende drammatico il lavoro del nuovo segretario del Pdl, Angelino Alfano.
Ieri, mentre il neosegretario era a colloquio con il capo dello Stato, Berlusconi ad Arcore tentava di sbrogliare l'ennesima lite nel partito. Stavolta, l'un contro l'altro armati, il coordinatore lombardo Mario Mantovani - reduce da un non brillante risultato elettorale a Milano - e Guido Podestà, il presidente della Provincia che, stabilito l'asse con Formigoni, tenta di riprendersi il partito. Berlusconi, in vista delle amministrative del prossimo anno nelle quali si voterà in 107 comuni lombardi, ha dato il via libera alle primarie per decidere i candidati in molti comuni, tra cui Como. Poiché non gradisce il termine «primarie» per l'imprinting ormai dato dalla sinistra, il Cavaliere ha deciso di chiamarle «popolari» o «scelta popolare».
Definizioni e grane interne a parte, in questi giorni il presidente del Consiglio è assillato da un unico argomento: il mega risarcimento da 750 milioni di euro che Mediaset dovrebbe dare alla Cir di Carlo De Benedetti. «Tra lui e mia moglie mi stanno rovinando, ma piuttosto che darli a lui li devolvo in beneficenza!», ha ripetuto anche ieri il Cavaliere. Nella manovra però non si parla di no-profit, ma del blocco della provvisionale fino a quando non ci sarà la sentenza d'appello. Una norma inserita nel pacchetto di semplificazioni del processo civile e che, malgrado gli interessati smentiscano, non può non essere stato oggetto del colloquio che Alfano ha avuto ieri con Giorgio Napolitano. D'altra parte il Guardasigilli ieri mattina aveva disdetto la partecipazione ad un workshop organizzato dalla Fondazione Rodolfo Debenedetti, forse proprio per non trovarsi in imbarazzo e di fronte al segretario del Pd Bersani.
Comunque sia, il capo dello Stato ha ricevuto il testo della manovra licenziato da palazzo Chigi solo ieri mattina dopo l'ennesimo tira e molla tra i ministri Romani e Prestigiacomo da una parte e Calderoli dall'altra, sugli incentivi alle rinnovabili. Il ministro dello Sviluppo economico ieri mattina si è dovuto recare ad Arcore per convincere il premier - dietro minaccia di dimissioni - a togliere la norma che non c'era nel testo licenziato dal Consiglio dei ministri. Così come non c'era nelle bozze precedenti anche la norma salva-Mediaset che potrebbe ora essere stralciata insieme al pacchettino-giustizia, anche se ormai i danni d'immagine che doveva fare li ha già prodotti, con grande irritazione del Carroccio.
Nel caos che ormai regna nella maggioranza e nel governo, rischia di svolgere un ruolo da detonatore la vicenda del decreto-rifiuti, più che la vicenda della richiesta d'arresto per Papa. La Lega, riunitasi ieri in via Bellerio, ha infatti confermato che non voterà il testo anche in caso di fiducia. Il soccorso promesso dall'Udc potrebbe quindi non bastare a salvare il provvedimento se Pd e Idv si schiereranno contro la maggioranza e, in buona sostanza, anche contro il sindaco di Napoli de Magistris che, senza decreto, si ritroverebbe nuovamente sommerso dal pattume. La maggioranza potrebbe quindi trovarsi senza numeri ancora prima del voto sulla manovra triennale. Una manovra che Berlusconi continua a non condividere nel suo impianto, visto che lascia ad altri il compito di illustrarla. Toccherà oggi a ben tre ministri (Tremonti, Sacconi e Romani), sobbarcarsi l'ingrato onere di dettagliare gli articoli di un provvedimento che rischia di avere nel taglio alle pensioni il vero e proprio tallone d'Achille in grado di far smottare l'intero castello di norme. Nel frattempo il Cavaliere prova a cambiare il tema dell'agenda politica e questa sera riunirà i gruppi parlamentari per chiedere di accelerare sul biotestamento «in modo da mostrare quanto sono divisi a sinistra».