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Pescara, 14/04/2026
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Data: 05/07/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Due case e il bancomat fermo il giallo dei conti di D'Alfonso. Il consulente del Pm Varone conferma i sospetti sull'ex sindaco

Neanche ventiquattr'ore prima salutato dalla folla alla presentazione del Ponte del cielo, il giorno dopo sul banco degli imputati ad assistere, questa volta, alla lunga deposizione del consulente dell'accusa che riferisce dei suoi conti correnti. L'udienza di ieri del processo per le presunte tangenti per i grandi appalti al Comune di Pescara, dove l'ex sindaco Luciano D'Alfonso è il protagonista, è stata quasi tutta dedicata al consulente del Pm Varone, Camillo De Stefanis. Obiettivo, fotografare la situazione patrimoniale di D'Alfonso. Il commercialista ha esaminato e spiegato un mare di numeri, conti correnti, movimenti bancari. Un quinquennio dal 2003 al 2008, passato al setaccio: tutta la situazione patrimoniale dell'ex primo cittadino e dei suoi familiari, genitori, fratelli e coniuge. Vendite di case, acquisti e soprattutto quei conti correnti fermi, immobili per mesi e mesi che hanno fatto trarre delle precise conclusioni all'accusa, e cioè che i soldi in casa D'Alfonso dovevano arrivare da un'altra parte, da chi pagava le tangenti.
Questa la sintesi, più volte sottolineata anche dal consulente, della giornata di ieri. occorrerà però attendere per il controesame della difesa. Il collegio, d'accordo con le parti, ha infatti deciso di rinviare il secondo round alla prossima udienza, lunedì prossimo. Ieri, quindi, campo libero per l'accusa. Ma dove prendeva, D'Alfonso, i soldi per vivere? Questo l'interrogativo che pone la consulenza, argomento già sviscerato durante le fasi dell'inchiesta e ieri cristallizzato nel processo attraverso la testimonianza del perito. Il commercialista De Stefanis ha nuovamente parlato della carta di credito che per lunghi mesi è stata praticamente inutilizzata: nel 2004 è servita per acquistare beni di prima necessità per un totale di 94 euro e nel 2005, 207 euro. Poi, però, nel 2007 (quando l'inchiesta è ormai esplosa), il bancomat riprende vita e macina 19 mila euro di spese in un anno, «compatibili - afferma il consulente - con quanto spende una famiglia parsimoniosa».
Passate ai raggi ics anche le vendite di alcuni immobili della famiglia e l'acquisto della casa di via Salita Zanni: ufficialmente al venditore sarebbero stati versati 150 mila euro, ma, sempre a detta dei venditori, altri 90 mila sarebbe stati versati in contanti sul loro conto. E anche per la villa di Lettomanoppello il consulente ha riferito che ci sono 8 fatture nel periodo 2003/2006 per un totale di 320 mila euro pagati alla ditta Cardinale che lavorò poi con il Comune di Pescara. Senza controesame, resta la versione dell'accusa registrata sul nastro del processo. Per conoscere la versione di D'Alfonso, forse non sarà sufficiente neppure il controesame, ma bisognerà attendere la discussione. Il perito ha parlato anche dei conti bancari degli imprenditori, riferendo che per quel 50 che figura nella lista Dezio a fianco del nome Di Properzio e con accanto la lettera N, che secondo la procura vuol dire 50 mila euro in nero, non ci sono riscontri nella contabilità dell'imprenditore. Circostanza che potrebbe significare che si trattò, magari, soltanto di una promessa.
In precedenza era stato sentito un altro teste, l'ex dirigente del Comune Pierluigi Carugno, uno dei grandi accusatori . «Una sera D'Alfonso mi chiamò ripetutamente al telefono a casa e mi fece venire a prendere da un autista. Tu sei un incapace, mi disse annunciandomi il licenziamento». E così avvenne. Motivo dello scontro, un chiosco commerciale autorizzato a piazza Salotto dalla vecchia giunta e una delibera dello stesso dirigente datata 22 maggio 2003, qualche giorno prima dell'insediamento di D'Alfonso, che cambiava destinazione d'uso: da vendita di libri a vendita di generi alimentari. Un blitz che scatenò vivaci proteste per la salsicceria in piazza costringendo il neo sindaco ad annullare il tutto.

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