PESCARA - L'Abruzzo in ginocchio. Contro la manovra finanziaria si scagliano tutti ma proprio tutti, è un no compatto e bipartisan quello che si leva dal centrosinistra e dal centrodestra. A partire dal presidente della Regione Gianni Chiodi. La nuova finanziaria è uno sgambetto per l'Abruzzo, un colpo dal quale non si riprenderebbe mai più. Bisogna metterci riparo, ritirarla, salvare il salvabile. «La manovra è troppo onerosa per gli enti locali e, in particolare, per le Regioni - attacca Chiodi - Il giudizio della Conferenza delle Regioni è stato unanimemente di forte preoccupazione, perché, si traduce in un taglio ai servizi per depauperare realtà già allo stremo delle forze e minaccia l'attuazione del federalismo». Per Chiodi si tratta di una discriminazione bella e buona. «E' inaccettabile questa manovra, per questo pensiamo ad iniziative comuni da mettere in campo per aprire il confronto con il Governo. L'Abruzzo già da tempo ha intrapreso la strada del risanamento finanziario con grande rigore e determinazione dando prova di essere una regione prudente, efficiente e ben avviata verso un percorso virtuoso. Alla luce di questi nuovi dettami si rischia di far pagare agli abruzzesi un prezzo troppo alto. Ognuno, dunque, faccia la sua parte - ha concluso - in uno sforzo congiunto cercando di imboccare la medesima direzione di marcia. Questa manovra mette in discussione la sostenibilità dei servizi essenziali: sanità e trasporto pubblico locale. Occorre modificarla per renderla più obiettiva e più vicina ai cittadini senza tuttavia penalizzare la ripresa economica».
E' una manovra che rispecchia la filosofia di chi da sempre cerca di far pagare ai soliti noti la gestione del malgoverno, rilancia Carlo Costantini, capogruppo regionale dell'Idv: «Prima di chiedere un solo euro a un pensionato o a un lavoratore, io tenterei di recuperare i 150 miliardi di evasione fiscale e i 70 della corruzione. Non è come chiedere un sacrificio a tutti, perché qui c'è in ballo l'equità e la giustizia. Mentre questo governo consente ai criminali di prosperare: le istituzioni non sono più credibili in questo Paese».
Concorda con Gianni Chiodi il senatore Giovanni Legnini del Pd, che è relatore di minoranza per la finanziaria: «Sì una volta tanto sono d'accordo con Chiodi, è il segno che il presidente della Regione si è finalmente svegliato. Finora la classe politica regionale è stata sonnacchiosa e compiacente. L'unica differenza è che questa manovra è stata concepita dal suo governo di riferimento». Il problema della manovra è la copertura finanziaria, spiega il senatore democrat: «Il peso che si riversa sugli enti locali è insostenibile, e in più si sommerebbe agli effetti della manovra dello scorso anno. La finanziaria infligge una stretta decisa sulla sanità perché introduce i costi standard, meccanismo che si scarica soprattutto sulle Regioni alle prese col piano di rientro, sulle Regioni del sud, su quelle in maggiori difficoltà. L' Abruzzo, con le sue finanze dissestate, non si riprenderebbe mai più. E' come negare a un assetato l'ultima goccia d'acqua». Ma non è solo il colpo economico che teme Legnini. «La manovra mantiene la norma salva-Chiodi, in pratica la sanatoria sul pastrocchio del piano di rientro, che assicurerà a Chiodi soltanto un sollievo momentaneo perchèla norma, a mio giudizio, è palesemente incostituzionale».
Senza contare che il lodo Mondadori, di cui Berlusconi in serata ha annunciato il ritiro, rischia di ripercuotersi anche sulle vittime del terremoto. La sospensione del risarcimento dei danni colpisce infatti anche i processi aquilani perchè obbliga il giudice a sospendere l'esecutività delle condanne nel caso di risarcimenti superiori ai 20 milioni di euro (o 10 milioni nelle sentenze emesse in primo grado), fino alla sentenza in Cassazione. L'allarme è lanciato dall'avvocato Wania Della Vigna, avvocato di Teramo, impegnata ad assistere in sede civile diversi familiari e parenti delle vittime del terremoto. Danni e beffe.