ROMA - Il Cavaliere non c'è, ma il Berlusconi lo fa Alfano. Cita i sondaggi che gli ha fatto vedere il premier: «Ci dicono che stiamo alla pari con la sinistra, e che possiamo vincere nel 2013. Ma dobbiamo stare compatti e lavorare pancia a terra». Ed è anti-comunista quanto Berlusconi il neosegretario che s'è rivolto ieri sera ai deputati del Pdl, nella riunione nelle stanze di Montecitorio: «Il primo grande ballottaggio della storia italiana è quello del 18 aprile, e lo vinse De Gasperi contro Togliatti. Da allora, la maggioranza degli elettori è moderata. Se riportiamo alle urne tutti i nostri simpatizzanti, batteremo ancora una volta la sinistra». Parole di Angelino, parole da Silvio. Applausi.
E' un delfino turgido Alfano. Anche se, mentre difende con toni forti e grandi metafore la norma pro-Fininvest inserita e malvolentieri espunta dalla manovra economica («Se scoprono che la penicillina fa bene a che a Silvio, la tolgono dal mercato»), nella sala i parlamentari si danno di gomito, sussurrano fra di loro, si leccano le ferite o comunque per lo più si dicono sconcertati per il fallito blitz: «Forse abbiamo esagerato con quella norma», «Magari, potevamo evitare questa figuraccia». «Non c'è stato nessun sotterfugio», insiste Alfano, «e il principio che sanciva quella norma è sacrosanto. Ma quando c'è di mezzo Berlusconi, tutto viene strumentalizzato. Se c'è una barca che affonda e sopra ci sta Berlusconi, non viene soccorsa perchè sarebbe un salvataggio ad personam». Acqua passata? Oggi, alla giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera, è in discussione il caso Papa (non intervenuto alla riunione di ieri) e va in scena l'autodifesa del deputato azzurro accusato di stare nella P4. E il «siamo garantisti», proclamato da Cicchitto e da Paniz, riscuote ovazioni. In sala, per accrescere il papismo, vengono proiettate alcune foto dei pedinamenti polizieschi cui è stato sottoposto Papa (il cui volto è stato oscurato) e «questo potrebbe accadere ad ognuno di noi», commenta il berlusconiano Francesco Paolo Sisto. Mentre gli anti-Papa, il cui capofila è Santo Versace, che non c'è, tacciono. E Alfano, garantista ma anche teorico del «partito degli onesti», ha deciso di lasciare libertà di voto ai suoi quando la vicenda andrà in Aula a Montecitorio.
Intanto, la chiamata alle armi da parte di Alfano funge da terapia motivazionale ben accetta alle truppe. «Rivitalizzare l'entusiasmo della base», dice. Il Pdl delineato dal neosegretario è un partito più democratico e meno verticistico, «ma sempre collegato con il governo». Il leader ha auspicato che le riunioni del gruppo possano tenersi almeno una volta al mese, e i peones - solitamente sofferenti di crisi d'abbandono - hanno gradito questo atto di riguardo nei loro confronti. Così come esultano di fronte all'affondo di Angelino contro Bersani: «Lui, alla mia età, era un assessore emiliano del Pci. I suoi attacchi contro di me sono gli attacchi contro la persona connaturati al Dna dei comunisti». Silvio avrebbe saputo dire di meglio?