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Pescara, 14/04/2026
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Data: 05/07/2011
Testata giornalistica: Il Tempo d'Abruzzo
D'Alfonso fra tribuna e tribunale. L'accusa fa le pulci alla contabilità del politico: acquisto della casa, bollette e zero prelievi da bancomat

Processo Housework Viaggi a Malta e a Santiago. Il dirigente che si dimise per le ingerenze

«Vi sono mesi, tra il 2003 ed il 2007, in cui dai conti correnti dell'ex sindaco Luciano D'Alfonso non risultano uscite di danaro». Insomma, nessuna spesa, neppure per un caffè. Così Camillo De Stefanis, il consulente della procura che ha effettuato gli accertamenti sui beni e sui conti dell'ex primo cittadino,nel processo "Housework", su presunte tangenti negli appalti al Comune. Nel corso della sua deposizione, durata oltre tre ore, il consulente, carte alla mano, ha ricostruito, anno per anno, mese per mese, la situazione fiscale e patrimoniale di D'Alfonso e dei suoi più stretti familiari. E, dunque, nel 2003, l'unica operazione di rilievo effettuata sarebbe stata quella per l'acquisto di una casa a Salita Zanni, per la quale avrebbe versato 150mila euro in assegni. Il consulente ha anche riferito che in quel periodo gli ex proprietari dell'appartamento hanno incassato altri 30 mila euro dai genitori di D'Alfonso e circa 99 mila euro in contanti, di cui non si conosce la provenienza. Nel 2004, conti quasi fermi e bancomat inutilizzato. Per i beni di prima necessità sarebbero stati spesi solo 96 euro. Situazione simile nel 2005. Nel corso dell'anno sarebbero stati prelevati solo 2.968 euro ed effettuati pagamenti con carta di credito per 6.559 euro. Per quanto concerne il 2006, De Stefanis ha sottolineato che i conti hanno registrato zero uscite anche in concomitanza con viaggi all'estero compiuti da D'Alfonso e dalla sua famiglia. Il consulente ha citato in particolare un viaggio a Malta ad aprile, con un volo privato, e uno a settembre a Santiago de Compostela. Riguardo a quest'ultima vacanza, ha fatto presente che dagli accertamenti risulta un'unica spesa di 17 euro in una gioielleria. Più prelievi bancomat sarebbero stati effettuati nel 2007, ritenuti comunque «compatibili con quelli di una famiglia parsimoniosa». Per quanto concerne il pagamento delle bollette luce-gas, tra il 2004 ed il 2008, sarebbero stati versati in contanti complessivamente 12.500 euro. L'audizione del consulente proseguirà lunedì, con il controesame della difesa. Fra gli altri testi ascoltati ieri anche l'ex dirigente del Comune Pierluigi Carugno. Il professionista ha riferito di essersi dimesso, nel giugno 2004, dal suo incarico a causa delle continue ingerenze ricevute «da più soggetti», fra cui l'allora sindaco D'Alfonso. Carugno ha raccontato in particolare un episodio riguardante un chiosco di libri in piazza Salotto, che i gestori volevano ampliare. L'ingegnere ha detto di aver rilasciato l'autorizzazione per la concessione del suolo pubblico e di aver per questo suscitato le ire del sindaco. Ha riferito di telefonate notturne dell'ex sindaco e di una "sfuriata" in municipio, durante la quale gli avrebbe detto che era un «incapace» e che l'avrebbe «cacciato». Nel controesame la difesa di D'Alfonso ha fatto presente che in realtà l'iter di ampliamento prevedeva un cambio di utilizzo del chiosco da rivendita di libri a quella di salsicce. Di qui la contrarietà del primo cittadino.

I Gesuiti «benedicono» il ponte che è un pontile
L'ex sindaco Bagno di folla al parco, comizio e promessa: «Pronti i mecenati e 3 milioni di euro»

Ponte con vista sul Parlamento per Luciano D'Alfonso. Perché il Ponte del cielo non è che un'altra tappa di avvicinamento al suo rientro attivo in politica e l'obiettivo più vicino è la Camera dei deputati, si voti alla scadenza canonica del 2013 o con un anno di anticipo. D'Alfonso ha riempito il parco dei Gesuiti domenica sera, in uno degli appuntamenti clou del programma allestito da Roberto Falone. Erano in mille ad assistere a una intervista pubblica che presto si è trasformata in one-man-show, il format che più si attaglia all'ex sindaco. Fra i tanti fedelissimi anche alcuni avversari politici come Mario Amicone, oggi direttore dell'Arta, Ezio Ardizzi, presidente di Confcommercio Abruzzo, al quale D'Alfonso ha ricordato impietosamente la sconfitta da lui inflittagli alle elezioni provinciali, e poi alcuni esponenti di Futuro e libertà, dirigenti e impiegati comunali rimasti legati all'ex sindaco, e persino il cantautore Mimmo Locasciulli. L'occasione era l'annuncio che ci sono il progetto, gli imprenditori e i soldi per realizzare il Ponte del cielo, un'idea che che in verità era stata lanciata dall'architetto Tommaso Di Biase, assessore di Rifondazione comunista proprio con la Giunta D'Alfonso. Definirlo ponte è una forzatura perché è una struttura che non unisce due punti, più corretto parlare di pontile dal momento che si tratta di una "passeggiata" di 295 metri dalla riva di piazza Primo Maggio al largo. Ma nella retorica dalfonsiana pontile è riduttivo, e allora ecco l'opera imaginifica che parte dalla larghezza di 4,5 metri e si allarga gradualmente sino ad arrivare a 15 metri di ampiezza nel suo punto terminale, una struttura contrappuntata da bar, ristorante, sale ricreative per il corpo (sport e massaggi) e per la mente (libreria). Un progetto visionario in puro stile dalfonsiano che il diretto interessato si è affrettato a garantire: «Non posso dire i nomi degli imprenditori, ma il costo di tre milioni di euro è già coperto. Presto presenterò il progetto all'attenzione delle istituzioni locali che lo valuteranno, tenendo presente che si tratta di un'operazione a costo zero per loro». Il problema vero è che D'Alfonso è convinto di avere un turbo nel motore e di essere costretto a restare ai box in attesa degli eventi giudiziari. E allora si comporta, magari in buona fede, come se fosse ancora il sindaco di Pescara, continua a sfornare progetti, a contattare imprenditori, a prendere impegni con la città come se fosse ancora in sella. Infatti, dopo aver chiesto scusa alla madre, alla moglie e ai tanti amici che gli sono rimasti vicini anche nella cattiva sorte, ha ammesso: «Devo ancora capire dove ho sbagliato, forse prima pensavo che la sostanza venisse prima di tutto, se un giorno tornerò ad amministrare ci penserò mille volte prima di snobbare la forma». Due anni e mezzo per capire sembrano troppi per un politico nato e navigato come D'Alfonso

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