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Pescara, 12/04/2026
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Data: 05/07/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Chiodi: sì agli inceneritori. È scontro. Per il governatore decisione inevitabile. Insorgono partiti di opposizione e ecologisti «Scelta sbagliata dopo i referendum»

RIFIUTI Al via il programma con la consulenza del Cnr per chiudere il ciclo integrato e produrre energia

PESCARA. Il governo regionale punta con determinazione sui termovalorizzatori per scongiurare il pericolo di una emergenza rifiuti in Abruzzo, ma è già polemica su quella che si profila come una scelta irrevocabile da parte della maggioranza di centrodestra.
L'annuncio è arrivato ieri, in viale Bovio, durante la stipula di un'intesa con il Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr). Obiettivo dichiarato è il riciclaggio del 50 per cento dei rifiuti prodotti sul territorio regionale, mentre l'altra metà sarebbe utilizzata per la valorizzazione energetica.
E' il governatore, Gianni Chiodi, con l'assessore all'Ambiente Mauro Di Dalmazio, a indicare quale dovrà essere l'ultima fase del ciclo dei rifiuti: produrre energia dalla combustione del pattume. In questo contesto, s'inserisce l'intesa con il Cnr, che dovrà indicare alla amministrazione regionale le migliori tecnologie disponibili a livello mondiale per bruciare l'immondizia e generare energia senza provocare danni alla salute.
Quesito difficile. Ma che la giunta Chiodi abbia deciso di fare sul serio lo dimostra il fitto calendario di incontri già programmato nelle province. Si prevedono infatti quattro incontri-seminari, tutti da realizzare entro settembre, con il coinvolgimento degli enti locali e dei territori interessati (il 9 all'Aquila, il 16 a Pescara, il 23 a Teramo e il 30 a Chieti). Da questi incontri, il Cnr ricaverà una relazione dove indicherà quale tipo di termovalorizzatore (o anche altri tipi di tecniche) utilizzare e i siti dove eventualmente costruire gli impianti. Che dovrebbero essere più d'uno, anche se nessuno sa dire quanti saranbno in realtà e dove sorgeranno. L'esigenza di smaltire i rifiuti bruciandoli, per gli amministratori regionali, nascerebbe dal fatto che il sistema rifiuti è vicino al collasso. Da un lato, a causa della saturazione delle discariche, ormai giunte al limite di guardia; dall'altro, perché gli impianti di riciclaggio dell'umido non sono mai entrati in funzione. Tutto questo costituisce la minaccia di una emergenza incombente, anche se Chiodi rassicura tutti dicendo che «l'Abruzzo non si ritroverà come altre regioni, perché siamo pronti, nel caso l'inerzia di Consorzi e Comuni, incapaci di portare avanti la programmazione, dovesse perdurare, di intervenire con il potere sostitutivo della Regione».
Quindi l'assessore Di Dalmazio spiega l'accordo con il Cnr: «Non siamo scienziati. Per questo ci siamo rimessi alla massima autorità scientifica nazionale per capire quale sia la strada più giusta da seguire e quali gli impianti migliori da implementare. La valorizzazione energetica», prosegue, «è una fase prevista dalla normativa nazionale e regionale ed è ineludibile nel processo del ciclo integrato dei rifiuti, che per forza di cose deve chiudersi in qualche modo».
Sulla stessa linea il governatore: «Abbiamo chiesto la collaborazione a un autorevole istituto con l'obiettivo di salvaguardare l'ambiente e la salute pubblica, ma non mi venite a dire che i termovalorizzatori provocano il cancro. In Emilia Romagna ne hanno cinque, e i dati sulle patologie tumorali non sono peggiori dell'Abruzzo».
Domani, Di Dalmazio presenterà lo stato dell'arte dei rifiuti in Abruzzo illustrando qual è attualmente il numero degli impianti disponibili e il loro funzionamento, compreso il quadro delle criticità. Chiaro il riferimento ai consorzi di gestione e ai Comuni che ne fanno parte, ai quali verrà fatto un richiamo alle responsabilità. Il nodo da sciogliere riguarda le risorse messe a disposizione dalla Regione per realizzare gli impianti di riciclaggio. Fondi che spesso sono tornati indietro perché non spesi, bloccando di fatto la programmazione. Parliamo di circa 13-14 milioni di euro che, secondo la nuova linea, potrebbero tornare utili per realizzare i termovalorizzatori.

«Scelta sbagliata dopo i referendum»
Il centrosinistra: campagna ideologica a favore dei termovalorizzatori
Il Prc: dimenticata l'inchiesta pescarese sul business dei rifiuti

PESCARA. La decisione di procedere con determinazione sulla strada della termovalorizzazione dei rifiuti scuote le forze politiche di opposizione, oltre che le sigle di movimenti e associazioni ambientaliste abruzzesi a poche settimane dalla vittoria referendaria sul nucleare e sui beni comuni. «Gli inceneritori», afferma il segretario regionale di Rifondazione, Marco Fars, «sono la scelta peggiore per far fronte alla irresponsabilità e l'inadempienza degli enti preposti alla realizzazione di un'impiantistica adeguata, che eviti l'emergenza rifiuti in Abruzzo. Perché utilizza l'inerzia della stessa Regione, e degli ex-consorzi, per promuovere una campagna ideologica a favore dell'incenerimento». Scelta fuori dal tempo, a giudizio di Rifondazione, che peraltro non tiene in alcun conto un'inchiesta giudiziaria che, al di là dei risvolti penali, «ha plasticamente portato a conoscenza degli abruzzesi quali interessi si celano dietro il business degli inceneritori». Il riferimento è all'indagine della procura di Pescara che, tra qualche giorno, vedrà sfilare in tribunale indagati eccellenti, come l'ex assessore alla Sanità, oggi capogruppo regionale del Pdl, Lanfranco Venturoni, l'imprenditore, titolare della Deco, società che gestisce gli impianti di trattamento dei rifiuti nella discarica Casoni di Chieti, Rodolfo Di Zio, e un senatore del Pdl, Fabrizio Di Stefano. Ed è un tasto dolente, su cui insiste il capogruppo dell'Idv, Carlo Costantini: «Quello che Chiodi pensa sugli inceneritori è scolpito nelle intercettazioni di Venturoni, relative alle inchieste sui rifiuti in Abruzzo; o in molti atti amministrativi del Comune di Teramo, soprattutto quelli relativi al rapporto con la Team. Basta andarseli a rileggere».
Molto critico sull'orientamento della maggioranza di centrodestra è anche il Pd, che con il consigliere Claudio Ruffini indica come la vera strada da percorrere sia «quella del potenziamento della raccolta differenziata. In Abruzzo, questo non è stato fatto e la giunta Chiodi se ne assume tutte le responsabilità. Ha in cassa 15 milioni di euro per investire nel rafforzamento di questa strategia ma non li ha utilizzati proprio per perseguire un obiettivo già tentato a Teramo: costruire gli inceneritori. Il Pd si batterà perché la scelta della differenziata diventi strategica».

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